Haniyah, atto d'accusa contro l'Occidente: "Siete razzisti".

L’intervento del nuovo premier, un atto d’accusa contro l’Occidente.

Hamas: siete razzisti
di Ismail Haniyeh

Ancora prima delle elezioni palestinesi hanno insistito perché Hamas si adeguasse alle loro richieste. Vogliono che noi riconosciamo Israele, cessiamo la nostra resistenza e aderiamo a qualunque accordo raggiunto in passato tra Israele e la leadership palestinese.

Ma non abbiamo sentito nessuna domanda venire rivolta ai partiti israeliani durante le elezioni della settimana scorsa, nonostante alcune di queste formazioni rivendicassero la rimozione completa dei palestinesi dalla loro terra. Perfino Ehud Olmert, e il suo Kadima i cui antenati nel Likud avevano troncato ogni sforzo dell’Olp di negoziare la pace, hanno fatto la loro campagna con un programma che sfidava le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il loro unilateralismo viola il diritto internazionale, eppure nessuno – nemmeno il Quartetto, le cui proposte per un accordo vengono respinte da Olmert come prima venivano respinte da Sharon – ha osato chiedergli qualcosa.

L’unilateralismo di Olmert è la ricetta per un conflitto. Questo piano vuole imporre una situazione permanente in cui i palestinesi vedranno la loro patria tagliata in pezzettini resi inaccessibili dai massicci insediamenti ebraici costruiti in contravvenzione alle leggi internazionali su terre sequestrate illegalmente ai palestinesi. Nessun piano funzionerà mai senza la garanzia, in cambio della cessazione delle ostilità da entrambe le parti, di un ritiro totale di Israele da tutte le terre occupate nel 1967, inclusa Gerusalemme Est; senza il rilascio di tutti i nostri prigionieri e l’eliminazione di tutti i coloni da tutti gli insediamenti, con il riconoscimento a tutti i profughi del diritto di tornare. Su questo si trovano d’accordo tutte le fazioni e tutto il popolo palestinese, inclusa l’Olp, la cui rinascita è essenziale perché possa riprendere il suo ruolo di portavoce dei palestinesi e di promotore della loro causa nel mondo.

Il problema non è la posizione di un singolo gruppo palestinese, ma la negazione dei nostri diritti fondamentali da parte di Israele. Noi di Hamas vogliamo la pace e vogliamo porre fine al bagno di sangue. Per più di un anno abbiamo osservato una tregua unilaterale, senza che Israele facesse altrettanto. Il messaggio di Hamas e dell’Anp al mondo è questo: non ci parlate più del riconoscimento del «diritto di Israele a esistere» o della cessazione della resistenza, finché non otterrete dagli israeliani l’impegno a ritirarsi dalla nostra terra e riconoscere i nostri diritti.

Il piano di Olmert non porterà cambiamenti per i palestinesi. La nostra terra rimarrà occupata e il nostro popolo in schiavitù, oppresso dal potere degli occupanti. Perciò rimaniamo fedeli alla nostra lotta per riavere le nostre terre e la nostra libertà. Gli strumenti di pace funzioneranno se il mondo accetta un processo costruttivo e trasparente in cui noi e gli israeliano veniamo trattati alla pari. Siamo disgustati e stanchi dell’approccio razzista dell’Occidente, che vede i palestinesi come inferiori. Per quanto siamo noi le vittime, tendiamo le nostre mani per la pace, ma deve essere una pace basata sulla giustizia. Se però gli israeliani continueranno ad attaccare, uccidere la nostra gente e distruggere le nostre case, a imporre sanzioni, a impartirci punizioni collettive, imprigionando uomini e donne per aver esercitato il loro diritto all’autodifesa, allora noi avremo ogni diritto a rispondere con tutti gli strumenti in nostro possesso.

Hamas è stato liberamente eletto. Il nostro popolo ci ha dato la sua fiducia e noi abbiamo giurato di difendere i suoi diritti e fare del nostro meglio amministrando i suoi affari con un buon governo. Se verremo boicottati nonostante questa scelta democratica – come lo siamo stati finora dagli Usa e alcuni loro alleati – andremo avanti, e i nostri amici hanno promesso di colmare le necessità che si verranno a creare. Confidiamo nei popoli del mondo, mai tanti di loro si erano identificati con la nostra lotta. E’ un buon momento per fare pace, se il mondo la vuole.

Primo Ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese

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L’articolo è stato pubblicato oggi su La Stampa.

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