Israele deporta 36 attivisti, 82 restano in custodia

Al-Quds (Gerusalemme) – Afp. Ieri, domenica 10 luglio, Israele ha deportato 36 attivisti della causa palestinese i quali, nel fine settimana, avevano promosso una protesta all'aeroporto di Tel Aviv.

Due altri attivisti sono stati deportati nella notte, mentre 82 restano in custodia in attesa del volo di ritorno verso i rispettivi paesi.

“Attualmente 36 persone si trovano su un volo di ritorno, 35 su un volo Lufthansa e uno su Alitalia”, lo ha riferito il portavoce dell’ufficio immigrazione Sabine Hadad.

I deportati sono 22 belgi, 13 tedeschi e uno spagnolo. Due altri cittadini belgi erano stati fatti partire prima.

Poi Hadad ha aggiunto: “Israele spera di deportare il resto”.

“Speriamo di riuscire a farli rientrare nei rispettivi paesi nel corso delle prossime 48 ore. Dipende dalla disponibilità sui voli in partenza”.

Gli attivisti sono detenuti nelle prigioni di Beersheva, a sud e in quella di Ramle, nei pressi di Tel Aviv.

Gran parte degli attivisti sono francesi, ma tra i detenuti vi sono anche cittadini americani, da Belgio, Bulgaria, Olanda e Spagna.

Sono gli attivisti di “Benvenuto in Palestina” campagna che aveva l’obiettivo di portare via aereo 800 attivisti in Israele fino a raggiungere i Territori palestinesi. La loro voleva essere una missione della non-violenza per far visita alle famiglie di palestinesi.

Per fronteggiare l’arrivo degli attivisti, le autorità israeliane avevano dispiegato forze di sicurezza e diplomatiche.

Gli ufficiali avevano fatto sapere di avvisato le compagnie aeree: “Non fate salire a bordo dei vostri voli questi passeggeri poiché non sarebbero stati ammessi in Israele”, e così centinaia di essi erano rimasti negli aeroporti europei.

Tra coloro che sono riusciti ad atterrare a Tel Aviv, quattro sono tedeschi e olandesi. Ad essi era stato permesso di restare, quindi di fare ingresso nel paese, previa la sottoscrizione di una dichiarazione nella quale di impegnavano a “non creare disordini” e “a tenersi lontano da scontri (tra israeliani e palestinesi).

Sabato scorso, il sito web d'informazione israeliano “Ynet” aveva riportato la presenza in Cisgiordania di 50 attivisti europei, nonostante le procedure di sicurezza attuate all’aeroporto di Ben Gurion. 

La campagna “Benvenuto in Palestina” era partita contestualmente alle difficoltà incontrare in Grecia dalla Freedom Flotilla.

La puntualità tra i due eventi aveva indotto qualcuno a fare delle associazioni con la missione navale, mentre gli organizzatori di “Benvenuto in Palestina” avevano subito messo in chiaro che la loro campagna non si poneva alcun obiettivo per la rottura del blocco.

 

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