‘Le maledette menzogne dei media e la propaganda israeliana’.

MEMO – Middle East Monitor.

Di Omar Radwan.

Dopo l'attacco omicida contro la Gaza Freedom Flotilla destinata ad alleviare la crisi umanitaria della Striscia di Gaza, numerose agenzie d'informazione e media britannici, come pure altri Paesi dell'Europa occidentale, hanno lavorato sodo alla ricerca della terminologia utile e funzionale alla giustificazione di quel crimine.

A diverse riprese, BBC e Sky News hanno ripetuto che Israele si sente “isolato” dalla comunità internazionale e che si trova in stato di “guerra”, pertanto crede di dover prendere misure straordinarie per auto-difendersi.

Ancora una volta, questo è stato possibile grazie all'ampio ricorso a invenzioni di vecchia data: Hamas vuole la distruzione di Israele e il blocco imposto sulla Striscia di Gaza è una risposta al lancio di missili di Hamas.

Senza dubbio, la realtà è diversa, e Israele non è affatto isolato dal resto del mondo.

Al contrario, a differenza di paesi come Iran e Siria (e Iraq fino al 2003), Israele non è sottoposto ad alcuna sanzione da parte della comunità internazionale.

Lo Stato ebraico resta il beneficiario per eccellenza del sostegno finanziario, politico e militare statunitense nonostante la tanto pubblicizzata rottura tra l'amministrazione Obama ed il governo di destra di Netanyahu.

È recente la notizia dell'ingresso di Israele nell'OECD, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, con la benedizione delle nazioni europee.

Tanto meno Israele si trova in stato di guerra.

Nessuno tra i vicini Paesi arabi confinanti con Israele rappresenta una minaccia militare per lo Stato ebraico, e tra questi Egitto e Giordania hanno piene relazioni diplomatiche con esso.

L'Egitto coopera attivamente con Israele nell'assedio a Gaza.

Tutti credono che il blocco israeliano su Gaza abbia avuto inizio nel giugno 2007, quando Hamas prese il controllo del territorio.

Israele aveva già proibito l'ingresso di ogni sorta di bene a Gaza.

I missili che partono da Gaza non sono una minaccia per Israele e non sono la ragione alla base del blocco imposto.

Israele compie raid mortali contro Gaza ad un ritmo quotidiano.

I missili di cui parla sono rudimentali, non sono di una precisione tale da rappresentare un pericolo; solo di rado risultano essere letali e restano l'unica “seria” arma a disposizione di una popolazione disperata brutalizzata per decenni da Israele.

Qualora accettasse di ritirarsi dalla Cisgiordania e ponesse fine al blocco su Gaza, Hamas ha offerto più volte a Israele una tregua aperta, ma Israele si è sempre rifiutato.

La realtà è che la “hudna”, la tregua offerta, rappresenta il riconoscimento di fatto dello Stato di Israele.

Ancora è presto per dare con esattezza cifre dell'attacco israeliano contro la Gaza Freedom Flotilla.

Gran parte dei commentatori riportano nove o dieci passeggeri uccisi dai commando israeliani, mentre sono ancora in molti a sostenere che le vittime siano diciannove.

Per assicurarsi l'esclusiva della sua versione, Israele intanto ha imposto il blackout mediatico.

In questa campagna rientra la diffusione dei video israeliani, in bianco e nero e sottotitolati, dove “si vedono” soldati picchiati con spranghe di ferro e sedie lanciate.

Lo stesso video è andato in onda senza commenti su Sky News, BBC e altri canali. Israele accusa gli attivisti di aver minacciato con coltelli e granate.

Insomma, Israele, e con esso i principali canali britannici e di altri Paesi, ci hanno voluto mostrare che dei commando indifesi sono stati attaccati da “terroristi” disarmati.

Così, l'assassinio di almeno nove operatori umanitari ad opera di soldati armati fino ai denti passa come naturale e giustificabile.

Il video israeliano è talmente surreale e incredibile che merita commenti.

Avendo una qualche buona volontà, esistono altre riprese di quel giorno: un'attivista suggerisce al collega di non resistere poiché contro le armi di cui dispongono gli israeliani non avrebbero potuto fare nulla.

Nella guerra contro Gaza, pur di giustificare gli attacchi contro civili, l'esercito israeliano ha mostrato video contraffatti di missili caricati e lanciati.

