Iran manda navi cisterna petrolifere al Venezuela: due paesi solidali contro l’imperialismo

Di L.P. Di fronte alla forte crisi causata dall’embargo di Washington, l’Iran ha inviato nelle scorse settimane cinque navi cisterna cariche di carburante, per aiutare il Venezuela, tutte rigorosamente scortate nelle acque territoriali venezuelane da elicotteri, aerei e imbarcazioni delle Forze Armate Bolivariane (FANB), secondo quanto rende noto la stampa nazionale. Le imbarcazioni si chiamano Foster, Claver, Petunia, Faxon e Clavel e tutte, secondo quanto riportato dal canale televisivo statale VTV, sono dirette verso il complesso della raffineria di petrolio di Amuay, situato a Falcon.

L’invio delle cinque petroliere è senza dubbio un rafforzamento diplomatico e degli accordi commerciali tra i due Stati non-allineati. Due paesi con processi politici diversi, con storie e culture molto diverse, ma unite soprattutto in un periodo storico come questo in cui si trovano sotto attacco dell’imperialismo USA con un unico scopo: il petrolio.

“Due leader, due esseri umani, due rivoluzionari che governano i cuori. Oggi più che mai, i legami di amicizia, fratellanza tra Iran e Venezuela sono forti e profondi. È arrivata la prima petroliera. Grazie alle FANB per averla scortata, viva l’amicizia tra Venezuela e Iran”. Questo il commento pubblicato dall’ambasciata iraniana in Venezuela sul proprio account Twitter.

“In nome del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro e di tutto il Venezuela, salutiamo e diamo il benvenuto alle navi della Repubblica Islamica dell’Iran, in procinto di giungere ai porti della nostra Patria. Questa cooperazione energetica punta allo sviluppo integrale in beneficio dei nostri popoli”, ha scritto il vicepresidente venezuelano Aissami il 23 maggio su Twitter.

Le sanzioni USA hanno paralizzato le capacità del Venezuela di raffinare il proprio petrolio, bloccando l’intero settore estrattivo ed energetico, causando una crisi di carburante con il fine di ricattare il paese stesso sulla base della presenza di tre raffinerie di petrolio sul territorio statunitense. Nonostante la Rivoluzione Bolivariana abbiamo compiuto vent’anni, il superamento del modello di produzione capitalista e di sfruttamento del territorio non è ancora stato superato del tutto e ciò richiede processi politici ed economici molto lunghi. La socializzazione e la nazionalizzazione del petrolio però, con le riforme strutturali e sociali di Chavez prima e di Maduro poi, hanno comunque portato enormi vantaggi al tessuto sociale venezuelano.

Nel 2020 il crollo del prezzo del petrolio legato alla recessione mondiale da coronavirus ha messo in grandi difficoltà il Venezuela. Da quando Washington ha sottoposto a sanzioni le filiali della Rosneft, azienda russa di forniture che operava in Venezuela, il sostegno di Putin a Maduro si è indebolito e l’ente petrolifero di Mosca ha abbandonato Caracas a fine marzo. Il razionamento dei carburanti e la mancanza di elettricità in Venezuela sono diventati a tutti gli effetti un problema che ha avuto risvolti negativi sulla sanità venezuelana, nonostante il sistema sanitario bolivariano resista e abbia messo in campo, anche con l’aiuto delle brigate mediche cubane, un’ottima organizzazione di prevenzione e di cura dal Covid-19. Il personale medico impegnato nella lotta alla pandemia si è trovato a curare infatti anche i venezuelani emigrati tornati in patria per usufruire di cure gratuite e di ottima qualità, nonostante l’embargo USA e dei paesi occidentali.

L’Iran, storico ed ormai ventennale paese amico del Venezuela, sta dimostrando solidarietà verso un paese non-allineato che ha la sola colpa di essere l’Eldorado del petrolio. Sono ormai noti negli ultimi vent’anni i continui attacchi imperialistici, scanditi da massicce campagne mediatiche dei media mainstream occidentali neocon che stanno applicando un’informazione di guerra contro i cosiddetti “Stati canaglia”. Anche l’Iran, esattamente come il Venezuela, sta subendo fortissime sanzioni economiche che ne stanno depotenziando sempre più il welfare state. Iran è additato come paese islamico arretrato e teocratico, il Venezuela è attaccato per la sua rivoluzione socialista ed entrambi sono attaccati per la loro gestione del petrolio che tanto fa gola ai paesi occidentali ed al loro modello di sviluppo. Le cinque navi cisterna iraniane verso il Venezuela sono un forte segnale politico per gli Stati Uniti di Donald Trump a dimostrazione del fatto che la solidarietà è un concetto che non è mai accompagnato dalla parola “profitto”.

È la prima volta che l’Iran esporta carburante in America Latina di fronte a misure coercitive statunitensi che mirano, a fronte del recente fallimento dell’Operazione Gedeone, a rovesciare il governo del presidente Nicolás Maduro. Una straordinaria operazione umanitaria, quella iraniana, volta a ribadire con più forza come le sanzioni imposte dagli Usa, ad entrambi gli stati, siano una violazione di tutti i principi umanitari e delle leggi internazionali.

Sebbene ci sia stata all’inizio lo schieramento nel mar dei Caraibi di una flotta statunitense e l’invio di alcune pattugliatrici dell’Uss Navy in esercitazione per dissuadere minacciosamente la missione iraniana, la determinazione della Repubblica Islamica dell’Iran non sono venute meno. L’immagine che ne risalta, seppur oscurata dai media, è la valenza simbolica di questo aiuto solidale come forte segnale contro l’opulenza neoliberista e colonialista della globalizzazione che prevede solo ciò che è monetizzabile ed utile. Un messaggio forte e chiaro: siamo piccoli Paesi che, non avendo capacità tecniche e risorse economiche come le potenze europee, siamo ancora capaci di solidarietà.

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