Il timore dei gerosolimitani per la costruzione di un nuovo check-point alla Porta di Damasco

Mondoweiss.net. Gerusalemme Est: due (tre, l’articolo è di febbraio, ndr) mesi dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump del riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele, i cittadini palestinesi esprimono un rinnovato timore per il cambiamento dello status quo della città.

All’inizio di febbraio, Israele ha portato a compimento la costruzione di una torre di guardia all’ingresso della Porta di Damasco, l’ingresso principale al quartiere musulmano nella Città Vecchia.

Si tratta della prima di tre postazioni di controllo che saranno erette in quest’area, luogo di numerosi attacchi durante l’ondata di disordini iniziata nell’ottobre 2015, caratterizzata in larga misura da attacchi con armi bianche contro le forze israeliane.

Molti palestinesi sono stati uccisi nella zona per presunti tentativi di attacchi.

Mentre i media e le autorità israeliane hanno appoggiato senza mezzi termini la costruzione di check-point che fungerebbero da deterrente contro gli attacchi “di lupi solitari”, giudicati dal governo israeliano come il risultato di una “istigazione online”, gli oltre 300,000 palestinesi residenti nell’area hanno contestato con veemenza la decisione.

I palestinesi attribuiscono le colpe per i disordini scoppiati alla frustrazione provocata da decenni di occupazione israeliana del territorio palestinese e dal trattamento dei palestinesi di Gerusalemme come cittadini di seconda classe.

Tuttavia, Israele ha portato avanti la sua nuova strategia sulla sicurezza a Gerusalemme est, inducendo i residenti a subire un’escalation di arresti ingiustificati e perquisizioni, arresti e maltrattamenti da parte delle forze israeliane.

Secondo quanto affermato da Hanadi Halwani, 38 anni, residente a Gerusalemme Est, sul portale Mondoweiss, “Non solo i gerosolimitani che entrano attraverso la Porta di Damasco saranno soggetti a tutto ciò, ma anche chiunque visiti Gerusalemme dalla Cisgiordania.

“Questo check-point andrà notevolmente a ridurre il numero di persone che generalmente si recano in queste zone, creando un’atmosfera di terrore in un contesto di “esecuzioni sul campo” perseguite dalle forze israeliane contro i palestinesi”.

Secondo l’agenzia di stampa Ma’an, tra il 1° ottobre 2015 e il 30 settembre 2016, 236 palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani, i quali contano 34 morti tra le loro fila.

Di questi 236, 36 sono stati uccisi a Gerusalemme, 19 dei quali hanno perso la vita nella Città Vecchia.

Per la maggioranza dei palestinesi, tra cui Halwani, la costante presenza di soldati israeliani armati di fronte alla Porta di Damasco, riporta quotidianamente alla mente la spirale di violenza che si è abbattuta in quella zona.

Nasser Isa, 49 anni, altro residente di Gerusalemme Est, ha dichiarato a Mondoweiss che la costruzione della torre di controllo rappresenta un primo chiaro passo di Israele verso il totale controllo della città.

Per Isa, la militarizzazione di aree come la Porta di Damasco mostra che è tuttora in corso la politica israeliana che mira a schiacciare la popolazione palestinese locale e a stabilire quali gruppi debbano portare alla ebraicizzazione di Gerusalemme.

“Israele non rivendica il possesso della città da un punto di vista demografico, culturale o storico, anche perché i palestinesi hanno sempre tutelato e protetto queste qualità. Pertanto il governo sta cercando di militarizzare l’intera zona”.

Ricerche approfondite da gruppi di diritti come l’ONG israeliana B’Tselem hanno dettagliato i tentativi di Israele di modellare la realtà demografica di Gerusalemme Est.

Da quando il territorio è stato annesso da Israele, nel 1967, e successivamente occupato militarmente, Israele ha espropriato vaste aree di proprietà palestinese per la costruzione di insediamenti esclusivamente ebraici, ha severamente limitato la costruzione di abitazioni palestinesi attraverso la negazione dei permessi e la dichiarazione dei parchi nazionali e demolito centinaia di case palestinesi con il pretesto di essere state costruite senza le adeguate licenze.

In un rapporto del 2017, B’Tselem ha sostenuto che “a Gerusalemme Est Israele sta perseguendo una politica orientata a spingere i palestinesi ad andarsene, modellando così a proprio piacimento una realtà geografica e demografica che ostacolerebbe qualsiasi tentativo futuro di sfidare la sovranità israeliana”.

“I palestinesi che lasciano Gerusalemme Est, a causa di questa politica o per altri motivi, rischiano di perdere la residenza permanente e le relative prestazioni sociali. Dal 1967, Israele ha infatti revocato la residenza permanente a circa 14.500 palestinesi di Gerusalemme Est”.

Nonostante decenni di politiche volte a estromettere la popolazione palestinese, molti locali come il dott. Kareem Amr, 60 anni, affermano di aver resistito per anni alla pressione di Israele, e che continueranno a farlo.

“L’occupazione ha molti modi di attaccare i palestinesi e rendergli la vita difficile. Queste torri di guardia sono soltanto uno dei metodi utilizzati.

“Le migliaia di posti di guardia e posti di blocco in tutta la Palestina non sono stati installati per finalità legate alla sicurezza, come afferma Israele. Bensì Hanno lo scopo di soffocare la vita quotidiana delle persone – dalla nostra economia e istruzione, alla nostra religione e libertà di movimento”.

Riferendosi ai precedenti tentativi di Israele di installare metal detector all’interno del complesso di Al-Aqsa – che è stato accolto da una vasta campagna di disobbedienza civile tra i gerosolimitani – Amr ha spiegato a Mondoweiss che la nuova torre di guardia è solo un’altra faccia della stessa medaglia.

“Attraverso queste telecamere e posti di blocco, Israele pensa di poter togliere l’amore verso Gerusalemme dal cuore del popolo palestinese, ma questo è impossibile”.

Traduzione per InfoPal di Lorenzo D’Orazio

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