‘La Palestina è nel cuore degli uomini liberi’.

Riceviamo da Marco Benevento, di Palestina nel Cuore, e pubblichiamo.

(Foto di Alessia Lionello)

La manifestazione per la Palestina di sabato 29 novembre ha portato cinquemila persone a Roma e possiamo dire, dopo questo corteo, che la campagna 2008 anno della Palestina si chiude con l’ennesimo successo.
Sono tanti i motivi di soddisfazione.
Primo risultato: nel corso di questo anno abbiamo  visto maturare un’area composita di comitati, di associazioni, di organizzazioni e partiti  che, nonostante la martellante campagna ideologica pro-sionista,  ha continuato  testardamente a denunciare i crimini commessi contro il popolo palestinese.
Secondo risultato: abbiamo tenuto fermo quando, intorno a noi, si è fatto il vuoto politico; siamo stati in grado di andare avanti da soli, traendo autonomia e forza dalle quotidiane attestazioni  di  stima e sostegno  della gente comune (segno che le campagne diffamatorie non intaccano la capacità delle persone di leggere la realtà).
Terzo risultato: in tutta Italia, scuole, piazze, fiere, luoghi di lavoro, parrocchie e centri sociali autogestiti hanno ospitato  centinaia di iniziative che hanno toccato i diversi aspetti della brutale occupazione israeliana.
Quarto risultato: nel sessantesimo anniversario della cacciata del popolo  palestinese dalla propria terra, abbiamo contrastato con successo  il tentativo di celebrare in pompa magna  la nascita dello stato coloniale di Israele alla fiera del libro di Torino, promuovendo il boicottaggio della fiera stessa. La macchina del consenso è stata così costretta a parlare di Palestina.
Oggi alla fine di questa campagna, vorremmo assegnare premi alla menzogna e al servilismo, con speciali menzioni per accanimento, fantasia e omissioni . Stiamo pensando ad una giuria composta dai bambini di Gaza, dalle donne di Hebron, dai parenti dei 5389 palestinesi uccisi dall’esercito israeliano nel corso degli ultimi 6 anni , dai contadini a cui sono stati sradicati oltre 300mila tra alberi da frutto e ulivi secolari, dai rappresentanti dei 5 milioni di profughi palestinesi .
Il popolo palestinese (che è di ceppo semita) si batte da più di un secolo per avere uno stato indipendente, ha sofferto la dominazione ottomana, poi si è ribellato  contro quella inglese e oggi lotta contro una delle occupazioni più dure che la storia abbia mai  conosciuto.
L’occupazione e la pulizia etnica della Palestina (termine usato dal professore israeliano Ilan Pappé) si stanno svolgendo oggi sotto i nostri occhi . Di nuovo nella storia un popolo è vittima, e c’è chi si presta a fornire a questa ingiustizia, come nel passato , la sua giustificazione ideologica ed il suo sostegno .
Per noi vale lo striscione che  apriva il nostro corteo Vita Terra e Libertà per il popolo palestinese.
 
Comitato Palestina nel Cuore


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