Israele attua una deliberata politica per terrorizzare i minori palestinesi

Di Kamel Hawwash. All’inizio della seconda intifada, nel 2000, è emersa l’icona di Muhammad al-Durra, un ragazzino palestinese di 12 anni, che veniva protetto dal fuoco israeliano da suo padre che implorava i soldati di smettere di sparare. I proiettili, tuttavia, continuarono e al-Durra morì a causa delle ferite riportate.

Quasi un mese dopo, l’immagine di un altro minore palestinese, presa nel conflitto, divenne virale.

Fares Odeh, 14 anni, è stato ripreso da una telecamera senza paura mentre lanciava pietre contro un carro armato israeliano nella Striscia di Gaza. Odeh fu ucciso dalle forze israeliane l’8 novembre dello stesso anno.

Odio puro.

Mercoledì scorso, l’esercito israeliano ha ucciso Musab Firas al-Tamimi, 17 anni, del villaggio di Deir Nitham, in Cisgiordania, facendo di lui il primo Palestinese ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane nel 2018.

La crudeltà israeliana e ciò che i Palestinesi considerano un puro odio per i loro figli, è stato esemplificato dall’uccisione, nel 2004, della tredicenne Iman Darweesh Al Hams. Fu uccisa dai soldati dell’esercito israeliano da un posto di osservazione in quello che Israele affermava essere una “zona di nessuno”, vicino a via Filadelfia, a Rafah.

Come se ciò non bastasse, il comandante dell’esercito israeliano sparò l’intero caricatore del suo fucile automatico contro il corpo di Hams. Un anno dopo,  durante il processo quel comandante non espresse rammarico per le sue azioni e disse che avrebbe “fatto lo stesso anche se la ragazza fosse stata una bimba di tre anni”.

Fu discolpato da tutte le maggiori accuse.

Secondo la Defense for Children International-Palestine (DCIP), 595 minori sono stati uccisi nella seconda intifada, durante la quale ebbero luogo le uccisioni summenzionate.

Negli ultimi anni, i minori di Gaza hanno sofferto in continuazione per mano dell’esercito israeliano, in particolare durante le ultime tre guerre. La guerra del 2008-2009 ha provocato la morte di 280 minori. Il bilancio delle vittime della guerra del 2012 è stato di 33 minori e nella più recente guerra, nel 2014, i minori uccisi dal fuoco israeliano furono 490.

Nel periodo tra il 2000 e il 2017, il DCIP riferisce che 2.022 minori palestinesi persero la vita per mano delle forze israeliane, in media 25 al mese. Durante lo stesso periodo, 137 minori israeliani furono uccisi dai Palestinesi.

Ovviamente non si tratta di contare i numeri, ma ciò fornisce un’indicazione del terribile impatto dell’occupazione israeliana e delle ripetute guerre contro i Palestinesi, in particolare sui minori.

È importante notare che, a differenza dei minori israeliani uccisi nel conflitto, la maggior parte di quelli palestinesi uccisi da Israele sono anonimi e diventano parte del numero dei morti. I media israeliani assicurano che i nomi e le immagini dei bambini israeliani morti siano trasmessi il più ampiamente possibile. I Palestinesi non hanno la stessa possibilità.

Minori nei tribunali militari.

Al momento non ci sono minori israeliani detenuti dai Palestinesi. Tuttavia, ci sono circa 450 minori palestinesi che sono stati incarcerati da Israele. Sono processati in tribunali militari, portati dinanzi ai giudici militari in catene – come il mondo ha visto dopo che la sedicenne Ahed al-Tamimi era stata rapita nelle prime ore del 20 dicembre dell’anno scorso.

Secondo il DCIP, da 500 a 700 minori palestinesi sono detenuti da Israele ogni anno. L’accusa più comune è il lancio di pietre. Il DCIP, tuttavia, afferma che dal 2000 almeno 8.000 minori palestinesi sono stati arrestati e perseguiti nel sistema carcerario militare israeliano.

Il DCIP riporta che in 590 casi documentati tra il 2012 e il 2016, il 72% dei minori palestinesi detenuti aveva riportato violenze fisiche e il 66% e subito abusi verbali e umiliazioni.

Secondo Khaled Quzmar, direttore generale del DCIP, “nonostante il costante impegno con gli organismi dell’ONU e le ripetute richieste di rispettare la legge internazionale, l’esercito e la polizia israeliani continuano gli arresti notturni, la violenza fisica, la coercizione e le minacce contro i minori palestinesi”.

