La burocrazia israeliana dà il meglio di sé.

La burocrazia israeliana dà il meglio di sé

Di B. Michael
Ynet, 25.10.08

B. Michael racconta la storia del malato di Gaza in attesa del permesso
di raggiungere un ospedale israeliano

Ho raccontato, più di una volta, la storia di malati la cui richiesta di
lasciare i territori palestinesi per ricevere un trattamento medico
salvavita era stata rifiutata dallo Shin Bet. Malgrado la gravità della
malattia, e benché fossero assolutamente indifesi, erano stati definiti
"rischi per la sicurezza": le richieste erano state respinte.

Tuttavia, alla fine dei conti, alcuni riescono in conclusione ad avere
approvata la richiesta. Ecco una di queste storie.

L’anno scorso, a Muhammad Abu-Amro, di 58 anni, era stato trovato un
cancro all’intestino; la detestabile malattia si era diffusa ad altre
parti del corpo. Gli ospedali di Gaza non sono in grado di trattare casi
così gravi di cancro: mancano degli apparecchi e della specializzazione
necessaria. Muhammad, di conseguenza, era stato indirizzato urgentemente dai medici all’ospedale Ichilov di Tel Aviv, che ha le attrezzature, le
capacità e le conoscenze necessarie. Questo nel marzo 2008.

Muhammad aveva presentato, come d’uso e come necessario, una richiesta alle autorità competenti per poter arrivare a Tel Aviv e ricevere il
trattamento in grado, forse, di salvargli la vita — certamente, di
prolungarla e renderla migliore.
La richiesta è stata rifiutata. Per motivi di sicurezza, naturalmente.
Lo Shin Bet ha deciso che Muhammad, l’uomo e il cancro, costituivano un
rischio per la sicurezza dello Stato di Israele. La famiglia ha
ripresentato assai di frequente la richiesta — che, con la medesima
frequenza, è stata respinta.

Intanto, il tempo ed il cancro hanno compiuto il loro lavoro. Tuttavia,
benché la malattia peggiorasse, pare che non si riducesse il "rischio
securitario" inerente a Muhammad. La richiesta continuava ad essere
respinta. Dei parlamentari hanno compiuto seri tentativi, fonti
internazionali hanno esercitato pressione, il gruppo dei Medici per i
Diritti Umani ha supplicato… ma nulla è servito.

E così, sono passati sette mesi. Il cancro ha continuato a corrodere
Mohammed, le cui condizioni continuavano a peggiorare. Tuttavia, lo Shin
Bet insisteva: non gli permetteremo di entrare. L’uomo appena capace di
stare in piedi era ancora un "rischio per la sicurezza".

Sembrava che tutte le speranze fossero perdute, ma poi è arrivato il
grande giorno: il 13 ottobre 2008. Rappresentanti dell’esercito hanno
annunciato, tramite il gruppo dei Medici per i Diritti Umani, che la
richiesta di Muhammad era stata approvata. Ha il permesso di uscire
dalla prigione di Gaza, di arrivare all’ospedale Ichilov, e di ricevere
il trattamento necessario. Chi ci avrebbe mai creduto? Sette mesi di
pressione e di attesa hanno finalmente dato frutto, e grandi sono stati
i festeggiamenti.

Solo un piccolo dettaglio li ha smorzati: otto giorni prima, il 5
ottobre 2008, Muhammad Abu-Amro era passato a miglior vita. Spirato. Morto.
Ed ecco che l’efficienza burocratica dà il meglio di sé: è appena
passata una settimana da quando Muhammad Abu-Amro ha smesso di
costituire un "rischio per la sicurezza", ed ha già ricevuto il permesso
dello Shin Bet di vedere un medico. Non è entusiasmante?
Questa è anche una lezione importante per tutti i malati della Striscia
di Gaza, che cercano di lasciarla per ottenere un trattamento medico:
volete che le richieste siano considerate in modo rapido ed efficiente?
Siate per cortesia così gentili da morire in fretta. Questo renderà
veramente più semplice approvarle.

Testo inglese: http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3612822,00.html

Traduzione di Paola Canarutto

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