La denuncia: le forze di sicurezza dell’Anp violano i diritti umani e collaborano con Israele

Memo. Un rapporto pubblicato dall’Organizzazione araba per i Diritti umani in Gran Bretagna (Aohr) ha evidenziato l’abuso di tali diritti da parte delle agenzie di sicurezza gestite dall’Autorità Palestinese. Mentre il popolo palestinese vive sotto la terribile occupazione israeliana, il rapporto afferma che i suoi diritti sono compromessi dalle “azioni arbitrarie” dei servizi di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).

L’Aohr sostiene che l’Autorità Palestinese sia “corrotta”. In particolare, la disastrosa situazione economica in cui versa oggi il popolo palestinese distoglie l’attenzione dagli abusi delle forze di sicurezza palestinesi che collaborano con le relative agenzie israeliane.

Il rapporto si riferisce al periodo tra gennaio e luglio 2012 durante il quale l’Aohr ha osservato il livello delle detenzioni politiche, delle citazioni in giudizio, dei licenziamenti, delle torture e maltrattamenti ai danni degli uomini e delle donne palestinesi. L’analisi è basata sulle informazioni fornite dai detenuti, dalle loro famiglie, da testimoni oculari e da alcune Ong. Inoltre si riferisce a relazioni pubblicate dal Congresso degli Stati Uniti e a documenti emessi dalla Eupol (European Union Police Mission) che mostrano l’ammontare dell’aiuto finanziario a favore delle agenzie di sicurezza dell’Autorità Palestinese.

E’ stato chiesto ad un campione di 300 detenuti di rispondere a delle domande sulla loro detenzione da parte dell’Anp, nonché da parte del governo israeliano. In particolare, sull’impatto che ha avuto il periodo di prigionia sulla loro vita e sulla questione palestinese. Al fine di fornire un quadro più preciso dell’entità degli abusi, è stato necessario includere nei risultati della ricerca le violazioni perpetrate dagli organismi di sicurezza dell’Autorità Palestinese nel corso degli ultimi cinque anni.

I dati raccolti dal giugno 2007 alla fine del 2011, indicano che le forze di sicurezza palestinesi hanno arrestato 13.271 cittadini palestinesi, il 96% dei quali è stato sottoposto a vari metodi di tortura che hanno portato alla morte di sei persone e hanno provocato malattie croniche in altri prigionieri.

Il rapporto afferma che il 99% dei detenuti che è stato posto sotto detenzione da Israele, è stato poi arrestato dall’Autorità Palestinese con le stesse accuse.

Nello stesso periodo l’esercito israeliano ha condotto campagne di detenzione e rastrellamenti che hanno portato all’arresto di migliaia di palestinesi. Secondo dati ufficiali il numero preciso è di 9.765, di cui la maggior parte era stata già detenuta dall’Anp in passato. In generale, sono stati condannati in base a presunte confessioni estorte sotto tortura dagli ufficiali di sicurezza palestinesi.

Dall’inizio del 2011, l’Anp avrebbe diminuito le detenzioni politiche e posto fine alle torture sistematiche, ma l’Aohr afferma che i dati raccolti nel 2012 dimostrano il contrario. Il rapporto riferisce che è stata condotta una campagna di convocazioni e detenzioni ai danni di molte persone già in precedenza detenute dall’agenzie di sicurezza palestinesi e israeliane per lunghi periodi.

Tra gennaio e luglio 2012, le agenzie di sicurezza palestinesi hanno arrestato 572 cittadini e hanno convocato 770 persone, tra cui donne e anziani, spesso costrette ad aspettare tutto il giorno prima di essere interrogate. Alcune venivano convocate tutti i giorni, settimane su settimane, altre erano sottoposte agli arresti domiciliari. Nello stesso periodo vi sono state anche incursioni nelle università, negli ospedali e nelle case con lo scopo di arrestare le persone che volevano protestare contro l’occupazione israeliana.

L’Aohr afferma che gli ufficiali dell’Autorità Palestinese hanno inoltre sequestrato attrezzature e denaro, che spesso non si trovavano più dopo le ricerche.

Non è noto il numero esatto di detenuti nelle carceri palestinesi, anche se oscillerebbe tra le 40 e le 85 persone. Le diverse agenzie di sicurezza dell’Autorità Palestinese dispongono di circa 43 unità, tra cui la prigione centrale e vari centri di detenzione.

