Intersectional Imperialism: Biden nomina una transgender al Dipartimento della Difesa USA

Di Lorenzo Poli. Continuano, da parte della neo-amministrazione Biden, le operazioni di strumentalizzazione neo-liberale dei diritti LGBT. Se Trump aveva dichiarato una guerra omo-transfobica alle persone transgender, Joe Biden invece, in linea con la rigenerazione del neoliberismo progressista, “concede” emancipazione alle minoranze sessuali nei luoghi di potere.

Dopo Kamala Harris e la sua grande elettrice transgender, ha optato per la nomina di Shawn Skelly al Dipartimento della Difesa. Shawn Skelly è stata tra le fondatrici dell’organizzazione LGBT Out In National Security e tra i tanti meriti possiamo evidenziare il suo servizio attivo nella Marina degli Stati Uniti per oltre 20 anni. È stata inoltre la prima donna trans che ha affrontato un percorso di transizione a servire, con nomina presidenziale, il governo Obama.

Ma bisogna veramente essere contenti per questa nomina? No, se si parla in un’ottica femminista, anticapitalista, antipatriarcale, antimperialista e decoloniale.

Mentre Trump ha portato avanti la barbarie dei movimenti reazionari, l’altro porta avanti la “barbarie della confusione”, strategia di mettere al potere minoranze storicamente oppresse affinché non si metta in discussione il sistema che ha originariamente prodotto quelle oppressioni. Due facce della stessa medaglia.

Questa strategia si chiama intersectional imperialism: si prende una persona di colore, Lgbtq+ o qualsiasi altra identità che vive una subalternità e la si colloca in ruoli di potere, con la prerogativa che non si metta in discussione l’imperialismo e il capitalismo. La sua l’identità funge da scudo per continuare a perpetrare lo stesso identico sistema, soltanto con una sfumatura “arcobaleno” che lo rende più digeribile all’opinione pubblica.

L’identità di queste persone assume una connotazione più forte a livello mediatico rispetto a sfruttamento capitalista, interventi NATO, imperialismo, blocchi economici, sistemi d’apartheid e alla loro stessa pratica politica nei confronti dei diritti umani, qualunque essa sia, che continueranno a promuovere.

Questa è già diventata una potente arma di distrazione di massa, ma purtroppo anche di silenziamento della lotta spesso nei movimenti femministi e LGBTQ+. Mi domando quale sia il senso di lottare per le “quote rosa”, per il “diversity management” e tutte queste rivendicazioni liberali che permettono che concedono emancipazione nel sistema e non liberazione dal sistema, che concedono libertà nei ruoli di potere senza mettere in discussione lo stesso potere. Mi domando se bisogna veramente gioire perché una persona transgender sia arrivata a ricoprire un ruolo nel Dipartimento della Difesa Usa, lo stesso dipartimento che ha organizzato guerre, organizzato golpe contro stati sovrani, represso od aiuta a reprimere popoli (penso a quello palestinese), ma soprattutto mi domando che senso abbia gioire per questa operazione di pinkwashing che copre il sistema perverso del militarismo USA con i diritti delle persone trans. La vera lotta politica, per chi ama l’intersezionalità ed è anticapitalista, antimperialista e pacifista il problema è il militarismo e chiunque si trovi a dirigerlo, qualunque sia il suo orientamento sessuale e la sua identità di genere.

 

 

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