Le fazioni di sinistra unite per formare l’Assemblea Nazional-democratica Palestinese

Cinque fazioni politiche della sinistra palestinese domenica hanno annunciato la creazione dell’Assemblea Nazional-democratica Palestinese, composta da tutte e cinque le fazioni oltre a figure sociali di rilievo.

L’assemblea è formata dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), dal Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), dall’Iniziativa Nazionale Palestinese (INP), dal Partito Popolare Palestinese (PPP), dall’Unione Democratica Palestinese (FIDA) e da diversi leader politici indipendenti.

L’assemblea mira ad agire come un unico fronte in Palestina, e all’interno dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), come unico rappresentante della popolazione palestinese in Palestina e ovunque nel mondo, ed è aperta alla partecipazione di altre fazioni o gruppi che intervengano insieme come parte di questa coalizione democratica unita.

L’assemblea ha inoltre manifestato la sua fiducia nella cooperazione e nell’unità nazionale e in elezioni nazionali democratiche che rappresentino tutti i palestinesi e tutti i partiti, oltre alla sua profonda fiducia in una piena collaborazione di tutte le parti coinvolte nel prendere decisioni.

Inoltre, ha dichiarato il suo rifiuto al cosiddetto “Accordo del Secolo” che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta cercando di approvare ignorando e violando i diritti fondamentali palestinesi di libertà, indipendenza, sovranità e il diritto di stabilire uno Stato Palestinese duraturo.

L’assemblea ha affermato che le posizioni e le decisioni americane violano il diritto internazionale e tutte le risoluzioni relative alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza, e ha aggiunto che tali politiche ostili devono essere contrastate non solo a parole e attraverso comunicati stampa, ma con provvedimenti reali che colpiscano gli interessi degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Oltre a ciò, l’assemblea ha dichiarato che la popolazione palestinese ha il diritto di resistere all’illegale occupazione israeliana e di continuare la sua resistenza popolare contro di essa, le sue colonie illegali, il Muro dell’Annessione e le politiche che prendono di mira l’esistenza della popolazione palestinese nella Gerusalemme occupata, tra cui i continui assalti alla Moschea Al-Aqsa e a tutti i siti sacri della Palestina occupata.

Ha sottolineato l’importanza di mettere fine al letale assedio israeliano su Gaza e di fermare i piani israeliani di annessione di territori palestinesi in Cisgiordania come parte delle politiche di apartheid israeliane che negano l’esistenza della popolazione palestinese e il suo diritto all’autodeterminazione, specialmente dopo che il Knesset (Parlamento) israeliano ha di recente approvato una legge sulla cittadinanza razzista, colonialista e segregazionista.

Ha lanciato un appello per mettere fine definitivamente all’assedio illegale su Gaza, per iniziare la ricostruzione e il ripristino di progetti, per migliorare e ricostruire le infrastrutture di Gaza, tra cui servizi, sistemi fognari, elettricità e approvvigionamento d’acqua e ridurre significativamente i livelli di povertà.

L’assemblea ha lanciato un appello anche per implementare tutti gli accordi di riconciliazione tra le fazioni palestinesi e l’immediata formazione di un governo di unità nazionale palestinese che non escluda alcuna fazione o gruppo, oltre che per eleggere un nuovo Consiglio Nazionale che si basi sugli stessi principi e linee guida.

Un ulteriore appello è stato fatto per l’implementazione delle decisioni prese dal Consiglio Nazionale Palestinese e dal Consiglio Centrale dell’OLP al fine di revocare il riconoscimento di Israele, di ritirarsi da tutti gli accordi sottoscritti, tra cui gli accordi di Oslo e il Protocollo di Parigi, oltre a mettere fine a ogni forma di coordinazione tra l’Autorità Palestinese e Israele.

Inoltre, l’assemblea ha chiesto l’immediata e rigorosa implementazione della legge palestinese riguardante il totale boicottaggio dei prodotti del colonialismo israeliano e l’approvazione di leggi che supportino i prodotti palestinesi riconsiderando e riducendo le tasse.

