Israele e i diritti umani violati: prigionieri sofferenti per dolori causati dalle lesioni e dalla detenzione

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Silwanic.netTra i dolori dovuti alle lesioni e quelli dovuti alla detenzione, tra cerotti, gessature e platino, e tra le accuse, i tribunali e le pene, sono soltanto colpevoli di essere persone nate a Gerusalemme rimaste vittime delle preoccupazioni della sicurezza israeliana, e hanno cercato di mettere fine ai ferimenti da proiettili dell’occupazione sparati col pretesto del “tentativo di accoltellamento”.

La sollevazione popolare è iniziata all’inizio di ottobre e molti giovani, ragazzi e ragazze, sono stati feriti perché aggrediti o colpiti con proiettili soltanto perché vi era il sospetto che volessero accoltellare gli israeliani. Sono stati arrestati nonostante le ferite riportate ed alcuni stanno tuttora ricevendo le cure mediche sotto stretta sorveglianza e con restrizioni per le visite dei loro genitori; altri sono stati trasferiti in carcere ancor prima di terminare le cure necessarie.

Wadi Hilweh Information Center ha portato alla luce le storie dei prigionieri feriti incontrando le loro famiglie.

Tarek Dweik

Il detenuto ventiduenne Tarek Dweik sta ancora ricevendo le cure mediche nell’ospedale del carcere di Al-Ramleh dopo esservi stato trasferito dall’ospedale “Bellinson” di Petah Tikva. Ha subito lesioni il 13 ottobre 2015 dopo essere stato aggredito da quattro coloni che lo hanno colpito al volto e alla testa con tubi di ferro. Le forze di polizia sono giunte sul posto e lo hanno aggredito con i calci dei fucili causandogli una emorragia cerebrale e fratture al volto (mandibola, orbita oculare).

La madre di Dweik ha riferito che la famiglia ha potuto visitarlo per la prima volta solo la scorsa settimana nell’ospedale del carcere di Al-Ramleh ed ha aggiunto: “I segni delle ferite sono ancora evidenti; ha continuamente capogiri e a volte dimentica le cose. La sua capacità visiva è diminuita oltre a parecchio dolore e varie contusioni. E’ stato colpito per la maggior parte sulla testa e al volto”.

La madre del detenuto ha spiegato che la mandibola di suo figlio è ancora cucita con filo chirurgico a causa delle fratture che ha subito. Attualmente viene nutrito con liquidi dopo che per settimane è stato alimentato attraverso il collo.

Ha riferito anche che il tubo per la respirazione è ancora posizionato nel collo in quanto non può respirare autonomamente a causa delle fratture; è previsto che Dweik sia sottoposto ad intervento chirurgico per rimuoverlo.

La madre ha inoltre fatto notare che, nonostante le condizioni critiche di suo figlio e la sua incapacità di parlare, la visita è stata fatta attraverso una vetrata e col telefono.

Ha spiegato che suo figlio è stato trasferito all’ospedale del carcere di Al-Ramleh nonostante necessiti di un ospedale attrezzato e specializzato per le cure particolari di cui ha bisogno.

Ha anche fatto osservare che Tarek è stato interrogato parecchie volte in ospedale nonostante il dolore e le ferite; non riesce a parlare in modo chiaro a causa delle fratture riportate alla mandibola.

La madre di Dweik ha inoltre riferito che molte sedute del tribunale si sono svolte senza la presenza di suo figlio, mentre è stato portato al tribunale durante l’ultima udienza nella quale è stato depositato un capo d’accusa contro di lui presso il tribunale distrettuale di Los che include il tentativo di colpire un colono con un coltello nella zona di Ra’nana.

La madre di Tarek ha anche aggiunto che suo figlio non ricorda ciò che è accaduto il giorno che è stato ferito e ha detto loro: “Ricordo di essere entrato in un negozio di alimentari a Ra’nana. Quando sono uscito, quattro coloni mi hanno chiesto di dove ero ed io ho risposto Gerusalemme”. Poi non ricorda nient’altro dopo di questo.

Isra’ Ja’abees

Isra’ Ja’abees è una madre in arresto dal 10 novembre 2015 presso l’ospedale di Hadassah Ein Kerem e viene trattata in malo modo dalla polizia israeliana e dalle guardie. L’avvocato Tarek Barghouth ha detto: “Le guardie sono presenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7 nella stanza della sua cliente e cercano di provocarla e metterla sotto pressione insultandola e posizionando uno specchio di fronte a lei in modo che possa vedere di continuo le ustioni che ha subito”.

