Ladri di acqua. Le politiche israeliane esasperano la crisi idrica

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PIC. Può essere difficile trascurare la crisi idrica nei territori palestinesi, specialmente nella Striscia di Gaza. Circa due milioni di abitanti di Gaza vivono la crisi umanitaria e ambientale esacerbata dalla crisi idrica.

Controllo dell’occupazione

La prima e principale ragione per la crisi idrica in Palestina è il controllo delle risorse idriche da parte dell’occupazione israeliana, sia a Gaza che in Cisgiordania; il secondo motivo è cattiva gestione palestinese e scarsa distribuzione delle risorse idriche disponibili. 

Queste conclusioni sono state rilevate dal corrispondente di PIC durante la commissione di discussione organizzata dalla ong palestinese Network in Gaza intitolata: “Crisi idrica in Palestina”. 

Abdulrahman Tamimi, direttore del gruppo degli idrologi, ha confermato durante il dibattito che Gaza sta attraversando una crisi ambientale e umanitaria catastrofica che comporta il bisogno di trovare soluzioni rapide e strategie per amministrare l’acqua e i settori igienici.

Tamimi ha sottolineato che è possibile vincere la crisi idrica attraverso il trasferimento dell’acqua da una regione all’altra. Ha affermato che l’acqua può essere trasferita dai governatorati di Tulkarem e Qalqilya a quello di Jenin, per esempio.

Ha anche evidenziato qual è il maggior problema: il possesso da parte dei cittadini di pozzi d’acqua scavati a caso molti anni fa o più recentemente. “Lavorare per risolvere questo problema renderà possibile trasferire l’acqua, attualmente privata, verso il pubblico, e distribuirla verso le regioni che ne hanno bisogno”, ha affermato, sottolineando che l’acqua è un diritto di tutti.

Furto dell’acqua

Ha sottolineato che l’autorità di occupazione israeliana ha lavorato per la costruzione di 12 impianti per la desalinizzazione dell’acqua per risolvere i suoi problemi di carenza idrica, e ne ha completati già quattro, mentre non esiste alcun piano palestinese rispetto alla crisi. Ha affermato che la Striscia di Gaza fa affidamento sulle falde acquifere sotterranee come unica fonte di rifornimento idrico per tutti gli usi. E che chi prende le decisioni in Palestina rincorre soluzioni parziali invece di adottare misure più complete.

Ha dichiarato che “se la situazione non cambia, i palestinesi sfortunatamente saranno, in un prossimo futuro, clienti di compagnie di gas, acqua e energia israeliane”.

La crisi in Palestina

Il direttore della ong Network, Amjad Shawwa, ha sottolineato l’importanza di mantenere un tavolo di dibattito, per “rivedere i componenti, le ragioni e le soluzioni suggerite per risolvere la crisi idrica in Palestina”. Ha anche evidenziato che il 95% dell’acqua di Gaza è inadatta per il consumo umano. 

Traduzione di F.H.L.

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