Intervista al ministro del Lavoro, Mohammed Barghouti:

Dal nostro corrispondente. 

Il primo maggio tutto il mondo ha celebrato la festa dei lavoratori, mentre i palestinesi, per il sesto anno consecutivo, hanno passato una giornata di guerra.
Nel 2006 la percentuale di disoccupati è cresciuta moltissimo, fino a raggiungere il 29,4%, mentre quella della povertà è arrivata al 53%. La forza lavoro nella Cisgiordania conta 850 mila persone, di cui 198 mila sono disoccupati. Ed è in questa ricorrenza che abbiamo incontrato il ministro del Lavoro, Mohammed Barghouti.

Ci sono progetti precisi per il futuro di questo ministero?
Sì, abbiamo pianificato le fasi future, anche se gli ostacoli non mancano – l’assedio infinito, le pressioni che vengono esercitate sul nostro popolo nella Cisgiordania. Noi stiamo ponendo le basi per grandi progetti, da concretizzarsi per la fine dell’anno, che abbiamo presentato al ministero del Tesoro. Esiste una cassa per il lavoro palestinese e per la realizzazione di tali progetti che ha richiesto l’accordo delle banche islamiche.
Qual è lo scopo di questo ministero e il suo modus operandi?

In molti pensano che il ministero sia dedicato ai disoccupati, ma noi rifiutiamo totalmente quest’idea. Ci occupiamo di molti campi: i diritti dei lavoratori, il rispetto delle normative da parte dei datori di lavoro, le assicurazioni e la tutela sul lavoro, e i progetti di tirocinio e l’apprendistato che coinvolgono circa tremila studenti.

Avete riscontrato dei problemi da quando avete assunto le redini del ministero?

Sinceramente ho trovato la totale collaborazione da parte dei dipendenti, che hanno dimostrato una completa disponibilità, e per questo li ringrazio.
Le difficoltà incontrate riguardano la situazione in generale, situazione di cui soffrono tutti i ministeri, ed è per questo che speriamo che si superino il prima possibile.

Avete delle statistiche sulla situazione dei lavoratori e percentuali che chiariscano questi dati?

Il numero dei disoccupati nel 2000 era di circa 100 mila unità, dopo l’Intifada di Al-Aqsa, la costruzione del Muro, la chiusura e l’assedio ininterrotto, la percentuale è salita tantissimo e si sono raggiunte le 400 mila unità.

Ci sono moltissimi lavoratori che lavorano dentro ai territori del ’48, cosa offrirà loro il ministero nei progetti futuri?

La percentuale dei disoccupati nei territori del ’48 è veramente elevata, invece nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania se ne contano solo 10 mila, oltre al fatto che non tutti coloro che posseggono un contratto riescono a lavorare. Nell’ultimo periodo, le forze di occupazione non danno più i contratti al ministero ma ai lavoratori stessi, per non parlare delle umiliazioni che subiscono ai posti di blocco militari e al tentativo degli israeliani di far perdere loro lavoro e diritti.

Nelle sue ultime dichiarazioni, il governo israeliano ha affermato che avrebbe concesso dei contratti ma non attraverso il ministero, qual è il vostro commento?

Sono delle semplici dichiarazioni, l’occupazione non ha concesso alcun contratto, e quelli precedenti erano veramente limitati. Coloro che offrono posti sono persone che hanno bisogno di lavoratori nel loro mercato (quello israeliano).

In un futuro non lontanto, avete previsto progetti di sostegno per chi lavora nei territori del ’48 e la possibilità di invitarli a ritornare a lavorare in Cisgiordania?

I 10 mila lavoratori che operano nei territori del ’48 si aggiungono alle centinaia di migliaia di disoccupati. Ne abbiamo circa 400 mila registrati presso il ministero. Questa situazione non richiede solo il nostro sforzo, ma anche quello di tutti quanti messi insieme. Noi ora collaboriamo per poter offrire un lavoro ai disoccupati e per cercare di alleggerire questa sofferenza.

Non avete contatti con altri governi arabo-islamici per ottenere un sostegno ai progetti di lavoro per queste persone?

Quello sul lavoro è un progetto utilissimo, ma deve essere efficace contro l’economia sionista: deve ricevere l’appoggio delle associazioni estere. Bisognerebbe investire in progetti insieme per poter collaborare il più possibile e offrire opportunità lavorative al maggior numero possibile di disoccupati. Non promettiamo assolutamente di risolvere questo problema perché è davvero complicato e coinvolge tantissime persone che dipendono dall’economia israeliana. In ogni caso, questo sarà l’argomento della nostra discussione.

Quali sono le relazioni tra il ministero e i sindacati dei lavoratori?

Purtroppo non esiste un movimento sindacale, perché non esiste uno statuto, e questo crea la perdita dei diritti dei lavoratori. Esiste una proposta di creare uno statuto dei lavoratori -questo è uno dei principali obiettivi del ministero -, noi ora ci affidiamo alla collaborazione totale da parte di tutti – datori di lavoro, sindacati e ministero. Cercheremo di lavorare ai progetti tutti insieme.
Perché non esiste un accordo fra voi e il ministero dei lavoratori arabi?
Se si intende l’accoglienze dei disoccupati nei paesi del Golfo, si può studiare la questione, e cioè aprire le porte all’emigrazione – ma non deve riguardare coloro che hanno già un lavoro -, e alle specializzazioni professionali, cosa di cui c’è molto bisogno.

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