La dura vita di un villaggio beduino: le avversità create dall'occupazione israeliana in una regione che sfugge all'attenzione dei Media

Valle del Giordano – Pal-Info. Il villaggio di Jevtalek si trova a nord della Valle del Giordano e, il territorio sul quale sorge, è ricco di acqua quindi, rispetto alla terra circostante è decisamente più fertile.

Tuttavia, i suoi abitanti non riescono a beneficiarne e non possono sfruttare questa presenza idrica perché le misure restrittive imposte dall'occupazione israeliana non risparmiano terra e popolazione nemmeno nella Valle del Giordano.

Prima dell'occupazione israeliana, a Jevtalek vivevano principalmente famiglie di beduini che si erano stanziati.

Nonostante le scarse infrastrutture presenti sul territorio (rete elettrica, sistemi d'erogazione idrici, telefono e strade erano assenti), la comunità riusciva ancora a praticare l'agricoltura.

Uno degli abitanti di Jevtalek racconta che la comunità non ha diritto a costruire case perché Israele ha classificato l'intera area come 'zona militare'.

Gli ordini di demolizione hanno colpito la maggioranza delle abitazioni della comunità; in due anni 18 abitazioni sono state abbattute con la ricorrente motivazione della 'mancanza di licenza di costruzione'.

Per questo, le abitazioni sono costruite, in gran parte, con il fango; in tal modo, si cerca di velocizzare i tempi di ricostruzione ogni volta che sopraggiungono i bulldozer israeliani.

“Le autorità di occupazione stanno cercando di provocare un'emigrazione volontaria, scoraggiando il nostro modo di vivere. Noi invece resteremo nelle nostre case di fango e non abbandoneremo la nostra terra”, confida l'uomo.

Privati delle risorse idriche

Nonostante la Valle del Giordano abbia un potenziale di terreni agricoli di 13.000 dunumi (circa 13.000 ettari), a partire dall'occupazione israeliana del 1967, le autorità di occupazione hanno posto il divieto di trivellazione di pozzi e non concedono più licenze.

Nell'area intorno il villaggio di Jevtalek, sono presenti ben 36 pozzi; il loro sfruttamento è interdetto alla comunità beduina e Israele ne destina l'uso esclusivo ai limitrofi insediamenti 'illegali' israeliani.

Qualcuno confida. “Ogni mattina ci mettiamo alla ricerca della minima fonte d'acqua per bere o per le nostre colture. È umiliante sentire l'acqua che scorre nei tubi destinati alle colonie israeliane”.

Privati dell'elettricità

Gli abitanti di Jevtalek sono costretti a condurre una vita a livelli 'primitivi'; oltre all'acqua, anche la fornitura di elettricità è controllata da Israele è preclusa alla comunità beduina con tutti i disagi conseguenti alla mancanza dei servizi fruibili solo grazie all'elettricità.

Halima Smeirat, è un'attivista di un gruppo di donne del villaggio di Jevtalek.

Ci racconta casi di disagio, storie e i numerosi incidenti ai danni dei membri della comunità di beduini.

“Tutti soffrono il caldo, non possiamo avere condizionatori e, quando le temperature raggiungono livelli intollerabili, i tetti di zinco e di amianto creano della cappe infernali e rappresentano una minaccia alla salute delle fasce più vulnerabili della comunità come anziani e bambini. In cerca di refrigerio, molti ragazzi riparano verso qualche lago ma, la situazione igienica (l'area è infestata da serpenti e scorpioni) è precaria e avremmo numerose storie di bambini annegati da raccontare”.

Prosegue Halima: “Senza elettricità siamo isolati del tutto dal resto del mondo; i nostri ragazzi non possono essere istruiti, non avranno un computer, nessuno potrà guardare una TV. Le donne lamentano l'impossibilità di avere un frigorifero per conservare i cibi e gli anziani quasi non vivono”.

Nuovi mattoni di fango, acqua, terriccio e fieno

Gli abitanti di Jevtalek hanno trovato degli espedienti per abbassare i costi di costruzione, ogniqualvolta, le autorità di occupazione demoliscono le loro abitazioni.

Così hanno iniziato a produrre dei mattoni impastando fango, terriccio, acqua e fieno e, la ricostruzione risulterà anche meno costosa.

Reincarnando un altro esempio della straordinaria capacità di risollevarsi e di ricostruire che, gli abitanti di questa terra dimostrano al resto del mondo, compare Sa'id Abu Rabi'.

L'uomo, che attualmente vive con la sua famiglia in una stanza costruita con della plastica, ha iniziato a fabbricare i mattoni per la nuova casa.

Tutta la Valle del Giordano riceve scarsa attenzione da parte dei Media e a livello internazionale, passano – quasi del tutto – inosservate le violazioni israeliane ai danni delle comunità di beduini che popolano i villaggi della regione.

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