Jamila, vittima di Piombo Fuso: oltre l’handicap, il sogno.

Gaza – Infopal. “Stavo giocando sul tetto della casa con mia sorella e i miei cugini, quando all'improvviso c'è stata una potente esplosione: ho aperto gli occhi e mi sono ritrovata in ospedale, senza gambe. Mio cugino, accanto a me, era nella stessa situazione. Mia sorella e un'altra cugina… erano morti”.

E' con queste parole che Jamila al-Habbash, 16 anni, inizia a raccontare la guerra israeliana contro Gaza, “Piombo Fuso”, di cui cade il primo anniversario in queste settimane, quando gli aerei da guerra hanno bombardato la sua casa, nel quartiere ash – Sha'th, a est della città di Gaza.

“Quando mi sono svegliata in ospedale, due giorni dopo, mi è stato detto che mia sorellina Shatha e mia cugina Isra'a erano state uccise. Ho provato una grande tristezza, perché Shatha era la sorella più vicina a me, il nostro rapporto era molto forte”.

Sfida all'handicap. Jamila è una delle tante persone della Striscia rese disabili dai missili e dalle armi israeliane. Un crimine contro l'Umanità, di cui Israele dovrà rispondere, prima o poi, di fronte ai tribunali internazionali.

Tutte le mattine, appoggiandosi alle gambe artificiali, la ragazza va a scuola per non dissolvere i propri sogni: vuole continuare a studiare e diventare giornalista. Le sembra il mestiere appropriato per far conoscere i crimini israeliani.

Ci ha molto colpiti il positivo stato psicologico di Jamila: “Porto avanti la mia vita in maniera quasi normale e cerco di abituarmi alla mia disabilità: essa non riuscirà a impedirmi di completare i miei studi e di realizzare il mio sogno di diventare una giornalista”.

Jamila e suo cugino Mohammad sono stati per sei mesi a Riyadh, su invito del re saudita, che aveva appreso la loro storia dai media: sono stati curati in un ospedale dove hanno applicato loro le protesi alle gambe. “Quando sono tornata a Gaza – spiega -, gli specialisti del centro as – Sahawa, mi hanno informato che le gambe non erano compatibili e che il mio corpo le stava rigettando…, ma con il passare del tempo mi sono adattata a esse”.

Inizio del sogno. Jamila si è iscritta al club del “Piccolo giornalista”, un'associazione culturale che raccoglie centinaia di ragazzini dotati di grande talento e volontà, per aiutarli a sviluppare le loro capacità tecniche e giornalistiche. Lì, ha iniziato ad apprendere le tecniche di scrittura giornalistica, e dopo qualche giorno ha raccontato l'evento traumatico che l'ha deprivata delle gambe.

Le ambizioni di Jamila non si sono fermate qui: si è iscritta a diversi circoli culturali nella Striscia di Gaza e ha partecipato a numerosi concorsi culturali per dire a tutte le persone disabili che l'handicap è “nella mente e non nel corpo”: “La disabilità del corpo non mi priverà di vivere la mia vita e di realizzare i miei sogni. Il mio sogno di far conoscere a tutti i crimini di Israele”.

Jamila ha infine lanciato un appello alle organizzazioni internazionali che si occupano di infanzia, affinché prendano in considerazione i bambini della Striscia di Gaza che stanno soffrendo a causa dell'ingiusto assedio israeliano e per la perdita dei loro più elementari diritti alla vita, in particolare il loro diritto a giocare e a studiare.

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