I deputati palestinesi minacciati di espulsione da Gerusalemme non si arrendono.

Al-Quds (Gerusalemme) – Infopal. Rifugiati da tempo presso la sede della Croce Rossa Internazionale (Icrc) ad al-Quds (Gerusalemme), in questi giorni i deputati palestinesi di Gerusalemme e l'ex Ministro palestinese per gli Affari di Gerusalemme, 'Abd el-Qader, sono protagonisti di una serie di iniziative a sostegno dei loro diritti.

Ieri, 4 agosto, Totah, 'Atwan, Abu 'Orfe e l'ex Ministro di Fatah hanno inviato le congratulazioni al Ministro dell'Istruzione giordano, Khaled 'Abd el-'Aziz Sulaiman.

Si legge nella lettera indirizzata al Consiglio dei Ministri e al Ministro della Giordania: “Con la presente lettera, noi deputati arabi palestinesi, minacciati di espulsione dalla nostra città, Gerusalemme, stanziati presso la sede della Croce Rossa Internazionale (Icrc), Vi ringraziamo per gli sforzi e le attività promosse in nostra solidarietà e, soprattutto, inviamo i più sinceri auguri per la nomina del nuovo Ministro dell'Istruzione”. 

Nella lettera, i deputati palestinesi si congratulano con il collega giordano e ricordano la grave situazione che i cittadini palestinesi sono costretti a vivere in città: le quotidiane aggressioni dell'occupazione che mirano a mutare il carattere storico palestinese di al-Quds (Gerusalemme): demolizioni, confische coatte, colonizzazione ed espulsioni dalla propria terra natia.

Ribadiscono i deputati a rischio di espulsione: “Siamo di fronte a misure in piena violazione della legalità internazionale”.

Ricordando il ruolo del Regno hashemita nella protezione e nella storia dei luoghi santi islamici, custoditi in Palestina, i deputati lanciano un appello a non allentare l'attenzione sulla città.

Ieri mattina, l'ambasciatore egiziano preso l'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) ha incontrato i quattro deputati del presidio. Il diplomatico egiziano ha espresso preoccupazione per il succedersi degli eventi in città, a livello personale, istituzionale e popolare del suo Paese.

L'incontro segna una svolta nelle iniziative a sostegno dei politici palestinesi, perché si tratta della prima visita ufficiale da parte di un rappresentante di un Paese arabo.

Lo stesso giorno, lo shaykh Mustafa Abu Zahra e lo shaykh 'Essam Amira, conosciuto come Abu 'Abdallah, hanno trascorso diverse ore nel presidio ed hanno intavolato una lunga conversazione con i deputati minacciati di espulsione da Gerusalemme. Si è ripercorsa l'importanza storica del ruolo della città per i musulmani e, in conclusione, si è pregato insieme.

Ieri sera ha poi avuto inizio una serie di visite – che dureranno quattro giorni – da parte degli studenti palestinesi di Gerusalemme che hanno superato con successo gli esami di maturità.

Si è discusso sul ruolo delle donne nella società e sull'impegno di tutti gli studenti nella causa di un popolo che – a detta dei deputati – “non potrà avere successo senza lo studio e il  lavoro”.

Alla fine della cerimonia, i deputati hanno consegnato ai ragazzi dei certificati di riconoscimento e merito.

Le famiglie dei deputati palestinesi (anzitutto i figli e le rispettive mogli), seguiti da altre persone e guidati dall'ex Ministro 'Abd el-Qader, si sono recate davanti alla sede dell'Onu a Gerusalemme, per consegnare una lettera al Coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Robert Serry, da inoltrare al Segretario Generale Onu.

Il gruppo ha prima chiesto la protezione del popolo palestinese contro i crimini commessi a Gerusalemme, poi ha elevato alcuni slogan contro la politica delle espulsioni che minaccia direttamente tutti i cittadini palestinesi della città.

Si è ricordato infine che è compito esclusivo dell'Onu quello di proteggere i civili in tempo di guerra e di occupazione.

 

Segue il testo della lettera indirizzata al segretario Onu, Ban Ki-moon:

Egregio Segretario Generale Onu,

Signor Ban Ki-moon


Chi scrive sono le famiglie –  mogli e figli –  dei deputati palestinesi che rischiano l'espulsione da Gerusalemme.

Abbiamo deciso di rivolgerci a Lei per perché ponga fine alle nostre sofferenze e preoccupazioni.

Non possiamo vivere nell'incubo della separazione dai nostri padri e mariti.

La minaccia rivolta ai nostri cari è una violazione della legge internazionale e delle convenzioni per la protezione dei civili sotto occupazione, in qualsiasi circostanza.

L'attuale presidio dove i nostri cari si sono rifugiati (Icrc) li condanna a vivere in una prigione, e il silenzio mondiale su quanto viene imposto loro e sull'incertezza del loro destino è inaccettabile.

Essi sono stati eletti democraticamente dal nostro popolo palestinese, pertanto con questa lettera Le chiediamo di ripristinare la legalità internazionale, garantendo i loro diritti di cittadinanza e quelli nazionali del popolo palestinese.

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