Il dialogo nazionale iniziato ieri ha portato alla creazione di un accordo su 5 punti.

Il dialogo nazionale tra Fatah e Hamas, iniziato ieri a Gaza, ha già dato i suoi frutti, secondo quanto diffuso dal Fronte Democratico di Liberazione della Palestina.

I colloqui di ieri hanno portato a un accordo su 5 punti: la formazione di un governo di unità nazionale; la riattivazione dell’Olp; la formazione di un Consiglio di Sicurezza nazionale e di un Fronte unitario di resistenza; la democratizzazione delle unioni.

Pieno accordo anche sul calendario degli incontri e sulla creazione di un comitato che "prepari la piattaforma del governo di unità nazionale entro le prossime 48 ore". Il comitato si runirà venerdì pomeriggio alle 18.

Il Jihad islamico si rifiuta di partecipare al governo di unità

Da parte sua, Daoud Shihab, portavoce del Jihad islamico, ha rinnovato il rifiuto del movimento a partecipare al governo di unità nazionale dopo la fine della seduta di apertura. Ma ha chiarito che il movimento offrirà tutto l’appoggio e l’aiuto affinché venga formato il nuovo governo.

E ha confermato che durante i negoziati verrà discussa la formazione di un governo di unità a partire da due prospettive: distribuire gli incarichi ministeriali e preparare il programma politico per il governo. Nell’incontro di ieri è stato affrontato il primo punto, ma senza trovare ancora una soluzione.  

Shihab ha sottolineato che durante l’incontro di ieri il suo movimento ha confermato la soluzione dell’attuale crisi non sta nella formazione del nuovo governo, ma nel programma politico. E ha aggiunto che è necessario che il programma non abbia al suo interno alcun punto in cui si dia riconoscimento allo Stato israeliano, poiché ciò sarebbe contrario ai principi palestinesi, arabi e internazionali.

Shihab ha aggiunto che il Jihad islamico ha espresso perplessità sulla situazione ell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina: “L’OLP è una parte principale del problema. Il governo non avrà successo se l’organizzazione non verrà ristrutturata".

L’incontro è avvenuto alla presenza di diverse personalità: Rawhi Fattuh, in rappresentanza della Presidenza; Khalil Al-Hayah, Nizar Rayan, Salah Al-Bardawil, in rappresentanza del movimento di Hamas; Samir Al-Mishharawi; Abdelkarim Awad, in rappresentanza del movimento di Al-Fatah.

A nome del movimento del Jihad islamico c’erano Nafith Azam e Khaled Al-Batash, Jamil Al-Majdalawi, Kayed Al-Gul, in rappresentanza del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina; Rabah Mhana e Saleh Zidane, a nome del Fronte Democratico per la liberazione della Palestina.

 

Le questioni sono aperte

Il dott. Ismail Radwan, portavoce di Hamas, ha confermato che tutte le questioni sono aperte, e ha chiarito che non è stato fissato un programma di lavoro: ogni delegazione discute su ciò che ritiene adatto al dialogo.

Radwan ha aggiunto che il dialogo si concentrerà sulla formazione del governo di unità nazionale, approfondirà l’unione politica in base al Documento della Concordia, proteggerà l’unità nazionale e il sangue palestinese. 

 

Superare le divergenze

Maher Miqdad, a nome del movimento Al-Fatah ha affermato: “Noi siamo ottimisti e speriamo che questa volta il dialogo abbia successo, anche se con Hamas abbiamo un’esperienza amara dai dialoghi precedenti”.

E ha confermato che il suo movimento è pronto ad appoggiare il governo rinunciando ai ministeri, a patto che esso sia in grado di togliere l’assedio internazionale.

 

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