Talal Sayyad, lo zio di Isra’, ha spiegato che lei ha subito quattro interventi chirurgici dato che le ustioni coprono la maggior parte del suo corpo. Si sono svolte udienze presso il tribunale in sua assenza ed il giudice ha prorogato il suo arresto varie volte; un atto d’accusa è stato presentato nei suoi confronti presso il tribunale distrettuale durante l’ultima seduta in contumacia.

Ha inoltre aggiunto che la famiglia ha presentato varie richieste per poterla visitare ma sono state tutte rifiutate. Fino ad oggi, sono a conoscenza delle sue condizioni mediche solo attraverso l’avvocato.

L’avvocato di Isra’ ha spiegato che è stato emesso un atto d’accusa contro la sua cliente e comprende l’accusa di “tentato omicidio”; essi sostengono che Isra’ ha cercato di dare fuoco ad un poliziotto utilizzando una bombola di gas domestica. L’avvocato ha sottolineato che l’occupazione all’inizio sosteneva che la ragazza avesse un ordigno esplosivo, ma durante le sedute del tribunale questa accusa è caduta poiché risultata falsa. Infatti si è scoperto che l’incidente era avvenuto a 500 metri di distanza dal posto di blocco di Al-Zayem che contraddice il fatto che Isra’ avesse intenzione di colpire i soldati dell’occupazione.

Nourhan Awwad

La sedicenne Nourhan Awwad del campo rifugiati di Qalandia si trova ancora in arresto mentre sta ricevendo cure mediche presso l’ospedale di Shaare Zedek. La famiglia non ha ancora potuto visitarla per poter verificare le sue condizioni di salute; da notare che lei è stata ferita al petto ed ha subito un intervento chirurgico ed attualmente è ancora in condizioni instabili.

Nourhan è stata arrestata il 23 novembre 2015 dopo essere stata aggredita e ferita da proiettili mentre stava cercando di compiere un attacco presso Jaffa Street, a Gerusalemme Ovest, utilizzando delle “forbici”; si trovava in compagnia del quattordicenne Hadil Wajih Awwad.

Marah Bakir

La detenuta sedicenne Marah Bakir soffre ancora dolori alle mani perché, dopo quel che le è accaduto, non ha avuto il riposo e la riabilitazione necessari.

Bakir è stata arrestata il 12 ottobre 2015 dopo che un poliziotto in borghese le ha sparato col pretesto che era “in possesso di un coltello”. Pi di dieci colpi le sono stati sparati contro ferendola gravemente alla mano sinistra; alcuni proiettili le hanno attraversato la mano, mentre altri le sono rimasti all’interno e hanno richiesto interventi chirurgici per rimuoverli. E’ rimasta ferita anche da schegge di proiettili al viso e alla mano destra e ha subito due interventi; il primo immediatamente dopo l’accaduto, per rimuovere i proiettili dalla mano, e l’altro per impiantare del platino assicurandole così la funzionalità dei nervi della mano. Marah non aveva recuperato totalmente quando è stata trasferita al carcere di Asqalan tre giorni dopo essere stata sottoposta agli interventi chirurgici.

La divisa scolastica e la ferita non sono state sufficienti per rilasciare la ragazza. E’ stata invece interrogata ed è stato emesso un capo d’accusa contro di lei per aver “pianificato di uccidere ed aver ferito lievemente un poliziotto”.

La famiglia di Marah ha spiegato che è stata trasferita dall’ospedale al carcere di Asqalan ed in seguito al carcere di Al-Ramleh con altre due detenute minorenni; stanno soffrendo a causa delle difficili condizioni nelle quali si trovano a vivere.

Alla famiglia non viene ancora permesso di visitare Marah in carcere e ha potuto vederla solo una volta in ospedale per 10 minuti alla presenza del personale di polizia; da notare che il permesso di visita è stato concesso dopo aver sottoposto la richiesta al tribunale.

Marah fa esercizi per mantenere la mobilità della mano. L’anno scorso Marah è caduta sulla mano ed ha dovuto subire un intervento per impiantare del platino. Nonostante il dolore, cerca di curare se stessa facendo gli esercizi richiesti per l’altra mano.

L’amministrazione del carcere di Asqalan non ha permesso che a Marah vengano portati abiti, scarpe e coperte. Marah ha riferito che le coperte che usa sono molto sporche e ciò la obbliga a dormire sul pavimento senza coperte. Oltre alla presenza di insetti nella cella, ogni giorno l’amministrazione del carcere irrompe nella sua stanza deliberatamente, senza alcun motivo.

