Il pensiero di Prodi viene dal cervello di Olmert.

 
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Dall’agenzia Reuters apprendiamo che ieri la televisione israeliana
Canale 10 ha trasmesso un interessante dialogo fuori scena tra Prodi e il suo ospite Olmert. Dice Olmert:
"E’ importante che tu sottolinei i tre principi del Quartetto – che non
sono negoziabili, che sono alla base di tutto".

"Please say this", chiede Olmert in inglese, mentre Prodi annuisce.

Prodi, ovviamente, ha detto esattamente ciò che Olmert gli aveva chiesto di dire.

Non solo: Olmert fa un cenno a Prodi, dicendo, "so che avevi detto
qualcosa (in passato) a proposito di uno stato ebraico…".

Tradotto in italiano, significa che Prodi aveva sostenuto la tesi
secondo cui Israele deve restare lo stato di una sola etnia, e solo in
questo contesto chi non ha la fortuna di appartenere a quell’etnia potrà godere di una tolleranza condizionata.

E infatti, ecco Prodi aggiungere che Hamas è obbligato anche al
"riconoscimento come stato ebraico" di Israele,  cosa che nemmeno Bush aveva chiesto.

Ehud Olmert, un signore che in un breve periodo di permanenza al governo ha devastato un paese confinante, disseminandolo di circa un milione di bombe a grappolo (negli ultimi giorni di guerra, quando aveva già accettato l’idea di una tregua) e uccidendo circa 1.300 persone, mentre con l’altra mano ha ucciso circa 500 palestinesi a Gaza, conclude trionfante: "lascio l’Italia con la buona sensazione di aver trovato un partner per creare un fronte internazionale stabile, che ci possa aiutare nei nostri sforzi".

Giusto se qualcuno avesse ancora dubbi sulla scelta di campo, non solo del precedente governo italiano, ma anche di quello attuale.

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Oggetto: *Il pensiero di Prodi viene dal cervello di Olmert*

Il canale televisivo isrealiano Channel 10 scopre, attraverso le sue
immagini non ufficiali, che il primo ministro israliano Olmert ha dato palesemente delle istruzioni su ciò che il primo ministro italiano
Romano Prodi doveva dire durante la conferenza stampa ["show Olmert, during his first official visit to Rome, coaching Italian Prime Minister Romano Prodi on what to say during their joint press conference"]: "it is important that you emphasize the three principles of the Quartet [Usa-Ue-Russia-Onu] – that they are not negotiated. They are the basis for everything" ha detto Olmert a Prodi; e vale a dire, traducendo: è importante che tu metta enfasi sui principi posti dal quartetto, che non son stati negoziati, e che sono la base di tutto."

Il filmato mostra poi Prodi ripetere il concetto dettato da Olmert. Il
tutto è stato censurato (in Italia), e non c’è stato alcun commento
sull’accaduto nell’incontro.

Dan Williams, Gerusalemme
Fonte: Reuters

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Segnalato da: http://dottormabuse.blogspot.com/

Come sa chiunque, per giocare a carte, devi prima averla qualche carta.
Sul tavolo, gli israeliani ci mettono il fatto che non riconoscono
alcuno stato palestinese e che possono uccidere chiunque, nell’area
della Palestina storica, nel giro di qualche secondo, e che hanno 200
bombe atomiche. Una buona mano, insomma.

I palestinesi, sul tavolo possono mettere due cose, piuttosto misere: il
fatto di non riconoscere subito, prima ancora di negoziare, che
rinunciano all’80% della Palestina storica, e il fatto che possono fare
delle azioni armate, insignificative dal punto di vista pratico, ma
comunque fastidiose.
Altro, obiettivamente, i palestinesi non hanno, a parte sperare nel buon cuore della parte più forte, una scelta che in politica raramente porta a qualcosa.

Per questo, Hamas, come la maggioranza dei palestinesi, si rifiuta di
rinunciare a queste due povere carte, ancora prima di giocare.

Visto che lo stivale ce l’hanno comunque sul collo, Hamas ha in pratica, però, accettato le stesse cose che a parole chiedono tutti, da
Berlusconi a Bertinotti, cioè la "pace" e i "due stati": offrono una
tregua di dieci anni, rinnovabile all’infinito, se Israele si ritira
entro i confini del ’67.

Ma senza mettere la firma sotto le parole, "rinuncio a tutte le mie
carte e sottoscrivo la mia resa incondizionata, in attesa che siate
gentili con me". Hamas propone invece di fare un po’ come Cina e Taiwan,
che non disarmano e non si riconoscono sulla carta, ma convivono
pacificamente.

In un’intervista a Repubblica il 12 dicembre, il primo ministro
israeliano, Ehud Olmert, ha detto esattamente cosa pensa di questa
soluzione pragmatica, e di conseguenza anche di tutta la storia dei "due popoli e due stati": l’imbattibile esercito delle Nonne Fatima di Hamas "ci dà 10 anni di tregua per prepararsi alla guerra definitiva contro Israele. Ma noi non siamo completamente idioti". Fine.

Quindi, invece di "due stati" e la "pace", Israele chiede all’Europa di
ridurre alla fame i palestinesi – ricordiamo che il mantenimento degli
occupati sarebbe un dovere legale degli occupanti, ma questo dovere
legale è stato generosamente assunto da altri.

Io non ho mai aderito alla scuola di pensiero che ritiene che Israele
sia un paese cattivo. Anche l’Uruguay farebbe sfracelli, se nessuno gli
dicesse mai niente. Israele fa benissimo a usare tutti i trucchi che
vuole per fare i propri interessi: lo fanno tutti, e si chiama politica.

Ma perché se ne deve fare carico anche il governo italiano? E non solo quello italiano: la richiesta israeliana è stata trasformata nei "tre
principi del Quartetto [ONU, USA, Unione Europea e Russia]": i
palestinesi devono partire dal riconoscimento di chi non li riconosce,
disarmarsi e accettare qualunque svendita fatta dai precedenti governi palestinesi, non si sa se più corrotti o ingenui.

Insomma, quelli che contano nel mondo si pongono contemporaneamente come giudice, pubblico ministero e boia.

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