Israele raggiunge un accordo con Facebook per arginare l’attivismo anti israeliano

14344847_10154460598233397_3266132229688591339_nPIC. Lunedì 12 settembre, i media israeliani hanno annunciato che Facebook e il governo di Netanyahu hanno raggiunto un accordo che prevede la creazione di un team incaricato di combattere il fenomeno dei post di “incitamento” anti-israeliani che compaiono sul sito del colosso dei social, e soprattutto per quanto riguarda le dichiarazioni anti-occupazione.

In un comunicato congiunto del ministro della Giustizia Ayelet Shaked e del ministro dell’interno Gilad Erdan si afferma: “L’incontro è stato richiesto da Israele basandosi sul fatto che Facebook ha la capacità, la responsabilità e la volontà di mitigare l’incitamento all’odio ed al terrorismo all’interno del suo network”.

I ministri israeliani, che appartengono ad uno dei governi più estremisti di tutta la storia di Israele, affermano che anche le critiche all’occupazione, agli omicidi sommari e l’appoggio alle proteste anti-occupazione si configurano come “incitamento al terrorismo”.
Il Times di Israele riporta, inoltre, citando la dichiarazione congiunta che “è un dato di fatto che internet è diventato un’incubatrice in cui covano terroristi e che sta fomentando la nuova ondata di terrorismo e noi dobbiamo combattere insieme per prevenire questo fenomeno. Le compagnie operanti su internet devono e possono fare molto di più”.

Secondo il sito TeleSUR.TV.net, il ministro della giustizia Shaked, che aveva in precedenza etichettato tutti i palestinesi, inclusi donne e bambini, come “il nemico”, ha poi approfittato dell’anniversario dell’11/9 per richiedere un giro di vite contro l’attivismo palestinese contro l’occupazione israeliana.
La stessa fonte ricorda, inoltre, che durante la Guerra di Gaza del 2014, molti israeliani utilizzarono le piattaforme social per fomentare l’uccisione di palestinesi.

TeleSUR afferma inoltre che lo scorso anno, quando un soldato israeliano fu arrestato per aver sparato ed ucciso a bruciapelo un palestinese ferito, i suoi commilitoni utilizzarono Facebook per elogiare l’omicidio, mentre gli estremisti israeliani giustificarono il crimine e chiesero il rilascio del soldato.
“La stessa Shaked che si dice preoccupata dell’incitamento telematico alla violenza, utilizzò Facebook per condividere un articolo dello scrittore israeliano Uri Elitzur che nel testo chiamava i bambini palestinesi “piccoli serpenti”.
Oppure, citando un altro caso, lo stesso ministro pubblicò un post in cui tutti i palestinesi erano da considerare come “il nemico” e per questo erano obiettivi legittimi del fuoco israeliano.
“Questa è una guerra tra due persone. Chi è il nemico? Il popolo palestinese”, questo è quanto si legge in un post pubblicato da Shaked nel 2015.

Alcuni osservatori hanno affermato che Facebook e Israele hanno sviluppato una relazione molto stretta nel corso degli ultimi anni orientata a modificare le politiche del sito rendendole più morbide nei confronti di Israele e cercando allo stesso tempo di reprimere l’attivismo anti-occupazione.

Traduzione di Mafalda Insigne

 

 

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