Le proteste di Gaza mostrano il potere del popolo di farsi ascoltare dal mondo

Photo by MAHMUD HAMS / AFP)

Middleeasteye.net. Di Ahmed Abu Artema. Le proteste di Gaza possono non aver ristabilito i diritti dei palestinesi, ma hanno costretto l’occupazione e il mondo a smetterla con la loro indifferenza verso la sofferenza della popolazione.

Le masse sono la vera forza nel produrre cambiamenti. Se scoprono la loro capacità di agire – per rompere i muri di paura e silenzio – possono scorrere come un torrente in piena verso il raggiungimento loro speranze.

Mentre osservavo la rivoluzione egiziana nel gennaio 2011, con centinaia di migliaia di persone nel centro del Cairo, sapevo che la caduta del regime di Hosni Mubarak era imminente. Le masse possono tacere per decenni, ma una volta che scendono in strada sono in grado di superare enormi ostacoli.

Il potere delle masse si è visto nel corso della storia, dalla rivoluzione del popolo rumeno contro il tiranno Ceausescu, alla rivoluzione iraniana contro lo scià. In Germania, si è manifestato con la distruzione del Muro di Berlino e in Palestina lo abbiamo visto nella Prima Intifada, con la gente che si riversava in strada da case, moschee e quartieri per affrontare le forze di occupazione di Israele.

Il mondo deve ascoltare.

Il potere delle masse consiste nel loro essere diffuse; non sono strutture gerarchiche, come i partiti politici, che possono essere facilmente prese di mira. Traggono la loro forza dal sentimento collettivo generale, piuttosto che da una decisione centrale presa da un leader.

Le masse sono il fattore principale che influenza la legittimità di qualsiasi regime e, dal punto di vista economico, sono la maggiore forza produttiva. Se scelgono di ribellarsi, il mondo deve ascoltare; è difficile per le autorità accusare un’ampia fetta di pubblico con accuse inventate, come il terrorismo.

Poiché le masse hanno potere morale, politico ed economico, le forze di occupazione e tirannia tendono ad evitare di affrontarle direttamente, cercando invece di ingigantire l’idea di una ‘minaccia’ proveniente da gruppi che si ribellano. La nozione di questo presunto pericolo viene propagandata per rendere più facile l’addebito di accuse a singoli individui.

Non sentiamo mai un oppressore o un occupante dire che sta combattendo un popolo, perché è chiaro che la gente, nel suo complesso, deve avere ragione. È molto più facile per un regime aggressivo pretendere di combattere un gruppo che cerca di destabilizzare, terrorizzare e sabotare la società.

Combattere per la libertà e la dignità.

Questo stesso schema si applica quando si parla dell’occupazione israeliana e della Grande Marcia del Ritorno di Gaza. La marcia è iniziata più di sette mesi fa come un’iniziativa popolare che ha creato difficoltà all’occupazione, che con la sua campagna di propaganda cerca di eliminare la presenza del popolo palestinese all’interno della resistenza.

Così, l’occupazione cerca di sostituire la nozione di popolo con quella di un gruppo, gonfiando deliberatamente la presenza e il potere organizzativo di Hamas nella Grande Marcia del Ritorno.

FOTO – Persone in lutto nel campo profughi di Rafah portano il corpo di un ragazzo ucciso dalle forze israeliane durante le proteste di Gaza il 28 luglio 2018 (AFP)

Questa propaganda ignora la realtà e non riesce a riconoscere che ci sono migliaia di persone che lottano per la loro libertà e dignità. È offensivo per i palestinesi, in quanto suggerisce che sono pecore guidate da una singola fazione che può lanciare e fermare le proteste quando vuole.

Hamas ha il controllo di Gaza da più di un decennio, ma per tutto questo tempo non è stato in grado di spingere le masse a sollevarsi contro l’oppressione israeliana in un modo simile alla Grande Marcia del Ritorno. Quando le proteste sono iniziate il 30 marzo, il popolo non sarebbe uscito con tanta forza senza la volontà collettiva di respingere l’oppressione e l’ingiustizia.

Propaganda ingannevole.

Nonostante la propaganda fuorviante dell’occupazione, concepita per evitare di affrontare l’origine del problema, questi raduni hanno dimostrato l’efficacia della resistenza popolare nel far pressione sull’occupazione e nel tenerla sulla difensiva. Sebbene le proteste non abbiano ancora garantito ai palestinesi i loro diritti fondamentali, hanno costretto l’occupazione e il mondo a porre fine alla loro indifferenza nei confronti della sofferenza dei palestinesi nella striscia di Gaza assediata.

Mantenere questa pressione è fondamentale. La lotta popolare è difficile da contenere e la forza delle masse invia un messaggio potente all’occupazione e ai suoi alleati: in presenza di una vera crisi, sono necessarie soluzioni radicali. Le masse non accetteranno vuota retorica.

Ahmed Abu Artema è un giornalista palestinese e attivista per la pace. Nato a Rafah nel 1984, è un profugo del villaggio di Al Ramla. Ha scritto il libro Organized Chaos.

Traduzione per InvictaPalestina.org di Simonetta Lambertini.

Copertina: Palestinesi feriti in precedenti proteste si sono radunati durante una manifestazione lungo la recinzione di Gaza il 22 giugno 2018 (AFP)

Fonte: https://www.middleeasteye.net/columns/gaza-protests-highlight-power-masses-443221473?fbclid=IwAR0IuDDCU2wGYlGZgjwX2pYa0AK1U1UhSODSkuVsuJOZ8gbeIq4KuuCmFm0

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