Issa: devastanti ripercussioni della Nakba sui cristiani della Palestina

Ramallah-InfoPal. Il Segretario generale dell’organizzazione islamo-cristiana per il sostegno ad al-Quds e ai suoi luoghi santi, Hanna Issa, ha affermato che il conflitto arabo-israeliano ha avuto ripercussioni negative sui cristiani della Palestina, alla stregua dell’impatto generale avuto su tutta la popolazione, deportata fuori dalla propria patria.

In un comunicato stampa diramato mercoledì 15 maggio, in occasione del 65° anniversario della Nakba, Hanna Issa, che insegna diritto internazionale, ha dichiarato che “con la prima guerra arabo-israeliana, scoppiata nel 1948, 750 mila palestinesi abbandonarono la loro terra, diventando rifugiati da un giorno all’altro. Tra i palestinesi che hanno vissuto l’esperienza della diaspora, tra i 40 e i 50 mila sono cristiani, che nel 1948 costituivano un terzo della popolazione cristiana palestinese.

Issa ha richiamato l’attenzione sul fatto che solo a Gerusalemme, nel 1944, la popolazione di fede cristiana contava più 30 mila persone, mentre attualmente, precisamente alla fine del 2012, il numero si era ridotto a cinquemila.

Ha aggiunto che “a causa dell’occupazione del 1967, molti cristiani si trasferirono in Giordania, trovando alloggio ad Amman, poiché lì ebbero più opportunità che a Gerusalemme”. Ha anche sottolineato che “il numero di cristiani palestinesi provenienti da Ramallah e residenti negli Usa, supera di molto quello dei cristiani che vivono ora nella città della Cisgiordania”.

Issa ha spiegato che dopo l’occupazione del 1967 e fino alla fine del 1993, circa 13 mila cristiani sono stati costretti a lasciare i territori palestinesi, 8000 dalla Cisgiordania e 5000 da Gaza.

Il Segretario generale dell’organizzazione islamo-cristiana ha ritenuto il fattore politico, rappresentato dall’occupazione israeliana, in aggiunta alle difficili condizioni economiche e sociali, le principali cause che hanno condotto i cristiani a lasciare i territori palestinesi occupati. Ha aggiunto che un altro motivo della diminuzione della popolazione cristiana è rappresentato dalla sua bassa natalità.

Il professore ha reso noto che i cristiani rappresentano il 20 per cento della comunità palestinese nel mondo, che conta circa 11,6 milioni di persone, tuttavia, quelli residenti nei territori palestinesi,  in Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza rappresentano appena l’1 per cento, in quanto la maggior parte dei cristiani della Palestina vive in altri paesi, per vari motivi, tra cui la presenza dell’occupazione israeliana e la difficile situazione economica.

Ha concluso affermando che “le recenti statistiche indicano che il numero dei cristiani in Cisgiordania occupata è pari a 40 mila persone, meno di cinque mila a Gerusalemme e 1250 nella Striscia di Gaza”. Ha infine ribadito che “i cristiani, insieme ai loro fratelli musulmani, lottano ancora per lo sviluppo e la prosperità della loro patria, la Palestina appunto”.

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