Israele rinnova la legge sulla restrizione delle unioni familiari condannata come ‘apartheid’

 

Betlemme-Ma’an. Il parlamento israeliano, Knesset, ha rinnovato lunedì scorso, per il 14° anno consecutivo, la controversa legge “Cittadinanza ed Accesso ad Israele” che pone severe limitazioni ai Palestinesi che vivono nei territori occupati sposati con cittadini israeliani, mentre i membri palestinesi del parlamento hanno denunciato l’azione definendola una mossa “razzista ed una dimostrazione di apartheid” contro i cittadini palestinesi di Israele.

Le legge è stata prorogata con 57 voti favorevoli e 16 contrari, secondo una dichiarazione diffusa dal Knesset.

La legge si applica ai Palestinesi che vivono nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza assediata, e a chi abbia nazionalità iraniana, libanese, siriana ed irachena – e può essere applicata a tutti quei cittadini originari di paesi che il governo di Israele ritiene essere una minaccia alla propria sicurezza.

Tuttavia, la legge ha colpito principalmente i cittadini palestinesi di Israele, che costituiscono il 20% di tutta la popolazione di Israele, e che spesso si sposano con Palestinesi della Cisgiordania occupata. 

Nonostante la Suprema Corte israeliana abbia impedito che questa legge provvisoria venisse introdotta come legislazione permanente, il governo israeliano ha prorogato le misure di sicurezza temporanee tutti gli anni, a partire dal 2004.

‘Punizione collettiva’

Le legge è stata rivista nel 2005 per permettere al comando militare israeliano di concedere le esenzioni alle donne palestinesi oltre i 25 anni e agli uomini oltre i 35, provenienti dalla Cisgiordania occupata. Però, secondo il gruppo israeliano per i diritti Hamoked, i permessi sono solo temporanei e non forniranno lo status civile di sposato o qualsiasi altro diritto sociale.

Inoltre, coloro che hanno il diritto ad entrare temporaneamente o a restare in Israele devono essere sottoposti ad un duro controllo di sicurezza almeno una volta all’anno e può essere negato l’accesso in Israele se si tratta di persone considerate una “minaccia alla sicurezza”, politica questa che Hamoked ha definito “punizione collettiva”, dato che una richiesta palestinese può essere respinta se un componente della famiglia estesa è considerato un “rischio per la sicurezza”.

Una dichiarazione rilasciata da Amnesty International a febbraio faceva notare che questi “rischi per la sicurezza” vengono definiti a grandi linee e possono comprendere il lancio di pietre contro un militare israeliano o il coinvolgimento in attività politiche nei territori palestinesi.

Il membro del Knesset e presidente degli affari esteri e della difesa di Israele Avi Dichter, del partito di destra del Likud, ha affermato che la legge si rendeva necessaria “alla luce del coinvolgimento dei Palestinesi negli attacchi terroristici” e per il fatto che “le carte di identità israeliane permettono libertà di movimento ai loro possessori”.

Nella dichiarazione si aggiunge che la recente escalation di violenza nei territori occupati ed in Israele, iniziata nel 2015, ha visto un “incremento significativo nel coinvolgimento nel terrorismo di membri della famiglia o cittadini o residenti legali che si erano trasferiti in Israele” a seguito del ricongiungimento familiare. Questa affermazione non è altro che la reiterazione delle giustificazioni fornite negli anni scorsi e che sono stati respinti dai membri del parlamento palestinese, dato che molti attacchi sono stati compiuti da Palestinesi con residenza a Gerusalemme, i quali non sono interessati dal divieto al ricongiungimento familiare.

Resta un mistero il motivo per il quale la legge sia stata prorogata se, secondo una dichiarazione dello stesso Knesset, la sua attuazione per più di un decennio non si è dimostrata efficace nell’impedire ai Palestinesi di compiere tali attacchi in Israele.

Il membro del Knesset Ahmad Tibi che fa parte della lista comune del fronte politico che rappresenta i partiti guidati da cittadini palestinesi di Israele, ha criticato la legge definendola “anti-democratica” ed ha aggiunto che cinque giudici della Corte Suprema israeliana hanno espresso la loro opposizione alla legge.

Questa legge “minaccia la storia d’amore tra Palestinesi dei fronti opposti della Linea Verde come un complotto contro l’entità sionista” ha affermato Tibi.