I presunti metodi per mantenere la sicurezza comprenderebbero anche il licenziamento di lavoratori come ulteriore forma di oppressione. Il rapporto sottolinea che almeno 73 persone sono state licenziate nel periodo preso in analisi, inoltre si stima che circa 3200 cittadini sono stati vittima della stessa ingiustizia dal 2005. In più gli studenti che vengono posti sotto “registro di sicurezza” non riescono a trovare lavoro, a prendere la patente o ad aprire un’attività in proprio.

L’Aohr rende noto che le attività di sicurezza dell’Anp sono regolarmente svolte in piena collaborazione con l’autorità d’occupazione israeliana. Nello stesso periodo, gli israeliani hanno posto sotto detenzione circa 1300 Palestinesi, il 30% dei quali sono bambini. Le città di Gerusalemme e Hebron sono state protagoniste delle maggiori operazioni d’arresto, con 550 cittadini arrestati a Hebron e 80 bambini a Gerusalemme. Vale la pena notare che le detenzioni e gli arresti effettuati dall’Autorità Palestinese superano quelli eseguiti dagli Israeliani.

Nonostante le gravi violazioni dei diritti umani da parte delle agenzie di sicurezza palestinesi, quest’ultime continuano ad essere sostenute dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. L’Aohr sostiene che secondo documenti ufficiali, gli Stati Uniti hanno fornito un generoso aiuto economico, si stima circa 658,4 milioni di dollari dal 2007. Per il prossimo anno 2013, l’amministrazione Obama ha disposto un extra di 70 milioni di dollari. Gli Usa si sono inoltre impegnati nella formazione di 6000 militari. Finora sono state addestrate otto unità militari, ognuna composta da 500 ufficiali. Per quanto riguarda l’Unione Europea, l’Aohr afferma che sono stati stanziati circa 9 milioni di dollari tramite l’Eupol (European Union Police Mission) per l’addestramento delle forze di polizia dell’Autorità Palestinese e per lo sviluppo del dipartimento di giustizia penale. Circa 7500 ufficiali di polizia sono già stati addestrati.

Il gruppo per la tutela dei diritti umani esprime grande timore in quanto gli abusi dell’Autorità Palestinese, alla luce della Primavera Araba, rimangono impuniti in totale spregio delle richieste del popolo che esige libertà e dignità. L’Anp, continua l’Aohr, sembra essere ignaro dei fattori che hanno portato alla caduta dei regimi tirannici in tutta la regione. Non si può assolutamente accettare che lo stesso diventi un altro strumento di sicurezza dell’occupazione israeliana, rendendo vana ogni legittima aspirazione di libertà e autodeterminazione del popolo palestinese.

In più l’Aohr va oltre, sostenendo che le violazioni dei diritti umani da parte dell’Autorità Palestinese ai danni dei palestinesi hanno peggiorato la situazione già terribile a causa dell’occupazione israeliana e hanno indebolito la lotta nazionale per l’autodeterminazione. Nel rapporto si legge che risulta evidente che l’Anp non ha imparato nulla dall’esperienza con Israele o dalle rivolte nei Paesi arabi. Al contrario, esso rimane fermamente impegnato nella sua campagna di detenzione e collaborazione con progetti stranieri che mirano solo a distruggere ogni tentativo del popolo palestinese di ottenere la libertà.

Siccome l’Anp ha ottenuto lo status di osservatore presso le Nazioni Unite, è ora necessario che i suoi leader accettino di rispettare le leggi e convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani sia in tempi di guerra che di pace. Lo Stato palestinese deve essere costruito basandosi sui diritti alla vita e alla libertà del proprio popolo.

In conclusione, l’Aohr insiste sul fatto che dopo l’ultima offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, ogni forma di cooperazione tra l’Anp e Israele deve terminare. Inoltre l’organizzazione afferma che la responsabilità di queste violazioni dei diritti umani è da attribuirsi al presidente palestinese Mahmoud Abbas, e rivolge un appello al Segretario Generale delle Nazioni Unite, alla Lega Araba e all’Organizzazione di Cooperazione Islamica al fine di fare pressione su Abbas per fermare la politica di detenzione che danneggia i diritti di tutti i palestinesi.

Traduzione per InfoPal a cura di Elisa Ticinelli

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