La raccolta delle olive, attività in un ambiente ostile

Nablus- PIC. Ahmed Abu Haniya deve affrontare un percorso pericoloso quando deve recarsi nella sua fattoria, nel villaggio di Yonun, a est della provincia di Nablus, nel nord della Cisgiordania.

Durante la stagione della raccolta delle olive, il pericolo è ancora maggiore, poiché le forze di occupazione e i coloni si fanno ancora più ostili.

Abu Haniya racconta che le forze di occupazione e i coloni sionisti impediscono ai contadini di raggiungere le loro terre e attaccano le loro fattorie, alberi e oliveti.

La stagione delle olive significa, per loro, una nuova stagione di scontri.

Quest’anno la raccolta è stata fissata dal ministero dell’Agricoltura al 10 ottobre e continuerà per alcune settimane.

Ripetute agressioni.

I contadini palestinesi che posseggono delle fattorie in prossimità delle colonie sono preoccupati a causa dei sionisti che impediscono loro di raggiungere le terre per raccogliere le olive, la loro paura è soprattutto di essere attaccati dai coloni che appiccano gli incendi, come succede ogni anno.

Secondo il ministero palestinese dell’Agricultura, circa 15.000 ettari di oliveti si trovano dietro il muro di separazione costruito dalle forze di occupazione in Cisgiordania.

Faris al-Jabi, presidente del comitato palestinese per la raccolta delle olive, prevede una produzione di circa 17.000 tonnellate d’olio d’oliva. Si tratta di una quantità inferiore a quella dell’anno scorso – 24 mila tonnellate -, soprattutto a causa del calore, in aumento, della polvere e della terra arida.

“Siamo con voi!”.

Mentre i crimini dei coloni sono in aumento, il comitato di sicurezza agricolo del dipartimento di Nablus lancia la campagna “Siamo con voi!”, per il decimo anno consecutivo, per sostenere i contadini dei villaggi palestinesi che subiscono la presenza del muro di separazione e la colonizzazione.

Khaled Mansour, coordinatore della campagna per il sostegno agricolo, ha affermato che questa lancerà un messaggio forte per i contadini palestinesi, per far sapere loro che non sono soli di fronte ai coloni.

In Cisgiordania, 87 zone agricole sono a forte rischio, perché si trovano a prossimità di colonie sioniste e del muro di separazione.

Mansour aggiunge che la campagna riunisce un gran numero di volontari che vengono in aiuto ai contadini nelle zone più rischiose – otto quest’anno. Circa cento-duecento volontari del luogo e stranieri vi partecipano.

Traduzione di Chiara Pagano

 

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