In aggiunta, l’assemblea supporta completamente il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) e crede nella sua importanza e nei successi che ha ottenuto, in particolare da quando Israele continua a violare il Diritto Internazionale e tutte le relative risoluzioni delle Nazioni Unite.

Ha anche affermato di supportare i palestinesi nella capitale occupata, Gerusalemme, i quali subiscono crescenti violazioni da parte di israeliani e la demolizione delle proprie case, oltre alle politiche di apartheid israeliane che prendono di mira la loro esistenza, in aggiunta alle continue violazioni israeliane verso i siti sacri e i diritti fondamentali del popolo palestinese, come quello di possedere case, terre e di ricevere un’istruzione.

L’assemblea ha anche evidenziato l’importanza di difendere la libertà e di contrastare fermamente tutte le violazioni e gli abusi atti a ledere i diritti della popolazione (come la Libertà di Parola e la Libertà di Stampa) e la detenzione per motivi politici.

Ha affermato l’importanza di mantenere indipendente il sistema giudiziario e riformare la Corte Costituzionale al fine di assicurare un governo giusto e democratico, e ha chiesto di assicurare i diritti delle donne palestinesi come partner eguali, specialmente dal momento che le donne in Palestina hanno guidato varie organizzazioni legali, sociali, culturali e politiche. Pertanto, secondo il contenuto della dichiarazione, la Palestina deve eleggere più legislatori che assicurino il rispetto di questi diritti, soprattutto perché è firmataria della Convenzione per l’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le donne (CEDAW).

Inoltre, l’assemblea ha richiesto di supportare la gioventù palestinese, che rappresenta il cuore della società e deve godere di diritti inequivocabili di accesso alle posizioni decisionali e di comando, oltre all’importante ruolo che rivestono nei settori economico, politico, sociale, culturale e sportivo di tutte le organizzazioni.

Ha richiesto una politica socioeconomica onnicomprensiva che contrasti la disoccupazione e la povertà e spinga per ottenere una completa giustizia sociale che comprenda i diritti della classe lavoratrice, il diritto fondamentale di ogni palestinese a vivere con dignità e in sicurezza e quello di beneficiare di un’assicurazione e servizi sanitari completi.

Ha richiesto una totale riforma finanziaria e una giusta implementazione del sistema fiscale che si applichi in modo imparziale a tutti i settori della società e distribuisca le entrate ai dipartimenti che forniscono assistenza alla popolazione, come quelli della sanità, dell’istruzione, dell’agricoltura e dello sviluppo.

L’assemblea ha anche riaffermato i diritti inalienabili dei detenuti, dei palestinesi feriti che hanno subito menomazioni e supporto a Gerusalemme e a tutte le aree minacciate e colpite dalle politiche israeliane di apartheid, in particolare il Muro dell’Annessione e le colonie.

Ha fatto un appello per contrastare nettamente i tentativi americani e israeliani di invalidare la causa legittima dei rifugiati palestinesi e spingere la Comunità Internazionale a implementare i suoi obblighi verso tutti gli accordi firmati che garantiscono i diritti dei rifugiati, in particolare il Diritto al Ritorno nella Palestina occupata dopo essere stati dislocati nel 1948 quando Israele fu costituito nel territorio storico palestinese dopo vari massacri e la distruzione di centinaia di villaggi e città.

Ha affermato che la risoluzione 194 dell’Assemblea Generale dell’ONU, approvata il giorno 11 dicembre 1948, garantisce il Diritto al Ritorno ai rifugiati palestinesi e ha lanciato un appello per sostenere la UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione) così che possa continuare a fornire servizi essenziali ai rifugiati e garantire il loro diritto all’istruzione, all’occupazione lavorativa e ai servizi.

L’assemblea ha inoltre fatto appello all’OLP affinché svolga i suoi compiti nel servire i rifugiati, in diversi paesi, e garantisca la loro partecipazione nel processo decisionale. Ha inoltre sottolineato l’importanza di ricostruire i campi profughi distrutti e devastati dalla guerra in Libano e Siria, come quelli di al-Yarmouk, Nahr al-Bared, Handarat e Dar’a.

Traduzione per InfoPal di Giulia Zeppi

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