Con l’aggravarsi della crisi dell’energia elettrica, le vite degli abitanti di Gaza sono in serio pericolo

Gaza. Il Palestinian Center for Human Rights (PCHR) è estremamente preoccupato per le ripercussioni che la crisi dell’energia elettrica sta avendo sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. L’aggravarsi di tale crisi e la riduzione delle ore di erogazione della corrente hanno causato danni ingenti: riduzione dei servizi per i civili, specialmente sanitari e ambientali, della fornitura di acqua e servizi igienici ma anche limitazioni ai lavori delle fabbriche e delle strutture commerciali, peggiorando la situazione economica di Gaza, già precaria.

I civili residenti nella Striscia di Gaza hanno visto ridursi le ore di funzionamento della corrente a 4 ore al giorno, mentre salgono a 12 le ore in cui questa non viene erogata. Secondo la Gaza Electricity Distribution Corporation (GEDCO) il fabbisogno attuale di corrente elettrica nella Striscia di Gaza ammonta a 450 megawatt, di cui solo 120 sono disponibili (26,7%), con un deficit di 330 megawatt (73,3%). La GEDCO ha dichiarato che la corrente disponibile proviene soltanto dalle linee israeliane, poiché quelle egiziane non funzionano e la centrale elettrica è spenta. In una dichiarazione pubblicata dalla Energy Authority di Gaza il 16 aprile 2017 si legge che l’attuale crisi è stata provocata dalla chiusura totale della centrale dovuta all’alta domanda di carburante necessario per far funzionare la centrale, e dall’ostinazione del governo di Ramallah nell’imporvi una tassazione.

Ormai è chiaro che chi si occupa dell’elettricità non ha in mente soluzioni concrete per mettere fine alla crisi. Questo rivela anche il fallimento delle intenzioni di regolare questo settore che è vitale per 2 milioni di palestinesi e che ora ha provocato un grave peggioramento nell’erogazione dei servizi di base.

Il ministero della Salute palestinese a Gaza è stato costretto a ridurre i servizi di diagnostica e supporto ospedaliero per via della crisi e per la mancanza di carburante necessario per il funzionamento dei generatori dell’ospedale. Secondo il portavoce del Ministero, Ashraf al-Qedra, il Ministero sta attraversando una fase molto delicata ed è costretto a mettere in funzione i generatori di secondo livello, riducendo così i servizi diagnostici e di supporto. Al-Qedra, inoltre, ha dichiarato che qualora la crisi proseguisse saranno chiuse 40 sale operatorie e 11 sale parto, dove ogni giorno vengono effettuate circa 250 operazioni chirurgiche e parti cesarei, così come 50 laboratori medici e 10 banche del sangue. Ha anche espresso preoccupazione riguardo le ripercussioni della crisi sulla salute di circa 100 pazienti in terapia intensiva, 113 bambini in incubatrice e 620 pazienti che hanno bisogno di 117 apparecchi per dialisi usati 3 volte a settimana. Ha sottolineato che la crisi colpisce in generale la sicurezza della medicina, dei laboratori medici e dei vaccini conservati nei frigoriferi e ha un impatto negativo sui reparti di emergenza degli ospedali, privandoli dei servizi sanitari.

Inoltre, la crisi ha avuto un impatto negativo poiché i civili della Striscia di Gaza hanno accesso a quantità minime di acqua e servizi igienici. Ci sono stati anche gravi problemi con lo smaltimento delle acque di scarico superiori a 4 giorni: la Coastal Municipalities Water Utility (CMWU) ha annunciato che se la crisi andrà avanti la capacità dei pozzi e delle stazioni di pompaggio di acqua verrà ridotta del 60%, mentre quella degli impianti di desalinizzazione dell’80%. Il direttore generale dell’Autorità idrica di Gaza, Munther Shublaq, ha dichiarato che la riduzione delle ore di erogazione della corrente ha avuto ripercussioni gravi sui servizi igienici nella Striscia di Gaza. Ha anche invitato i civili a non nuotare nel mare di Gaza quest’estate, poiché l’Autorità per le acque e la municipalità non hanno potuto trattare le acque reflue prima di scaricarle in mare. Ha poi aggiunto che questa operazione è impossibile con sole 4 o 6 ore di elettricità a disposizione.

Anche gli studenti delle scuole e delle università, specialmente quelli del “Tawjihi” (esame finale di istruzione media), hanno subito le conseguenze della scarsità di corrente in concomitanza con la fine dell’anno scolastico e con gli esami finali. Il ministero dell’Istruzione Superiore ha dichiarato che la scarsità di corrente comporta problemi di comunicazione tra scuole, rettorati e il Ministero, specialmente per quanto riguarda i software relativi ai bollettini e alle istruzioni. Inoltre, si ripercuote negativamente sulle operazioni di stampa e preparazione degli esami, causando difficoltà al Ministero, al Rettorato e alla Radio “Voice of Education” che adesso stanno revisionando l’attività della scuola Tawjihi.

L’assenza di corrente per così tante ore riduce le ore lavorative nelle fabbriche e nelle attività commerciali, i cui meccanismi di produzione dipendono dall’energia elettrica. Di conseguenza, la situazione economica a Gaza, già grave, peggiora.

Il PCHR sottolinea infine che Gaza è ancora un territorio occupato, quindi le autorità israeliane ne hanno la responsabilità. Inoltre chiede alle stesse, che occupano una posizione di rilievo secondo il diritto umanitario internazionale, di mantenere gli obblighi nei confronti della popolazione della Striscia di Gaza e garantire ai civili l’accesso ai servizi di base essenziali, come le riserve di carburante necessarie per far funzionare la centrale elettrica. Il PCHR fa inoltre appello alle parti che si occupano del settore dell’elettricità a Gaza e Ramallah affinché risolvano immediatamente questa crisi e risparmino a questa zona un ulteriore deterioramento delle condizioni. Inoltre, ricorda le gravi conseguenze della crisi che si abbatte su tutti i settori, dai servizi di base per 2 milioni di palestinesi residenti nella Striscia di Gaza come riserve di acqua e strutture sanitarie – ospedali e centri medici – agli impianti di depurazione e al settore dell’istruzione.

Traduzione di Giovanna Niro

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