Indice sulla libertà di stampa 2011: peggiorano oPt e Israele

Betlemme – Ma’an. “Nel 2011, la libertà di stampa in Palestina ha subito un peggioramento”, lo sostiene Reporters sans frontières (Rsf).

Al 153° posto nella lista dei 179 Paesi, la Palestina segue l’Iraq  e l’Afghanistan nell’indice stilato dal gruppo parigino sulla libertà di stampa.

“I Territori palestinesi occupati sono scesi di tre posizioni nella lista a causa degli attacchi ai giornalisti durante le manifestazioni organizzate dai cittadini per chiedere la fine delle divisioni tra Fatah e Hamas, ma anche per l’estensione del controllo sul sindacato dei giornalisti di Gaza da parte di sostenitori di Hamas”.

Inoltre, gli apparati di sicurezza attaccarono dimostranti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, mentre sfilavano per la riconciliazione tra le fazioni rivali: era il marzo 2011. Centinaia di poliziotti irruppero con violenza nella manifestazioni di Gaza e, almeno nove persone furono soccorse a bordo delle ambulanze, a Ramallah, perché ferite dalla sicurezza.

Sia gli apparati di sicurezza di Fatah legati all’Anp sia quelli di Hamas a Gaza, hanno aggredito i giornalisti nelle due aree territoriali palestinesi.
Ad ottobre, i giornalisti di Gaza ocuparono la sede centrale del proprio sindacato, mandarono via gli impiegati presenti e si autoproclamarono nuova leadership, in attesa delle elezioni, previste sei mesi dopo.

Ma anche Israele è sceso nella lista delle libertà di stampa, di sei posizioni, occupando il 92° posto in quella delle libertà nazionali, e al 133° nella lista extra-territoriale.

L’osservatorio di Rsf, una sorta di garante delle Libertà di Stampa, cita la sentenza nei confronti di Anat Kamm a tre anni di prigione (31 ottobre) e la probabile condanna a 6 anni per il reporter Uri Blau. Entrambi i giornalisti erano stati accusati di aver divulgato documenti militari privati quando avevano scritto sugli assassini extragiudiziali di palestinesi, in violazione alle leggi che regolano i tribunali israeliani.

Rsf menziona anche la nuova legge israeliana sulla diffamazione, il cui risarcimento è stato aumentato di sei volte rispetto alla quota prevista in precedenza, e che i gruppi per i Diritti Umani hanno definito “una misura che soffoca l’inchiesta e il criticismo sollevato da personalità pubbliche in Israele”.

“Sebbene esista il pluralismo mediatico, Israele non compare tra i primi 50 della lista di Rsf, poiché i suoi media sono sottoposti anzitutto alla censura militare”, scrivono gli autori.

L’indice viene compilato sulla base di questionari sottoposti a organizzazioni partner di Rsf nel mondo.

A questo dato, si deve aggiungere il rapporto annuale (2011) di Human Rights Watch (Hrw) nel quale si condannano le detenzioni arbitrarie e la pratica della tortura dei servizi di sicurezza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, insieme alla detenzione di giornalisti.

Almeno 37 civili sono stati uccisi lo scorso anno nel corso di operazioni delle forze d’occupazione israeliane a Gaza e in Cisgiordania.

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