L’esercito israeliano ha sbarrato l’entrata di un campo profughi per giorni come “punizione collettiva”

Hebron-MEMO. Senza fornire alcuna spiegazione ufficiale, le forze israeliane hanno sbarrato l’entrata principale del campo profughi di al-Fawwar, a sud di Hebron.

Le forze di occupazione israeliane hanno bloccato per giorni al traffico automobilistico l’entrata principale del campo profughi di al-Fawwar, a sud di Hebron,  senza alcuna “spiegazione ufficiale” fornita per questa dura misura.

Secondo il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem, la chiusura è stata imposta intorno alle 5 del pomeriggio di lunedì, bloccando l’accesso dal campo alla strada 60.

I militari hanno sigillato l’entrata chiudendo il cancello in metallo da loro istallato in quel punto durante la seconda Intifada. I soldati di sentinella hanno riferito ai residenti locali che il cancello è stato chiuso come punizione per il furto di una telecamera di sicurezza, ma non hanno fornito ulteriori dettagli.

B’Tselem ha notato che già dagli inizi di gennaio 2018 i militari hanno chiuso il cancello per cinque giorni consecutivi e da quel momento hanno ripetuto la chiusura per brevi periodi di tempo in diverse occasioni. Nel luglio 2016 i militari lo hanno chiuso per mesi”.

Secondo l’ONG, “l’impatto della chiusura del cancello va ben oltre la stessa al-Fawwar, creando problemi a decine di migliaia di persone che vivono nei villaggi limitrofi e nella parte ovest della città di Yatta”.

Nel frattempo, il blocco è di particolare impedimento per i Palestinesi di Hadab al-Fawwar e di ar-Rihiya, e per i residenti della parte ovest di Yatta, dal momento che devono prendere delle strade alternative accrescendo così i tempi di viaggio e le distanze”.

B’Tselem conclude dicendo che “le restrizioni di viaggio imposte dai militari ai residenti del campo costituiscono una punizione collettiva, il che è proibito dalla legge internazionale.

“Misure di tal genere colpiscono in primo luogo gruppi privi di qualsiasi potere e creano problemi alle vite dei residenti del campo e delle comunità vicine. Questo è tuttavia un ulteriore esempio di come si svolge la vita sotto l’occupazione e dell’uso arbitrario da parte dei militari del proprio potere e autorità”.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

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