La Giordania recupera due prigionieri e si interroga sugli altri 22 ancora detenuti nelle carceri israeliane

Amman – Quds Press. Dopo intensi sforzi ufficiali culminati con il ritiro dell’ambasciatore giordano da Tel Aviv e coadiuvati da un efficace movimento popolare nonché dallo sciopero della fame sostenuto dai diretti interessati, le autorità dell’occupazione hanno deciso di rilasciare i detenuti Hiba al-Labadi (trentaduenne) e Abd al-Rahman al-Mi’ry (ventinovenne). Permangono tuttavia gli interrogativi riguardanti gli altri 22 prigionieri giordani ancora rinchiusi nelle carceri israeliane.

Accoglienza di massa,

Una gran folla di Giordani si è riunita nei pressi del ponte “re Hussayn”, a ridosso del varco di Karama, per riabbracciare al-Labadi ed al-Mi’ry, i cui volti mostravano chiaramente i segni delle malversazioni e delle malattie subite durante gli oltre due mesi di prigionia.
I due ex detenuti hanno colto l’occasione per manifestare la propria gratitudine per gli sforzi condotti al fine della loro scarcerazione, prima di essere trasferiti all’ospedale “Città della Medicina” di Amman per essere sottoposti alle necessarie cure.

La trentaduenne Al-Labadi fu arrestata il 20 agosto scorso, quando in compagnia della madre era giunta al varco di Karama al fine di presenziare alle nozze di una sua parente presso Nablus. La ragazza fu poi trasferita alle strutture del centro dell’intelligence israeliana di Petah Tikva, presso Tel Aviv, dove per un mese fu sottoposta a interrogatori e torture, subendo inoltre l’interdizione alla visita dei familiari. Dopo 33 giorni di detenzione ingiustificata, il tribunale dell’occupazione stabilì il prolungamento del fermo per altri cinque mesi, disponendo il trasferimento della prigioniera presso la casa circondariale di Damon.

Il ventinovenne Abd al-Rahman al-Mi’ry fu arrestato lo scorso 8 settembre in circostanze estremamente simili, vale a dire dopo aver attraversato il varco di Karama per recarsi al matrimonio di un parente in Cisgiordania. Malato di cancro, il giovane ha visto le proprie condizioni peggiorare notevolmente durante la prigionia.

Che ne sarà degli altri 22?

La scarcerazione di al-Labadi ed al-Mi’ry ha fatto emergere con ancor più insistenza il più importante degli interrogativi: quale sarà il destino degli altri 22 detenuti giordani? Ne ha parlato a Quds Press il portavoce della Fratellanza Musulmana, Muaz al-Khawalda, sottolineando che “il governo di Amman è al lavoro al fine di ottenere la scarcerazione di tutti i 22 compatrioti ancora rinchiusi nelle carceri sioniste, alcuni dei quali furono arrestati 19 anni fa”.

Il portavoce ha inoltre precisato che “l’amministrazione giordana dovrà ricorrere ad ogni risorsa a sua disposizione allo scopo di mettere pressione al governo israeliano ed ottenere la scarcerazione di tutti i nostri prigionieri. Il caso dei due detenuti appena rilasciati ha dimostrato che Amman è assolutamente in grado di perseguire questo obiettivo”.

Sabato scorso (02/11) il quotidiano ebraico Maaretz aveva svelato l’intenzione di Israele di mostrare maggior flessibilità in riferimento ai casi di al-Labadi ed al-Mi’ry, spinta dalla volontà di non esacerbare ulteriormente le relazioni con Amman nonché dalla pressione imposta dal richiamo dell’ambasciatore giordano a Tel Aviv.

Traduzione per InfoPal di Giuliano Stefanoni

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