Gli attivisti si preparano a lanciare la Flotilla verso Gaza

Atene – Ma'an. Sono state giornate tese per organizzatori e attivisti della Freedom Flotilla 2.

Gli israeliani hanno lanciato un feroce monito alla stampa estera: “Chiunque lavorerà a una copertura mediatica della Flotilla, agisce illegalmente e sarà bandito da Israel per 10 anni”.

Un partito ignoto ha presentato una denuncia contro la nave statunitense e due altre navi, una mossa che potrebbe posticipare o bloccare la partenza della Flotilla.

Il governo greco sembra cedere alle pressioni politiche provenienti da Israele, mentre la Guardia costiera sta chiedendo ai comandanti di bloccare il coordinamento.

Il governo americano ha preso le distanze dai 36 cittadini americani che saliranno a bordo della nave Usa.

Tuttavia, gli attivisti – i quali temono che potrebbero andare incontro sia gas lacrimogeni e munizioni – restano determinati ad affrontare il blocco che Israele impone su Gaza. Uno dei partecipanti ha detto: “siamo pronti a partire, zaino in spalla”.

La nave Usa “Audacity of Hope” trasporterà solo lettere. I partecipanti indosseranno maglie bianche con su scritto “Civili disarmati”. A tal proposito, uno di essi ha confidato: “Le nostre parole sono più forti delle loro armi”.

Con questa strategia, i 36 attivisti si sono incontrati – nella sala conferenza in un albergo nel centro di Atene – dove hanno battuto le mani, cantato e ballato. Sulle note di “This Little Light of Mine, i presenti hanno cambiato le parole, cantando: “Lasceremo che la nostra piccola parta, per qualunque via, verso Gaza. Aprite le acque, stiamo per salpare”.

Rivolgendosi al gruppo, Ann Wright ha affermato che “le pressioni si Israele sulla Grecia dimostrano un'estensione dell'assedio da Gaza alla Grecia appunto”.

Ieri, Wright, ex colonnello dell'esercito Usa in pensione, ha detto durante l'incontro: “Nella conferenza stampa di domani, il gruppo chiederà di lasciar passare la nave”.

Intanto, a Washington, è in corso una guerra di parole. Il portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland ha fatto di tutto per sottrarsi alle domande sul blocco che le sono state poste.

Qualcuno aveva scritto: “Mentre gli Stati Uniti si dimostrano solidali verso una donna saudita alla guida di un'auto, malignano sulla Flotilla, definendola provocatoria”. 

E proprio quando le è stato chiesto se il blocco israeliano non sia un atto provocatorio, Nuland ha risposto: “Credo che su questa faccenda siamo andati abbastanza oltre”. Alla stessa domanda postale più volte, Nuland non ha risposto.

Quando le è stato chiesto se il blocco sia legale, Nuland ha replicato: “Non ho nulla da dire per voi qui sulla legalità…vogliamo evitare i problemi di un anno fa e crediamo che si debbano usare i canale istituiti per fornire assistenza alla popolazione di Gaza”.

Per Nuland il valico di Rafah è quello adatto, mentre il report le ricorda che quello stesso valico è stato aperto solo in tempi molto recenti.

Nazioni Unite e gruppi per i diritti umani chiedono la rimozione del blocco di Israele su Gaza in quanto violazione alla legge internazionale.

Tra questi, vi è anche l'Ong israeliana, “Gisha” impegnata nella difesa della libertà di movimento dei palestinesi.
Da Gisha si sostiene che “il valico di Rafah è inadeguato, non è allestito per accogliere grandi quantità di merci e – tra le varie difficoltà – la frontiera è operativa per il solo passaggio di persone”.

All'agenzia “Ma'an”, Huwaida Arraf, co-fondatrice di “Free Gaza Movement”, ha descritto la conferenza stampa del Dipartimento si Stato americano come “la dimostrazione dell'ipocrisia della politica estera Usa”.

“La Flotilla non intende lasciare in piedi il ciclo di aiuti umanitari. Qui si tratta dei diritti umani del popolo palestinese”. I governi di Usa e Israele insistono perché gli organizzatori usino i canali istituiti per consegnare aiuti, ma è come aver chiesto ai giovani egiziani della rivoluzione di piazza Tahrir di fare uso dei canali istituiti per dare voce alle proprie denunce contro Mubarak. 

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