Il governo palestinese annulla accordi di Oslo del 1995

Territori palestinesi – MEMO. Il governo palestinese, giovedì, ha annullato gli accordi di Oslo del 1995 firmati con Israele.

“Israele è stato informato che l’amministrazione palestinese non aderirà più agli accordi [firmati] tra loro”, ha dichiarato il ministro degli Affari civili dell’Autorità palestinese, Hussein al-Sheikh, nell’intervista televisiva rilasciata ad Al-Jazeera.

Al-Sheikh ha anche espresso la speranza che i paesi arabi ed islamici saranno una forza a sostegno della decisione palestinese.

Su richiesta della Palestina, la Lega Araba terrà una riunione straordinaria a livello ministeriale il 1° febbraio, per discutere il cosiddetto “piano di pace”.

Martedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso noto il suo piano per porre fine alla questione israelo-palestinese, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, alla presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Non vi era, tuttavia, alcun rappresentante palestinese durante l’annuncio, nel quale Trump si è riferito a Gerusalemme come “capitale indivisa di Israele”.

Il cosiddetto piano di pace di Trump annulla unilateralmente le precedenti richieste delle Nazioni Unite sulla questione palestinese e suscita critiche poiché concede ad Israele quasi tutto ciò che chiede.

Sotto gli Accordi di Oslo del 1995, firmati tra Israele e l’Autorità Palestinese, la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, fu divisa in tre parti: Area A, B e C.

Israele prevede che i palestinesi possano condurre progetti di costruzione nelle parti della Cisgiordania designate come Area C, la cui amministrazione e sicurezza è però israeliana.

L’area C ospita attualmente 300 mila palestinesi, la maggior parte dei quali sono beduini e comunità di pastori che vivono prevalentemente in tende, roulotte e grotte.

Il diritto internazionale considera Cisgiordania e Gerusalemme come “territori occupati” e quindi considera illegale qualsiasi attività di costruzione di colonie israeliane.

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