L’analisi: accordo storico tra Fatah e Hamas dopo 7 anni di spaccatura

The Guardian.  
L’obiettivo è la formazione di un governo unitario entro cinque settimane, ma per Israele l’accordo farà deragliare i colloqui di pace.
Fatah di Mahmoud Abbas e Hamas si sono impegnati in un patto d’unità allo scopo di formare un governo entro cinque settimane.
I due principali gruppi rivali palestinesi hanno firmato un accordo dopo sette anni di divisioni, a volte violente, preparando la strada alle elezioni nel corso dell’anno, per la formazione di un governo di unità nazionale.
La decisione, a cui si è giunti dopo una giornata di colloqui tra Hamas e Fatah a Gaza, protrattisi fino alle 3 del mattino, è arrivata a meno di una settimana dalla scadenza del termine dei colloqui di pace, sponsorizzati dagli Stati Uniti, tra Israele e l’Autorità palestinese, fissato per il 29 aprile, e sicuramente complicherà gli sforzi degli Stati Uniti per trovare un’altra estensione di 9 mesi dei colloqui di pace.
La risposta immediata di Israele è stata che il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha cercato la pace con Hamas anziché con Israele. Secondo il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, “Abbas deve scegliere: vuole la pace con Hamas o con Israele? Si può avere o l’una o l’altra. Spero che egli scelga la pace, finora non lo ha dimostrato”.
Dopo l’annuncio dell’accordo, Israele ha cancellato una sessione programmata di negoziati sulla pace con i palestinesi. Egli ha anche ordinato un attacco aereo su un sito nel nord della Striscia di Gaza, causando il ferimento di 12 persone, tra le quali dei bambini, sottolineando i profondi sospetti reciproci e le ostilità persistenti. Parlando a Ramallah, in Cisgiordania, Abbas ha detto che l’accordo con Hamas a suo modo di vedere non contraddice i colloqui di pace a cui egli si sta dedicando con Israele, e aggiungendo che il suo obiettivo resta quello di uno Stato indipendente che possa vivere pacificamente a fianco di Israele.
L’accordo siglato a Gaza mercoledì 23 aprile da Ismail Haniyeh, il primo ministro di Hamas, e una delegazione di notabili dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina inviata da Abbas, segna il tentativo più recente degli ultimi tre anni volto a far cessare la discordia tra le due fazioni.
Nel corso di un’affollata conferenza stampa svoltasi in una sala adiacente all’abitazione di Haniyeh, nel campo profughi di Ash-Shati, si è liberato un applauso all’annuncio dell’accordo per por fine alla divisione tra i due gruppi, e tra Gaza e la Cisgiordania. Haniyeh ha dichiarato: “Questa è la buona notizia che vogliamo comunicare alla gente: il periodo della discordia è terminato”.
Nonostante siano stati fatti precedentemente dei tentativi per porre fine alla frattura, a questo accordo si è giunti mentre entrambe le fazioni stanno affrontando dei problemi interni. Hamas è ancor più isolato, a livello internazionale, in particolare da quando i Fratelli musulmani, di medesimo indirizzo politico, sono stati cacciati, in Egitto, lo scorso anno. Le nuove autorità militari, al Cairo, hanno duramente represso le attività di contrabbando attraverso i tunnel verso Gaza.
Fatah e Abbas sono stati danneggiati dal fallimento dei negoziati di pace, che hanno avuto luogo nel continuo, crescente sviluppo degli insediamenti israeliani, che a loro volta hanno spinto la riconciliazione come priorità nei colloqui in programma.
Nonostante la trattativa precedente l’annuncio sulla veloce formazione di un governo di unità nazionale e un decreto per le elezioni, i termini utilizzati nell’accordo sono stati meno prevedibili – il che pare suggerire una scadenza per le elezioni in “almeno 6 mesi” dopo i colloqui per la formazione di un nuovo governo di intesa.
Non è chiaro se gli esponenti di Hamas saranno rappresentati in un eventuale nuovo governo – la qual cosa causerà una riduzione dei fondi da Europa e Usa. Gli scettici osservano che accordi simili tra le due parti sono già stati raggiunti in passato – sotto sponsorizzazione araba – ma che non sono mai stati applicati.
A Washington, la portavoce del dipartimento di Stato Jen Psaki ha fatto sapere che gli Usa sono rimasti turbati dalla comunicazione, che “potrebbe complicare gravemente” i negoziati di pace. Ella ha aggiunto che “questa è certamente una delusione, ed è preoccupante in relazione agli sforzi da noi compiuti nel tentativo di proseguire con i negoziati”.
È difficile capire come Israele potrà negoziare con un governo che non crede al suo diritto di esistere”. Jen Psaki ritiene che ne possa derivare anche una serie di implicazioni nella politica Usa nei confronti della Palestina, che potrebbe rifarsi sugli aiuti, nel caso Hamas dovesse entrare nel governo non rispettando una serie di principi, tra i quali il riconoscimento di Israele, il rispetto di accordi precedenti e l’impegno alla non violenza, dettati da Washington. 
Il segretario di Stato, John Kerry, ha parlato al telefono con Netanyahu, martedì scorso, mentre altri diplomatici superiori Usa hanno parlato con Mahmoud Abbas.
Alla radice del recente conflitto tra i due più grossi movimenti palestinesi c’è la vittoria delle elezioni del 2006 vinte da Hamas, che l’Occidente, Israele e Abbas si sono rifiutati di riconoscere. Hamas ha affermato il proprio controllo di Gaza nel 2007, lasciando ad Abbas il controllo di una parte della Cisgiordania. Da allora le due parti si sono trincerate nei rispettivi territori, fondando i relativi governi e le proprie forze di sicurezza, e arrestando i propri rivali.
Ostacoli fondamentali in precedenti tentativi di riconciliazione sono state le forze di sicurezza e gli accordi di cooperazione della sicurezza dell’Autorità palestinese riguardo la Cisgiordania, che hanno visto l’arresto e l’incarcerazione da parte dell’Autorità di membri di Hamas e della Jihad islamica.
Non è stato annunciato alcun cambiamento nella cooperazione sulla sicurezza con Israele. Nonostante i commenti di Netanyahu, un funzionario superiore israeliano ha subito dopo dimostrato maggior cautela sulle conseguenze dell’accordo di Gaza, dicendo che l’ufficio di Netanyahu si era riunito in consiglio: “L’ufficio del Primo ministro sta questa sera analizzando il significato dell’accordo, che non annuncia niente di buono; ma la politica attuale è di attesa degli sviluppi successivi”.
Traduzione di Stefano Di Felice

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