La dura vita dei bambini palestinesi nelle prigioni di Israele.

"Minore: ogni essere umano di età inferiore a 18 anni". Convenzione sui diriti dell’Infanzia. Disposizione dell’ONU per la protezione dei minori privati di libertà. 

Gaza – Infopal. L’associazione Waed per la Difesa dei Diritti umani ha reso noto che le autorità di occupazione israeliane, dall’inizio dell’Intifada di al-Aqsa a oggi, hanno arrestato più di 3500 bambini. Attualmente 340, tra cui 7 ragazzine, si trovano ancora in carcere.

I giovani detenuti vivono in condizioni molto difficili. Essi sono rinchiusi in diversi centri: 104 sono nella prigione Talmud, 80 a Ofer, 38 nel Negev, 54 a Megiddo, il resto si trova in altre strutture.

213 bambini stanno già scontando una condanna, 107 sono in attesa di processo, e 10 sono agli arresti amministrativi, cioè senza accusa e processo.

Il primato nella detenzione di minori arrestati spetta alla città di Nablus, con 83 sequestri; segue Betlemme con 52; Ramallah con 50.

Il rapporto spiega che 82 bambini sono sotto i 15 anni, di cui 2 minori di 13 anni. 450 sono sono stati arrestati quando erano bambini e diventati maggiorenni in prigione. Il 99% dei minori arrestati hanno subito torture di vario tipo e percosse.

Bambini malati. L’associazione Waed ha sottolineato che le leggi internazionali parlano con chiarezza della necessità di prestare cure mediche ai detenuti: gli articoli 91 e 92 della Convenzione di Ginevra richiedono che in ogni prigione sia presente un’infermeria adeguata, diretta da un medico specializzato, dove i detenuti possano ricevere le cure gratuitamente. Ai prigionieri devono essere garantiti controlli medici almeno una volta al mese. Essi hanno diritto all’alimentazione, all’igiene, e, almeno una volta all’anno, a esami radiografici.

Tuttavia, le direzioni carcerarie –  sia quella appartenenti all’esercito sia all’Ente delle Prigioni – non rispettano tali regole internazionali, anche quando i prigionieri sono minorenni o malati.

Tra i bambini detenuti ci sono 100 malati, cioè, il 30%. Essi sono privati delle cure mediche: spesso viene loro somministrato l’Acamol come cura per tutte le malattie. Sovente nelle infermerie delle prigioni non c’è un medico, ma solo un infermiere. Le direzioni carcerarie non permettono neanche che i bambini siano curati fuori dalla prigione.

Le cause principali della diffusione delle malattie sono la sporcizia, la presenza di insetti e di topi. La mancanza di igiene, in particolare, aiuta la diffusione delle malattie della pelle. Attualmente, tra i detenuti ci sono anche 18 ragazzini feriti, 10 soffrono di dolori alla testa e altri 8 hanno problemi psicologici.

Privazione dei diritti. Il rapporto spiega che le autorità di occupazione privano i bambini detenuti del minimo dei diritti garantiti loro dalle convenzioni internazionali: diritti basilari, senza distinzione di fede, razza o sesso. Tali diritti comprendono quello di avere, per esempio, un avvocato, di conoscere il motivo dell’arresto e, per la famiglia, quello di sapere dove è rinchiuso il proprio figlio; il diritto a un processo, a opporsi alle accuse, ad avere un contatto con il mondo esterno, a ricevere un trattamento umano.

La detenzione di minori nelle prigioni israeliane viola l’art. 33 della Convenzione sulla Protezione del Bambino che recita: "Gli stati coinvolti devono adottare i mezzi necessari per proteggere il bambino dall’uso illegale delle droghe o dei prodotti che influiscono negativamente sul suo cervello, in base agli accordi internazionale correlati". Mentre l’art. 34 prevede: "I paesi coinvolti promettono di proteggere il bambino da ogni forma di sfruttamento e dalle violenze sessuali".

Condizioni di arresto molto dure. Il rapporto aggiunge che i bambini detenuti nelle prigioni vivono in condizioni disumane e che neanche il minimo di quanto garantito loro dalle leggi internazionali viene soddisfatto: il cibo è poco e di pessima qualità, manca l’igiene, ci sono molti insetti, gli spazi sono affollati, poco areati, scarsamente illuminati e promiscui (cioè, con adulti presenti nelle stesse celle), le cure e l’istruzione scolastica sono assenti, mancano i vestiti. Vivono isolati dal mondo esterno e sono privati delle visite dei famigliari, mancano gli assistenti sociali e spesso si trovano a vivere rinchiusi insieme a criminali.

Al danno si aggiunge la beffa: le autorità di occupazione hanno un forte ritorno economico prodotto da sanzioni molto alte. Nessuna condanna, infatti, viene comminata senza una "multa" di 10 mila shekel (2000 dollari). Ciò aggrava le già drammatiche condizioni economiche delle famiglie.

Testimonianze. Un ragazzino di 17 anni di Betlemme, arrestato dalle forze di occupazione israeliane due mesi fa, ha raccontato che un grande spiegamento di militari invase la sua abitazione, a mezzanotte. Fu bendato, legato e portato via su una jeep verso la colonia di Maale Adumim. Lì venne rinchiuso in una stanza per essere interrogato. A quel punto iniziarono le torture: fu percosso finché non cadde a terra. Poi, i soldati lo picchiarono con un bastone. Tale situazione durò diverse ore. Una lampada venne puntata a lungo contro la sua faccia, provocandogli ustioni, visibili fino ad oggi sul viso e sul naso. Poi, fu la volta delle minacce con un cane feroce, in Abu Ghraib style. Durante l’interrogatorio, che durò fino al mattino successivo, lo obbligarono a firmare documenti in lingua ebraica senza che egli ne conoscesse il contenuto. Venne infine trasferito, con gli occhi bendati, al campo militare di Abu Dis, denominato al-Jabal (il monte). Durante il tragitto, i soldati continuarono a picchiarlo. Quattro ore dopo fu trasportato nella prigione di Etzion, dove i soldati lo spogliarono in maniera umiliante e disumana, per perquisirlo. Il ragazzino si trova attualmente ancora rinchiuso in quella prigione 

L’associazione Waed ha denunciato l’insistenza delle autorità israeliane nel trattenere i minori nelle prigioni, senza includerli nelle liste dei detenuti da "liberare" nel "gesto di buona volontà" verso il presidente Mahmoud Abbas.

Mentre agli occhi dei media, e dunque dell’opinione pubblica internazionale, Israele fa mostra di "magnanimità" liberando gruppi di prigionieri palestinesi, l’esercito sequestra decine e decine di cittadini, bambini compresi, che vanno a sommarsi alle migliaia già imprigionati.

Contro ogni convenzione internazionale, Israele considera i bambini arrestati dei "terroristi", ma questo non provoca scandalo alcuno nella cosiddetta "comunità internazionale". 

L’associazione ha rivolto un appello alle Nazioni Unite, alla commissione internazionale della Croce Rossa e a tutte le organizzazioni umanitarie affinché esercitino pressioni sul governo israeliano e lo inducano a rispettare la IV Convenzione di Ginevra e le convenzioni sull’Infanzia.

 

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