Una volta radunati in un veicolo dell’esercito israeliano, sono malmenati e in alcuni casi sono portati in Israele, che è contro il diritto umanitario internazionale. Spesso vengono interrogati senza la presenza di un genitore o di un avvocato e viene loro chiesto di firmare la confessione, in ebraico, che non sanno leggere.

Colpiti in modo sproporzionato.

I minori a Gerusalemme e a Hebron sembrano essere presi di mira in modo sproporzionato. Un video dell’esercito israeliano che deteneva un bambino di cinque anni a Hebron ha fatto notizia in tutto il mondo. Un altro bambino di sei anni è stato detenuto per cinque ore nel campo profughi di Jalazun, in Cisgiordania.

Tareq Abukhdeir, un adolescente palestino-americano picchiato selvaggiamente dalla polizia israeliana, non ricevette alcuna assistenza dal consolato USA a Gerusalemme Est. Suo cugino Mohammed venne bruciato vivo da terroristi ebrei nel 2014.

Sembra che Israele stia attuando una politica deliberata per terrorizzare i minori palestinesi dissuadendoli dall’impegnarsi nella resistenza palestinese mentre raggiungono l’età adulta.

In molti casi l’arresto inizia con il primo rapimento nelle prime ore del mattino, strappandoli dai loro letti.

Per un minorenne, il letto, la sua casa sono il luogo in cui dovrebbe sentirsi sicuro, ma ciò non accade per i bambini palestinesi. Bussare alla porta, urlare un nome, entrare a forza in una camera da letto, è quanto può capitare a qualsiasi bambino palestinese, e senza preavviso. Non c’è nessun rispetto per l’età o le circostanze.

Molti bambini palestinesi sono ora sui “libri di Israele”. Ciò rende più facile per Israele chiamarli in qualsiasi momento sia per sospetto coinvolgimento nel lancio di pietre sia per estrarre prove contro altri.

Una lunga lista.

L’adolescente palestinese Ahed Tamimi si unisce ora a una lunga lista di detenuti. Invece di cercare di capire perché Ahed si è scagliata contro il soldato che è entrato non invitato nel suo villaggio occupato illegalmente, il ministro israeliano dell’Istruzione ha suggerito che lei e altre ragazze palestinesi dovrebbero “passare il resto dei loro giorni in prigione”.

Mentre il famoso giornalista israeliano Ben Caspit ha scritto che “nel caso delle ragazze, dovremmo esigere un prezzo in qualche altra occasione, al buio, senza testimoni e telecamere”.

Israele spesso accusa i Palestinesi di incitamento che incoraggia bambini e giovani adulti a resistere all’occupazione, anche attraverso la violenza. L’incitamento è stato aggiunto a un elenco crescente di accuse israeliane rivolte ai Palestinesi.

Tuttavia, i bambini non hanno bisogno di incitamento da parte di nessuno quando sperimentano quotidianamente l’occupazione e l’umiliazione.

Mentre molti minori palestinesi ispirano gli altri attraverso la loro fermezza e resistenza, altri minori palestinesi rappresentano anche un faro di speranza mentre lottano su diversi fronti, vincendo competizioni internazionali. La diciassettenne Afaf Sharif ha battuto 7,4 milioni di concorrenti per vincere il titolo di quest’anno come campionessa della “Sfida di Lettura Araba”.

Nel 2015 Dania Husni al-Jaabari, 14 anni, e Ahmad Ayman Nashwieh, di otto, hanno raggiunto rispettivamente il primo e il secondo posto nel Concorso dell'”Intelligenza  mentale aritmetica” a Singapore, battendo 3.000 altri bambini.

Due anni prima, il 14enne Areej El Madhoon ha vinto la stessa competizione.

Anche i bambini palestinesi nati nella diaspora hanno ispirato altri. La quindicenne britannico-palestinese Leanne Mohamad ha vinto una sfida regionale di Speak Out del 2015-16 a Londra parlando degli effetti della Nakba sui Palestinesi. Non sapremo mai se avrebbe vinto la competizione principale in quanto il suo premio è stato ritirato dagli organizzatori sotto pressione di gruppi pro-Israele.

Il padre fondatore di Israele, David Ben-Gurion, una volta disse dei Palestinesi: “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno”. Quanto sbagliava sul popolo palestinese.

Kamel Hawwash è un professore di ingegneria britannico-palestinese con sede presso l’Università di Birmingham e un sostenitore di lunga data per la giustizia, in particolare per il popolo palestinese. Appare regolarmente sui media come commentatore delle questioni mediorientali. Il suo articolo è stato pubblicato sul Middle East Eye.

Traduzione di Edy Meroli

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