Il prigioniero Arafat Jaradat muore per le torture in un carcere israeliano. Proteste in Cisgiordania

InfoPal. Arafat Jaradat, 30 anni, di Sair, in provincia di Hebron, è morto sabato 23 febbraio nel carcere israeliano di Megiddo, a seguito delle torture subite. Ne ha dato notizia il ministro per i Prigionieri, Issa Qaraqe.

Secondo quanto avevano dichiarato fonti israeliane, il giovane, che era stato arrestato il 18 febbraio 2013, sarebbe morto per un arresto cardiaco, ma nella giornata di domenica sono stati diramati i risultati dell’autopsia, che confermano l’ipotesi della tortura:

1 – ematomi nella parte superiore destra della schiena, 2 – tracce di tortura nella parte destra del petto, 3 – profonde contusioni nel muscolo della spalla sinistra, 4 – contusioni sotto la pelle nella parte destra del petto, 5 – frattura della seconda e della terza costola, nella parte destra del petto, 6 – ferite nel labbro inferiore e tracce di sangue sotto il naso, 8 – contusione nel muscolo facciale destro.

L’autopsia ha anche confermato che non erano presenti patologie cardiache o delle arterie tali da motivare un infarto.

Jaradat era sposato e aveva due figli e un terzo in arrivo. Studiava alla Al Quds Open University.

Sabato, gli avvocati del centro palestinese per i diritti dei prigionieri, Addameer, avevano dichiarato che l’uomo non soffriva di alcuna patologia, né prima dell’arresto né durante la detenzione.

I prigionieri palestinesi nel carcere di Nafha hanno dichiarato lo sciopero della fame per protestare con la morte di Jaradat. Manifestazioni e scioperi si sono svolte in varie località della Cisgiordania.

 

 

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