Israele sotto attacco per le aggressioni ai giornalisti e ai media palestinesi

Betlemme-Ma’an.- Le forze israeliane sono state oggetto di una feroce condanna nei giorni scorsi a causa degli attacchi contro giornalisti palestinesi e media, dopo un’incursione notturna contro una società di produzione di media a Ramallah, sabato 29 luglio, e diverse altre aggressioni contro cronisti che seguivano le manifestazioni di massa nei Territori Palestinesi occupati contro le misure di sicurezza alla Moschea Al-Aqsa.

In un’incursione notturna, sabato 29 luglio, le forze israeliane hanno fatto irruzione nella sede di PalMedia, una società di produzione che fornisce trasmissioni a diversi media, tra cui Russia Today, al-Mayadeen, al-Manar e al-Quds news, hanno saccheggiato gli uffici e hanno distrutto le apparecchiature con l’accusa di presunto “incitamento”.

Hanan Ashrawi, membro del Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha denunciato l’incursione in una dichiarazione in cui ha affermato che “le politiche di violenza e di repressione di Israele sono un tentativo estremo di spezzare la fermezza del popolo palestinese” e rappresentano una violazione della legge internazionale per i diritti umani concernente la libertà di espressione.

“Israele si impegna in una politica che colpisce deliberatamente le istituzioni dei media e i giornalisti in Palestina che lavorano coraggiosamente per rappresentare la narrazione umana palestinese e riferire dell’occupazione militare e le sue persistenti politiche di apartheid e di pulizia etnica”, ha affermato Ashrawi.

“Tali politiche israeliane di violenza e di repressione, come i recenti attacchi contro gli operatori palestinesi della stampa dentro e intorno alla Gerusalemme Est occupata, sono un tentativo estremo per spezzare la fermezza del popolo palestinese”.

Ha esortato la comunità internazionale a intraprendere azioni immediate per “frenare la continua violazione del diritto e delle convenzioni internazionale e sostenere i nostri sforzi nonviolenti e diplomatici per cercare giustizia e protezione per il popolo palestinese in tutte le sedi legali internazionali”.

Il Palestinian Center for Development and Media Freedoms (Mada) domenica 30 luglio ha rilasciato una dichiarazione reagendo all’irruzione a PalMedia e a ciò che ha definito un chiaro aumento degli attacchi contro i giornalisti “che svolgono il loro dovere di trasmettere notizie di sedute pacifiche organizzate dagli abitanti di Gerusalemme “.

“L’ampia gamma di attacchi violenti indiscriminati nei confronti dei media e dei giornalisti ribadisce la persistenza delle violazioni dell’occupazione israeliana e l’attacco alle libertà di stampa attraverso vari mezzi violenti”, ha dichiarato la ONG di Ramallah.

“Mada vede questi fatti come mezzi per bloccare l’invio al mondo della vera immagine di ciò che sta accadendo sul terreno e delle politiche che esercita nei confronti dei Palestinesi, e sottolinea altresì l’urgente necessità di perseguire i responsabili di questi attacchi, ancora impuniti”.

Mada ha affermato che, nelle ultime due settimane, ha monitorato decine di violazioni commesse dalle forze israeliane contro i giornalisti a Gerusalemme.

“Questi attacchi comprendevano arresti, percosse, minacce, confisca e distruzione di apparecchiature, impossibilità di seguire gli eventi, interrogatori e il colpire i giornalisti con proiettili e bombe a gas”.

Il corrispondente di Ma’an TV, Mirna al-Atrash, è stata colpita da una bomba di gas lacrimogeno e leggermente ferita al viso durante una manifestazione nella città di Betlemme, in Cisgiordania, il 22 luglio.

Mada ha filmato l’arresto violento del fotoreporter Fayez Abu Rmeila durante una protesta del 25 luglio, aggiungendo che è stato sottoposto a due sessioni di interrogatori dopo essere stato spintonato e picchiato dalla polizia che gli ha anche confiscato il suo ID e la sua scheda di memoria.

Abu Rmeila ha detto a Mada che “a causa di una discussione scoppiata tra me e il poliziotto, mi ha attaccato e minacciato che mi avrebbe rotto la testa se ne avessi parlato male”. Più tardi, al centro di detenzione, ha affermato di essere stato anche picchiato, insultato e maledetto.

Il rapporto di Mada, che comprende le reti locali palestinesi e internazionali come Reuters, elenca almeno altri 11 giornalisti che sono stati attaccati dalla polizia israeliana a Gerusalemme.

I Giornalisti Senza Frontiere hanno altresì condannato il divieto delle forze israeliane ad una copertura mediatica durante la crisi di Al-Aqsa, che era già stata ampiamente denunciata dal Sindacato dei Giornalisti Palestinesi, dal ministero palestinese dell’Informazione, dal Comitato per Proteggere i Giornalisti e da altri.

In una dichiarazione rilasciata venerdì 28 luglio, l’Organizzazione internazionale per la libertà di stampa ha accusato le forze israeliane di usare “intimidazione, divieto di accesso, violenza e arresti per limitare o impedire la copertura mediatica delle manifestazioni e degli scontri scatenati dall’introduzione di ulteriori misure di sicurezza intorno alla Moschea al-Aqsa nella Città Vecchia di Gerusalemme”.

Dopo la precedente incursione nell’ufficio di PalMedia di tre anni fa, i Giornalisti senza Frontiere hanno affermato che l’irruzione si era “aggiunta alla lunga lista di violazioni dei diritti di stampa palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane, con minacce senza fine, arresti e operazioni militari”.

Israele è stato accusato di etichettare ogni media che critica Israele e le sue politiche nelle comunità palestinesi come promotore di “incitamento”: in questo modo soffoca le critiche alle politiche discriminatorie verso i Palestinesi (in Israele, ndr), la cinquantennale occupazione della Cisgiordania e l’assedio decennale della Striscia di Gaza che ha fatto sprofondare il territorio in un’interminabile crisi umanitaria.

A causa delle proteste di Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha anche accusato la rete qatariota Al Jazeera di “incitare alla violenza” a al-Aqsa per la sua copertura degli eventi e ha chiesto alle autorità israeliane di chiudere i loro uffici in Israele.

Traduzione di Edy Meroli

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