Haneen Shaat, “Le mie notti di bombardamenti e paura a Gaza”

Haneen Shaat “Le mie notti di bombardamenti e paura a Gaza”Pressenza.com. Di Cristina Mirra. Intervista ad Haneen Shaat, giornalista di Gaza.

Com’è vivere nei territori sotto il controllo militare di Israele?

È terribile vivere in un paese occupato militarmente. Significa svegliarsi presto la mattina e non sapere se
arriverai a fine giornata o meno. Significa dormire con il rumore dei bombardamenti in sottofondo. Significa vivere con il pensiero di poter perdere i propri cari da un momento all’altro. È davvero orribile.

Può raccontarci qualcosa sulla vita quotidiana dei palestinesi?

Non è semplice descrivere quello che succede qui. La vita quotidiana in Palestina è differente da
quella in qualsiasi altro paese in cui le persone conducono un’esistenza normale. La quotidianità qui è
contraddistinta dall’avere costantemente paura di morire. Tuttavia, i palestinesi adorano la vita e cercano di
essere il più felici possibile con quel poco che hanno.

Cosa significa colonialismo per lei oggi?

Colonialismo significa invadere un altro paese, derubare la popolazione e scacciare i legittimi proprietari,
per poi affermare che quelle terre non gli appartengono. È esattamente quello che ha fatto il cosiddetto Stato di
Israele.

Cosa desidera per il popolo palestinese?

Voglio che viva nel proprio paese, in pace e con dignità.

Alla luce di quanto ha vissuto fino ad ora in prima persona in Europa da studentessa, come stanno affrontando i media e i telegiornali la questione palestinese?

I media non mostrano quanto soffrano davvero i palestinesi. Molte volte hanno fatto passare Israele per la vittima senza dire la verità, ovvero che è responsabile della morte di migliaia di palestinesi.

Vorrebbe fare qualche commento sulla politica italiana e su coloro che si occupano di comunicazione in
questo paese?

Voglio chiedergli di supportare i palestinesi e la loro causa e di stare della parte del giusto.

Cosa ne pensa delle divisioni nei campi palestinesi e, secondo lei, quale potrebbe essere la soluzione?

Israele è l’unico responsabile delle divisioni nei campi palestinesi. Questa entità illegale ha separato la Palestina, Cisgiordania e Gaza, contribuendo in maniera importante ad aumentare gli screzi tra i nostri.

Secondo lei quale sarà la soluzione finale del conflitto in Medio Oriente?

Recentemente alcuni paesi hanno normalizzato le loro relazioni con Israele, colpendo i palestinesi a tradimento. Con le loro azioni queste nazioni hanno ignorato la sofferenza dei palestinesi. Se tutti i paesi si unissero e supportassero la Palestina il conflitto avrebbe fine e garantiremmo la sicurezza della regione.
Anche i palestinesi avranno, finalmente riconosciuti, i loro diritti.

Traduzione di Emanuele Tranchetti

 

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