La nave americana si dice ‘pronta a partire’, altre navi presentano problemi

Betlemme – Ma'an. Gli organizzatori della nave americana che si stanno preparando per partire alla volta della Striscia di Gaza hanno affermato oggi: “Siamo pronti a salpare”, e hanno invitato l'opinione pubblica a ispezionare la nave e il suo equipaggio.

L'Agenzia “France Presse” ha riportato che volontari scoraggiati si aggirano nei dintorni di Atene, mentre gli organizzatori hanno fatto sapere che ci sono stati piccoli progressi con il governo greco riguardo ai permessi necessari per poter salpare.

“La nave irlandese ha problemi con l'elica, ancora non sappiamo quanto siano gravi, ma crediamo sia stata sabotata”, ha affermato Claude Leostic, tra i coordinatori della Flotilla.

Il problema con Saoirse – “libertà” in gaelico – si è presentato in seguito alla notizia di lunedì, quando si rese noto l'avvenuto taglio dell'elica della nave “Juliano”, degli attivisti svedesi.

La dichiarazione rilasciata dagli organizzatori Usa ha svelato l'ubicazione della loro nave, “The Audacity of Hope”, nella città di Perama, vicino ad Atene. Ma l'ubicazione era stata tenuta nascosta perché “ci sono stati altri tentativi di sabotaggio”, secondo gli organizzatori.

Essi hanno riferito che ufficiali greci hanno fatto le ispezioni dopo una denuncia presentata alle autorità portuali di Atene. Secondo quella denuncia, la nave Usa non era a norma e quindi non era adatta a viaggiare in mare. Nella dichiarazione si specificava che la denuncia era stata fatta da un gruppo israeliano.
Per verificare quel reclamo, lunedì è stata compiuta un'ispezione.

“Non abbiamo ancora ricevuto una notifica delle prove, né una copia del loro rapporto, ma siamo certi che la nostra nave è a norma di legge”.

Gli ufficiali hanno affermato che la nave ha avuto problemi pure con la copertura assicurativa e gli organizzatori imputano la responsabilità per il presentarsi di tali complicazioni al governo americano, il quale “sta esercitando molte pressioni sulla Grecia, al fine di impedire la nostra partenza”.

La nave statunitense invita a fare ispezionare le merci
Gli organizzatori definiscono “un oltraggio” le recenti accuse mosse contro i passeggeri della Flotilla secondo le quali essi trasporterebbero materiale chimico destinato ai gruppi militanti di Gaza.

“Ci sono elementi radicali a bordo della nave americana che intendono uccidere i soldati israeliani”, aveva detto il ten. col. israeliano Avital Leibovitz.
“Sappiamo pure che una delle navi trasporta materiale chimico esplosivo di cui questi attivisti militanti dei diritti umani vogliono usare contro i soldati israeliani”.

“Siamo fiduciosi che un'ispezioni dimostrerà l'assenza di zolfo a bordo e siamo pronti a partire”, hanno scritto gli organizzatori ribadendo che la nave trasporterà solo effetti personali dei 36 passeggeri e 3mila lettere per la popolazione di Gaza scritte da americani.

“Invito i media a farci qualunque domanda, a ispezionare qualunque cosa, ad assaggiare i nostri pasti, a rovistare nelle nostre borse”, ha aggiunto Gale Courey Toensing, uno dei passeggeri.

“Il nostro viaggio è del tutto trasparente e non abbiamo nulla da nascondere. Tutto ciò che vogliamo è partire per Gaza con il nostro carico di lettere scritte da cittadini americani per la gente di Gaza”, ha detto ancora Toensing nel tentativo di fronteggiare le nuove accuse mosse dagli ufficiali israeliani. “Le navi rappresentano una minaccia alla sicurezza del Paese”, avevano detto questi ultimi.

Una lunga attesa
A quasi una settimana dalla data prevista in principio per la partenza, qualche attivista inizia a non disporre più di tempo o denaro e, se si continua a posticiparlo, potrebbe non prendere parte al viaggio. Gli organizzatori, allora, hanno riferito ai passeggeri Usa di essere a disposizione per risolvere questi problemi.

Nonostante i timori per un ritiro degli attivisti, gli organizzatori di rifiutano di accogliere la richiesta di partire separatamente, quindi di lasciar viaggiare anticipatamente quelle navi che non presentano ostacoli.

“E' necessario restare saldi tutti insieme. Non intendiamo mandare avanti qualche nave prima che il resto non sia ancora pronto”, ha detto Leostic.
“Anche se alla fine non saremo in grado di partire, non sarà una disfatta perché la nostra sarà stata una vittoria politica”, ha aggiunto.

Inizialmente la partenza era stata prevista per il 26 giugno. “The Audacity of Hope” e altre nove navi di 22 Paesi tra i quali Canada, Francia, Grecia, Irlanda, Italia e Spagna sperano di raggiungere il porto di Gaza City in una sfida simbolica ai lunghi anni di assedio imposto da Israele su Gaza.

Oltre 1.6 milioni di palestinesi di Gaza vivono da anni sotto assedio. Israele ha chiuso le proprie frontiere con Gaza, impedendo la libertà di movimento delle persone e di beni tra Gaza e la Cisgiordania, separando nuclei familiari, amicizie e ledendo commercio. Poi, le pressioni esercitate sull'Egitto avevano prodotto la chiusura anche del valico di Rafah, a sud del territorio palestinese, sebbene il presidente egiziano uscente Hosni Mubarak aveva lasciato passare qualche palestinese.

Resta aperto un solo valico commerciale, monitorato in maniera serrata da Israele, dal quale è stato fatto passare solo un 40% delle importazioni che entravano prima dell'assedio, stando ai dati dell'Onu.
Le importazioni restano vietate.

I limiti imposti alla pesca sono di tre miglia nautiche dalle coste di Gaza per decisione della Marina israeliana infierendo così sul mercato ittico.

E' dall'agosto 2008, che le navi hanno tentano di rompere via mare l'assedio. Tre viaggi ebbero successo, mentre circa altre dieci missioni furono fermate dalla Marina israeliana. Nel maggio 2010, un convoglio di sei navi fu braccato in acque internazionali dai commando israeliani i quali si macchiarono dell'assassinio di nove attivisti turchi mentre provavano a prendere il controllo dell'imbarcazione più grande di Freedom Flotilla 1.

Con il contributo di Afp

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