Haniyah condanna la Conferenza di Annapolis. ‘Abbas non rappresenta il popolo palestinese’.


Infopal

Oggi pomeriggio prenderà il via l’annunciata Conferenza di "pace" di Annapolis, negli Usa, tanto pubblicizzata dai media e dai politici occidentali come la "grande occasione" per i palestinesi. I tg italiani hanno già mandato in onda servizi dei loro inviati in cui raccontano di "scontri tra Hamas e l’esercito israeliano" (sic!), e di "ostacoli" frapposti dagli "estremisti", "terroristi" di Hamas e compagnia bella ai venti di pace. Nessun cenno, ovviamente, ai violenti bombardamenti israeliani di cielo e di terra che nelle ultime ore si stanno abbattendo sulla disperata Striscia di Gaza, o le incursioni con arresti di massa in Cisgiordania. Nulla, se non gli "scontri" tra Hamas e l’esercito israeliano (nella comunicazione giornalistica, passa la "parità" di forze tra i due, ovviamente, e l’animosità del primo).

Nessun accenno, invece, alle pressioni che i partiti ebraici oltranzisti e violenti stanno esercitando da tempo sul premier israeliano Ehud Olmert affinché non sfiori neanche la discussione sullo status di Gerusalemme (che non deve essere negoziabile). 

Da parte sua, il premier palestinese eletto, Ismail Haniyah, ha messo in dubbio la legittimità di Abu Mazen (il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas) a rappresentare i palestinesi al vertice-farsa di Annapolis.

"La Terra di Palestina è solamente dei Palestinesi – ha spiegato Mahmoud Az-Zahar, leader di Hamas, durante il contro-vertice di Gaza, ieri -. Nessuno, gruppo, governo o generazione, ha il diritto di cederne un centimetro. Chiunque cooperi con l’occupazione è un traditore".

Haniyah ha firmato un documento, insieme ad altri dirigenti palestinesi, in cui viene condannata la Conferenza di Annapolis e il ruolo di Abbas come "rappresentante" del popolo palestinese. 

Il governo israeliano vuole infatti obbligare l’Autorità Palestinese, rappresentata dalla dirigenza di Abbas, a riconoscere il carattere ebraico di Israele come pre-condizione per eventuali "accordi di pace". Tuttavia, riconoscere Israele come "Stato ebraico", significa automaticamente riconoscerne anche il carattere razziale e discriminatorio ai danni delle minoranze presenti – i palestinesi cittadini israeliani – e stendere una pietra tombale sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi espulsi dalla Palestina nel 1948 – diritto riconosciuto dalle Nazioni Uniti e dalle leggi internazionali. 

Haniyah ha sottolineato che qualsiasi concessione di questo tipo fatta dagli Stati Arabi presenti a Annapolis, sarà "rigettata dalle loro popolazioni".
Durante un’intervista televisiva, si è inoltre detto "sorpreso" per la partecipazione di Paesi arabi come la Siria al vertice Usa, Stati "storicamente oppositori" alle politiche israelo-americane nella regione.

Haniyah ha poi chiesto ai governi arabi di "mandare soldi e munizioni al popolo palestinese, invece di partecipare a una conferenza che ha lo scopo di normalizzare l’occupazione contro la Questione palestinese". E ha chiesto ai Palestinesi dentro e fuori i territori palestinesi di "rifiutare la Conferenza di Annapolis" e di apporsi a qualsiasi forma di "normalizzazione con l’occupazione israeliana".

Da parte sua, l’ala militare dei Comitati di Resistenza popolare, le Brigate An-Nasser Salah Addin, oggi hanno annunciato l’inizio della campagna "Tempeste d’Autunno". Una sorta di risposta al vertice d i Annapolis.

Le Brigate hanno sottolineato che il popolo palestinese ha il "diritto di resistere all’occupazione e di auto-difendere gli inalienabili principi palestinesi – lo status di Gerusalemme, il diritto al ritorno dei rifugiati, i confini".

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