La notte infinita di Kafr Qasim

A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. Il massacro di Kafr Qasim ebbe luogo il 29 ottobre 1956, nell’omonimo villaggio situato sulla Linea Verde, il confine di fatto tra l’entità sionista e la Cisgiordania all’epoca occupata dalla Giordania. Tale strage fu compiuta dalla Magav, la polizia di frontiera israeliana, che uccise i civili di ritorno dal lavoro durante un coprifuoco di cui non erano a conoscenza; un coprifuoco imposto quello stesso giorno alla vigilia della guerra del Sinai. Persero la vita 49 persone di cui: 19 uomini, 6 donne e 23 bambini, dagli 8 ai 17 anni, per giunta, una delle donne morte durante il massacro era incinta.
A sottolineare la crudeltà dell’attacco ci furono le parole espresse, senza nessun rimorso o rammarico, del soldato israeliano Shalom Ofer: “Abbiamo agito come tedeschi, automaticamente, non pensavamo”.
Gli ufficiali coinvolti nella sparatoria furono processati, giudicati colpevoli e condannati a pene detentive, ma successivamente tutti ricevettero la grazia e furono rilasciati nel giro di un anno. Inoltre, il comandante di brigata fu condannato a pagare la simbolica multa di 10 prutot (vecchi centesimi israeliani) per eccessivo uso della forza.
Il processo per il massacro ebbe un importante impatto storico e legale nella questione israelo-palestinese: ci si interrogò per la prima volta dell’esistenza o meno del diritto del personale di sicurezza israeliano di disobbedire a ordini illegali. Nella sentenza i giudici ritennero che i soldati non avessero il diritto di esaminare la legalità degli ordini, né avessero il diritto di disobbedire agli stessi basandosi sulla propria sensazioni; avevano diritto a disobbedire solo se gli ordini fossero stati palesemente illeciti (come nel caso del massacro).
Yissachar Shadmi, il più alto funzionario perseguito per il massacro, dichiarò poco prima della sua morte di credere che il suo processo fosse stato inscenato per proteggere i membri dell’élite politica e militare israeliana, compreso il primo ministro David Ben Gurion, di assumersi la responsabilità del massacro.
Nel dicembre del 2007, il presidente israeliano Shimon Peres, si scusò formalmente per il massacro. Tuttavia, gran parte dei cittadini palestinesi non accettarono né le scuse né ancora oggi accettano la presenza delle rappresentanze delle istituzioni israeliane nella commemorazione, in quanto nessun colpevole fu mai effettivamente condannato.

Grazie mille a @scura.comelanotte per la collaborazione 🇵🇸✌🏽
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