La storia di una donna palestinese la cui terra è stata confiscata dagli Israeliani

Salfit-PIC. “La mia terra non è semplicemente una risorsa di vita per me; è la mia vita”. La storia di una donna palestinese la cui terra è stata confiscata dagli Israeliani.

“La mia terra è una questione di vita o di morte per me. Su quello stesso suolo ho riposto i ricordi più indimenticabili della mia infanzia”, ha raccontato una donna palestinese rievocando gli anni quando i suoi antenati, e poi lei, vivevano in pace, prima dell’occupazione israeliana della loro terra.

“Adesso le cose sono cambiate. Mentre la gente che vive nei vari angoli della terra si sveglia la mattina al suono del canto degli uccellini noi, i Palestinesi, ci svegliamo al rumore delle macchine escavatrici israeliane e dei bulldozer che spianano la nostra terra”, ha detto Nayefa al-Dik al corrispondente di PIC.

“Il rumore delle escavatrici che distruggono la nostra terra dà la sensazione di subire forti colpi alla testa e al cuore”, ha aggiunto con le lacrime agli occhi. “Non riconosciamo più la nostra terra che un tempo rappresentava la nostra unica risorsa di vita. Oggi sta combattendo per la sopravvivenza mentre è sottoposta alla morsa colonizzatrice israeliana”.

Nayefa ha detto che si sta recando giornalmente nella sua terra, nella zona ovest della città di Kafr al-Dik, a Salfit, per proteggerla dagli Israeliani.

“Talvolta mi trovo a fare a pugni, con nessun altro al mio fianco, contro dozzine di soldati israeliani pesantemente armati e coloni che, in un modo incredibilmente cinico e sadico, utilizzano bulldozer sulla mia terra coltivata”.

“Prima dell’arrivo dei coloni israeliani, ero solita scattare dal letto alle prime luci dell’alba, non appena il gallo cantava”, ha spiegato Nayefa, tirando un sospiro di profondo dolore. “Lavoravo la mia terra con grande gioia come se fossi al settimo cielo. Mi ricordo mentre piantavo fichi, uva, carrube e molte altre piante”.

“Gli Israeliani mi hanno portato via la gioia. Non appena hanno cominciato a costruire le tre colonie – Peduel, Alei Zahav e Leshem – ad ovest di Kafr al-Dik, è andato tutto sottosopra. A poco a poco, i bulldozer dell’occupazione hanno cominciato a ingoiare parti di terra. Ho mosso mari e monti per proteggere la mia terra. Nonostante le loro attrezzature fossero di gran lunga più forti del mio vulnerabile corpo”.

“Vivevamo felici e in pace fino a quando gli Israeliani hanno occupato le nostre terre. La nostra vita era semplice ma piena di gioia di vivere. Il solo stare in piedi sulla terra e contemplare gli ulivi muoversi avanti e indietro al ritmo delle refolate di vento; il bestiame mentre si nutriva dell’erba fertile; e gli alberi da frutta che creavano un mosaico di frutti colorati, erano momenti di impareggiabile gioia.

“La nostra terra era molto più che una risorsa di vita per noi. Era la vita stessa”.

Così come a Nayefa, a dozzine di Palestinesi di Kafr al-Dik sono state confiscate terre coltivate dalle autorità di occupazione israeliana e dai coloni che le hanno trasformate in zone industriali contaminando i paesaggi naturali con sostanze chimiche provenienti dai progetti delle colonie recentemente costruite.

Traduzione di Laura Pennisi

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