La Palestina occupata sta per entrare in lockdown mentre Gaza riceve i kit per il test del Covid-19 dall’OMS

MEMO. Il primo ministro dell’Autorità palestinese ha annunciato il 7 dicembre che quattro città della Cisgiordania occupata entreranno in lockdown per una settimana, a cominciare da giovedì 10, nel tentativo di frenare la diffusione del virus.

“I governatorati di Nablus, Hebron, Betlemme e Tulkarem saranno completamente chiusi dalla sera di giovedì 10 dicembre, per un periodo di sette giorni”, ha spiegato Mohammad Shtayyeh. Tutti i negozi rimarranno chiusi, fatta eccezione per farmacie ed alimentari. Anche gli spostamenti tra le undici città della Cisgiordania saranno proibiti.

La decisione arriva dopo aver imposto in tutta la Cisgiordania il coprifuoco nei fine settimana e la sera, a partire dal tardo novembre, per contrastare le “preoccupante diffusione” del virus.

Shtayyeh ha aggiunto che circa 40.000 palestinesi si trovano attualmente in quarantena e che 55 scuole della Cisgiordania sono state già chiuse, a causa dell’aumento del numero di positivi tra studenti e insegnanti.

Nel frattempo, quasi 20.000 test da coronavirus sono stati inviati il 7 dicembre nella Striscia di Gaza dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il ministero della Salute palestinese ha chiesto un’azione urgente perché si possano “fornire le attrezzature necessarie” per testare la popolazione.

Nel territorio occupato sono state registrate circa 25.600 casi ufficiali di covid-19, e 150 morti. Le autorità sanitarie avvertono che la sanità a Gaza – dove quasi il 75% dei due milioni di palestinesi residenti sono rifugiati – sta faticando a contenere la pandemia. Le forniture di farmaci e medicinali, nonché di articoli medici monouso, sono estremamente scarse.

(Foto di Ali Jadallah – Anadolu Agency)

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

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