L’altro membro del Knesset Masud Ganaim, anche lui della lista comune, ha definito la legge come “punizione collettiva” aggiungendo che le famiglie palestinesi stanno già “soffrendo di povertà a causa di questa legge. E’ quindi arrivato il momento di considerare anche gli aspetti umanitari”.

La legge “non ha niente a che fare con la sicurezza, si tratta solo di razzismo”, ha aggiunto il componente del Knesset Abd al-Hakim Hajj Yahya della lista comune. “Non vi è stata nessuna Intifada per molti anni. L’ONU e l’Unione Europea hanno chiesto al governo di annullare questa legge. Il Ministero degli Esteri americano l’ha definita come una delle leggi più razziste”.

“Apartheid” nello stato ebraico

Anche il parlamentare del Knesset Abdullah Abu Maaruf della Lista comune ha sostenuto che la legge non è “soltanto razzista”, ma si tratta anche di “apartheid contro i cittadini arabi dello stato. Non sono soltanto io ad affermare ciò, è anche l’Alta Corte di Giustizia (la Corte Suprema)”.

Human Rights Watch ha sottolineato nel 2012 i chiari squilibri nelle politiche nazionali israeliane per l’immigrazione quando vengono applicate ai cittadini palestinesi di Israele e quando invece applicate ai cittadini ebrei.

Inoltre il governo israeliano rilascia automaticamente la residenza agli immigrati non ebrei o la cittadinanza dopo un periodo di quattro anni se sono sposati con un cittadino ebreo di Israele, a qualsiasi ebreo viene concessa la cittadinanza automatica in Israele indipendentemente dallo stato civile secondo la legge israeliana sul ritorno del 1950, hanno sottolineato le associazioni per i diritti umani.

Il parlamentare del Knesset Yusif Jabarin della lista comune ha commentato che la legge mostrava una contraddizione nel sostenere di essere una democrazia ed uno stato ebraico. “Se mio figlio si innamora di una ragazza palestinese, questa legge afferma che egli non può vivere con lei nel suo stesso paese. Pertanto, dice al cittadino arabo ‘non è nè la tua famiglia nè il tuo paese’. E poi la gente si chiede che cosa vi sia di discriminatorio in uno stato ebraico”.

Anche il cosiddetto partito sionista “di sinistra” ha condannato il rinnovo della legge, col parlamentare del Knesset Zuheir Bahloul che ha affermato che “l’amore alla fine trionferà. Si celebreranno matrimoni misti in Israele. Non temete il problema demografico, poichè nessuno sta pianificando accordi o complotti contro lo stato. Lasciate che vinca l’amore”.

La legge israeliana distrugge le famiglie palestinesi

Amnesty International ed altre associazioni per I diritti umani hanno evidenziato in molte occasioni che la legislazione israeliana è in contraddizione col diritto internazionale.

Amnesty International ha spiegato in un rapporto del 2017 le difficoltà che I Palestinesi devono affrontare anche quando viene loro concesso il permesso temporaneo, visto che ogni anno i Palestinesi residenti temporaneamente in Israele o Gerusalemme rischiano che il loro status non venga rinnovato a causa della loro attività politica o delle attività dei membri della loro famiglia. Il processo è anche estremamente costoso, dato che molto spesso i Palestinesi devono nominare degli avvocati per assisterli durante il processo.

Questa legge ha distrutto migliaia di famiglie palestinesi, secondo le associazioni per i diritti umani.

Secondo quanto riportato da un rapporto del 2016 dal quotidiano israeliano Haaretz, 9.900 Palestinesi, compresi 247 minorenni, non hanno nessuno status legale in Israele a causa delle restrizioni imposte dalla legge.

Nel frattempo, i Palestinesi che hanno la residenza a Gerusalemme vedono il loro stesso status minacciato se decidono di spostarsi nei territori palestinesi occupati per unirsi alla loro famiglia, dato che i Palestinesi di Gerusalemme subiscono la revoca della loro residenza se non sono in grado di provare il loro “luogo di attività principale” è rimasto a Gerusalemme.

“Israele deve adempiere ai suoi obblighi legali internazionali senza alcuna discriminazione basata su nazionalità, etnia o per altri motivi. Le autorità israeliane devono abrogare questa legge discriminatoria ed assicurare il diritto alla vita familiare ed altri diritti umani di tutti gli individui senza discriminazione”, ha dichiarato Amnesty International.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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