Israele denuncia due Palestinesi, tra cui un giornalista, per presunte “istigazioni su Facebook”

422441CBetlemme-Ma’an. Domenica 19 marzo le autorità israeliane hanno denunciato due Palestinesi per presunte “istigazioni su Facebook”, dopo un giro di vite imposto da Israele sulla libertà di espressione e le attività sui social media dei Palestinesi. 

Le autorità israeliane hanno emesso una lista di accuse contro il giornalista gerosolimitano Muhammad Batroukh, tra le quali spicca una presunta istigazione comparsa su Facebook, ed ha esteso la sua detenzione fino a martedì, secondo quanto ha riportato il centro di informazione Wadi Hilweh con sede a Gerusalemme, citando l’avvocato Muhammad Mahmoud. 

Batroukh è stato arrestato il 7 marzo scorso, secondo il sito palestinese locale di news Safa. 

Nel frattempo, un giudice israeliano ha condannato Walid Rajabi a 10 mesi di reclusione effettiva e ad un’altra sentenza di tre anni, attualmente sospesa, per le accuse di istigazione su Facebook. 

Decine di Palestinesi sono stati arrestati negli ultimi mesi per aver espresso liberamente le proprie opinioni a proposito dell’occupazione israeliana, soprattutto attraverso i social media, a causa di un giro di vite che i gruppi per i diritti umani hanno detto essere mirato a soffocare la libertà di parola dei Palestinesi. 

Le autorità occupanti hanno sostenuto, e tuttora sostengono, che una ondata di violenza cominciata nell’ottobre 2015 è iniziata proprio a causa delle “provocazioni” circolate tra il popolo palestinese attraverso i social media. 

Invece i Palestinesi hanno dato la colpa delle violenze principalmente alla frustrazione e alla disperazione causate da Israele, la cui occupazione militare dei territori palestinesi continua ormai da 50 anni, oltre all’assenza di un qualsiasi orizzonte politico. Molti Palestinesi hanno anche sottolineato che la violenza israeliana ha, un giorno dopo l’altro, caratterizzato la vita nei territori occupati, senza tener conto della lieve ripresa recente di scontri o aggressioni. 

Le forze israeliane hanno arrestato ed interrogato la scrittrice palestinese Khalida Ghusheh all’inizio di questo mese a causa del suo racconto, non ancora pubblicato, che indaga sui collaboratori palestinesi al servizio dell’occupazione israeliana. Ghusheh è stata rilasciata dopo aver pagato una cauzione di 10.000 shekel (2.722 dollari) e in attesa di un non meglio specificato futuro tribunale che è già stato previsto, secondo la rete di solidarietà coi prigionieri palestinesi Samidoun. 

Le forze israeliane hanno arrestato anche la poetessa palestinese Darin Tartour, cittadina di Israele, nell’ottobre 2015 accusandola di “istigazione alla violenza” per i post che ha pubblicato su Facebook e per un video clip della sua poesia “Qawim ya shaabi, qawimhum” (Resisti popolo mio, resisti contro di loro). Ha affrontato accuse con condanna fino a 8 anni di carcere, ed ha già trascorso vari mesi di detenzione e di arresti domiciliari.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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