L’ANP pronta a riprendere i colloqui di pace con Israele “per evitare l’annessione”

Palestine Chronicle, Al-Araby Al-Jadeed, Social Media.L’Autorità Palestinese sarebbe pronta a rinnovare i colloqui di pace, da tempo in stallo, con Israele e ad accordarsi su “minori” concessioni territoriali, secondo una controproposta a un piano controverso degli USA.

Un testo dell’Autorità Palestinese inviato al Quartetto internazionale per la pace e visto lunedì dall’AFP, afferma che i Palestinesi sono “pronti a riprendere i negoziati bilaterali diretti dove si sono fermati”, nel 2014.

Il primo ministro palestinese Mohammed Shtayyeh, il 9 giugno, ha dichiarato che l’Autorità Palestinese aveva redatto una risposta alla proposta degli USA, ma in precedenza non aveva menzionato colloqui diretti con gli Israeliani.

La coalizione di governo israeliana ha fissato per  il 1° luglio la data dalla quale potrebbe avviare un’azione sulle proposte controverse in Medio Oriente del presidente USA Donald Trump.

Il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha dichiarato lunedì che con le nuove infezioni di coronavirus ancora in aumento, qualsiasi annessione del territorio della Cisgiordania deve attendere.

“Qualsiasi cosa estranea alla battaglia contro il coronavirus attenderà fino a dopo il virus”, ha detto Gantz. Il suo ufficio in seguito ha chiarito che si stava riferendo specificamente al piano di annessione.

La proposta di Trump apre a Israele la strada per l’annessione di parti della Cisgiordania occupata, compresi gli insediamenti ebraici considerati illegali dal diritto internazionale.

“Se Israele dichiara l’annessione di qualsiasi parte del territorio palestinese, ciò significherà necessariamente l’annullamento di tutti gli accordi firmati”, ha scritto l’ANP in una lettera di quattro pagine al Quartetto di Nazioni Unite, Stati Uniti, Russia e Unione Europea.

“Nessuno ha lo stesso interesse dei Palestinesi nel raggiungere un accordo di pace e nessuno ha tanto da perdere quanto i Palestinesi in mancanza di pace”, afferma il documento.

“Siamo pronti ad avere il nostro stato con un numero limitato di armi e una potente forza di polizia per mantenere la legge e l’ordine”, ha anche detto, aggiungendo che accetterebbe una forza internazionale come la NATO, incaricata dall’ONU, per monitorare la conformità di ogni eventuale trattato di pace.

Il testo propone anche “piccoli cambiamenti alle frontiere che verrebbero reciprocamente concordati, sulla base dei confini del 4 giugno 1967”, quando le forze israeliane occuparono la Cisgiordania.

Netanyahu dovrebbe annunciare l’annessione a Israele di quasi il 30 percento della Cisgiordania occupata.

L’evento è considerato una totale violazione del diritto internazionale e della Quarta Convenzione di Ginevra, ma Israele continua con il suo piano a causa del sostegno incondizionato che sta ricevendo dall’amministrazione Trump.

L’alto commissario dell’ONU per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha affermato in una dichiarazione del 29 giugno che “l’annessione è illegale. Punto”.

Ha aggiunto che “qualsiasi annessione – che si tratti del 30 percento della Cisgiordania o del cinque percento -, è allo stesso modo illegale”, esortando Israele ad “ascoltare i propri ex ufficiali e generali, nonché la moltitudine di voci in tutto il mondo” e avvertendolo “a non procedere su questo cammino pericoloso”.

(Nella foto, da FB: il presidente palestinese Mahmoud Abbas a destra e il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh a Ramallah)

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

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