Israele e Stati Uniti provano a limitare gli effetti del riconoscimento palestinese all’Onu


PressTv.
Convinti che l’Autorità palestinese riuscirà nella difficile impresa di elevare il suo status all’Onu, gli Stati Uniti e Israele adesso ammoniscono che il successo di un simile sforzo non porterà ai risultati attesi dai palestinesi.

Lo status di osservatore garantirà ai palestinesi l’accesso alle agenzie Onu e alla Corte penale internazionale, dove potrebbero presentare formalmente istanza contro il regime israeliano.

«È un illuso chiunque creda che la risoluzione porterà ai risultati voluti dai palestinesi, ovvero vedere il loro Stato vivere  in pace affianco a Israele», ha dichiarato mercoledì il portavoce del dipartimento di Stato americano Victoria Nuland.

«Siamo contrari a questo intervento e lo consideriamo un errore. La nostra è una decisione immutabile e abbiamo chiesto ai palestinesi di tornare sui loro passi», ha aggiunto.

Il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, arriverà all’Assemblea generale dell’Onu forte di un largo appoggio, per chiedere che la Palestina sia presente alle Nazioni Unite non più in qualità di “entità osservatrice” ma di “stato osservatore”.

William J. Burns, vice segretario di Stato americano, e David Hale, inviato speciale degli Usa in Medio Oriente, hanno incontrato Abbas nel suo albergo di New York, per esprimere la preoccupazione di Washington per la possibile approvazione all’Onu del progetto di risoluzione palestinese.

Intanto le autorità israeliane hanno cominciato a sminuire l’importanza del progetto di risoluzione palestinese e a moderare i toni delle minacce.

Mark Regev, un portavoce del governo israeliano, ha dichiarato che il regime di Tel Aviv risponderà in modo proporzionato alle azioni intraprese dai palestinesi successivamente al voto.

Il portavoce del ministro degli Esteri israeliano, Yigal Palmor, ha dichiarato a sua volta che da parte di Israele non ci sarà una risposta automatica.

«Aspettiamo di vedere dove vogliono arrivare i palestinesi», ha detto per poi aggiungere che «se questo diventerà un mezzo per continuare a fronteggiare Israele e gli altri organi delle Nazioni Unite, ci sarà una ferma risposta. Altrimenti, no».

Traduzione di Valentina Iacoponi

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