Il cibo servito nel carcere è cattivo ed immangiabile in quanto non è cotto bene e l’amministrazione penitenziaria ritarda di proposito l’orario dei pasti causando nei detenuti capogiri a causa della mancanza di cibo. Marah ha riferito che viene permesso loro di andare nel cortile soltanto 15 minuti al giorno.

Mohammad Yousef Burqan

Colpire il diciottenne Mohammad Yousef Burqan con un proiettile di gomma ad un occhio, a seguito del quale ha dovuto essere rimosso, non è bastato alle forze di occupazione che lo stanno tenendo tuttora in carcere.

Il padre di Mohammad ha spiegato che suo figlio è rimasto ferito da un proiettile di gomma all’occhio sinistro all’inizio di ottobre. E’ quindi stato sottoposto ad un intervento durante il quale l’occhio sinistro ha dovuto essere rimosso e sono stati fatti due impianti di platino alle ossa del volto a causa delle fratture subite alla testa, al naso, ai denti e nella parte superiore della mandibola; le ferite sono anche state suturate. Si e’ anche scoperto che nella parte sinistra del volto, dove non ha sensibilita’, e’ stata recisa un’arteria.

Ha aggiunto che suo figlio soffre ancora per i dolori, per la stanchezza e per il gonfiore al volto. Mohammad è stato trasferito nel carcere di Al-Maskobyeh solo pochi giorni dopo aver subito l’intervento chirurgico con la rimozione dell’occhio.

Ha detto che l’amministrazione penitenziaria di Al-Maskobyeh lo ha messo in isolamento per tre volte fino ad ora, nonostante la sua condizione e il dolore. Una volta è stato posto in isolamento come punizione per i carcerati; il primo interrogatorio ha avuto luogo in ospedale.

Shurouq Dwayyat

La diciottenne Shurouq Dwayyat è stata ferita il 7 ottobre 2015 e sta ancora soffrendo a causa dei dolori alla sua mano dopo che una colona le ha sparato col pretesto che la voleva accoltellare.

La madre di Shurouq ha dichiarato: “Shurouq è stata portata in tribunale il mese scorso ed i segnali di stanchezza e di cattive condizioni di salute erano evidenti. Soffre ancora di forti dolori alla mano ed ha subito un intervento per l’impianto di un’arteria nella spalla e un impianto di pelle nel collo. Dopo aver trascorso tre giorni in ospedale, è stata trasferita al carcere di Al-Maskobyeh e quindi in quello di Hasharon. Di tanto in tanto viene riportata al carcere di Al-Maskobyeh per gli interrogatori nonostante la presentazione di un atto d’accusa nei suoi confronti.

Ha anche aggiunto che sua figlia è stata ferita da tre proiettili (al petto, alla spalla e ad un muscolo del collo). Lei non riesce a muovere la mano e ad utilizzarla e ha bisogno di fisioterapia, ma le procedure per farla visitare da uno specialista vengono continuamente rimandate.

Durante la prima visita nel carcere di Hasharon, Shurouq ha spiegato alla madre di aver subito interrogatori molto duri. E’ stata insultata da 5 investigatori che la stavano interrogando, minacciandola di arrestare i suoi familiari e di demolire la loro casa.

Shurouq ha anche spiegato di aver richiesto la presenza del suo avvocato durante gli interrogatori, ma l’investigatore ha sostenuto che il suo avvocato era indaffarato e non aveva tempo per venire da lei. Il suo avvocato ha negato quanto riferito confermando che non è mai stato informato della cosa.

L’Information Center ha sottolineato che le autorità dell’occupazione hanno arrestato il tredicenne Ahmad Manasra e l’undicenne Ali Ihab Ali Alqam dopo essere stati feriti in modo grave. Sono rimasti in arresto in ospedale dove hanno ricevuto cure mediche per parecchi giorni. Nonostante la loro giovane età, non sono stati rilasciati e sono stati trasferiti presso gli “Internal Institutes”.

Le forze hanno arrestato anche Bilal Abu Ghanem che ha effettuato un duplice attacco in un autobus israeliano, nel villaggio di Jabal Al-Mukabber. E’ rimasto in ospedale per molti giorni ed e’ poi stato trasferito in carcere; gli hanno sparato piu’ volte. Le forze hanno arrestato anche Khaled Basti dopo che un gruppo di coloni lo ha aggredito col pretesto che “stava tentanto di portare a termine un accoltellamento”. Basti ha subito varie fratture e contusioni ed e’ rimasto in ospedale solo per alcuni giorni.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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