Quindi, secondo la versione di Israele, i suoi commando avrebbero reagito “per autodifesa”; ma si parla di autodifesa anche nei casi cui si subisce un attacco? È una contraddizione.

Delinquenti, hoolingas, terroristi: è l'immagine data degli operatori umanitari.

La propaganda israeliana parla di “armata dell'odio” per definire la Gaza Freedom Flotilla. Tutti gli attivisti a bordo avevano legami con Hamas, al-Qa'ida e con gruppi a sostegno del “Jihad globale”.

I media hanno scimmiottato queste presunzioni.

Il profilo dell'organizzazione umanitaria turca IHH, che ha avuto un ruolo guida nella missione, tracciato dal “Daily Telegraph” è quello di una quinta colonna di al-Qa'ida, senza fornire alcuna prova.

Quest'ente benefico opera legalmente in tutto il mondo, tranne che in Israele, dove è vietato (non solo all'IHH) lavorare in sostegno ai palestinesi sprofondati nella catastrofe.

Ma nella versione mediatica israeliana si incontrano spesso delle contraddizioni: ancora il “DailyTelegraph” parla dell'arcivescovo Desmond Tutu e dalla parlamentare britannica Caroline Lucas nella missione umanitaria.

A bordo della Gaza Freedom Flotilla c'erano personalità di rilievo: l'autore svedese Henrig Mankell, l'ex coordinatore ONU per gli Affari Umanitari in Iraq Dennis Halliday ed il Premio Nobel irlandese, Mairead Corrigan Maguire, fondatrice di “Peace People”.

Il “Daily Telegraph” non si è posto la domanda fondamentale: perché simili personalità, che godono della stima internazionale, hanno deciso di aderire alla Gaza Freedom Flotilla, organizzata proprio da un'organizzazione come IHH sulla quale la stessa fonte opera collegamenti pericolosi e denigranti con al-Qa'ida?

L'aspetto più importante invece viene relegato ai minimi termini: la terribile situazione della popolazione di Gaza che aspettava con ansia il carico umanitario.

Cemento, materiale edilizio, forniture scolastiche ed attrezzature mediche.

Sebbene l'intero carico delle sei navi attaccate da Israele il 31 maggio scorso non sarebbe bastato per una ripresa totale della Striscia di Gaza, tutto restava di vitale importante per i palestinesi.

Case ed edifici distrutti da Israele nel 2008 restano rovine e macerie per il divieto di ingresso di materiali da costruzione.

La lista dei beni proibiti è lunga: matite, computer, altro materiale per l'istruzione, e anche la frutta in scatola è vietata a Gaza.

Le categorie dei beni permessi a Gaza sono limitate. Mantenere alto il livello di povertà, di malnutrizione e di sofferenza: si può arrivare a parlare di catastrofe umanitaria. Una simile cosa porrebbe in cattiva luce Israele.

Quindi, meglio fare come il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman e rilasciare dichiarazioni pubbliche rassicuranti: “A Gaza non c'è alcuna crisi umanitaria; Israele permette l'ingresso di migliaia di tonnellate di cibo ed attrezzature”.

Questi sono i contenuti mediatici, presentati al pubblico senza altri commenti.

Ricordiamo che gli organizzatori della Gaza Freedom Flotilla hanno respinto la proposta israeliana di smistare i beni caricati sulle navi ad Ashdod, da cui sarebbe scaturito il dovere di Israele di distribuirli a Gaza tramite i “consueti canali”.

Qui i media hanno voluto far credere che improvvisamente i responsabili della crisi umanitaria di Gaza potessero essere gli unici attori credibili in grado di alleviarne le sofferenze.

La complicità dei media con Israele è stata ammessa da numerosi analisti e commentatori: è noto che Israele investe molto per la propria promozione mediatica nella narrazione di questo conflitto.

Un ultimo esempio a dimostrazione dell'accondiscendenza dei media con Israele ci è dato dal programma di Radio 5 della BBC, “Tutta la notte”, del 2 giugno.

Bruce Shapiro, direttore esecutivo del Centro di Giornalismo alla Comunbia University di New York, afferma che nella maggioranza dei casi, a partire dalle prime 24-48 ore dall'accaduto, i “fatti” vengono sottoposti ad un processo di falsificazione progressiva con il passare del tempo.

Shapiro riconosce che lo stesso meccanismo è stato applicato per la notizia dell'attacco alla Gaza Freedom Flotilla.

La mistificazione è in piena attività ed è una questione in sospeso tra i media e i loro utenti.

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