L’espansione degli insediamenti costringe le famiglie palestinesi di Hebron a vivere in grotte

Hebron/al-Khalil. Al Monitor. Di Taghreed Albb. (Da Frammenti Vocali in Medio Oriente). Ai piedi delle montagne rocciose di Hebron, Munther Abu Aram, 48 anni, vive una vita primitiva in una grotta naturale con sua moglie e quattro figli. Quando le autorità israeliane hanno demolito la casa di Abu Aram, non hanno avuto altra scelta che vivere in una grotta senza infrastrutture, elettricità, acqua o servizi igienici.

La piccola grotta di circa 150 metri quadrati si trova a Khirbet Janba, nella Cisgiordania occupata. “La vita all’interno della grotta è molto difficile, ma ci siamo abituati dopo che i bulldozer dell’occupazione israeliana hanno demolito la mia casa, nel 2018, costruita con mattoni e cemento, perché senza licenza. È stato ricostruita e demolita  di nuovo nel 2019”.

Secondo un rapporto dell’agenzia turca Anadolu, dal dicembre 2019, circa 19 famiglie palestinesi, in totale 100 persone, vivono nelle grotte del sud di Hebron, senza accesso all’elettricità o all’acqua, alle scuole o alle strade.

Israele proibisce ai palestinesi di costruire nell’area C e demolisce le case che vengono edificate. Secondo un rapporto dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, pubblicato il 6 febbraio 2019, le forze israeliane hanno demolito 1.401 case palestinesi nell’area C, provocando lo sfollamento di 6.207 palestinesi, tra i quali 3.134 bambini di età inferiore ai 16 anni, tra il 2006 e 2018.

Il 15 gennaio 1997, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina e Israele firmarono l’accordo di Hebron, noto anche come “Protocollo di Hebron”, che prevede la divisione della città in due settori: H1 – l’80% dell’area della città è soggetta all’amministrazione palestinese; H2 – il restante 20% della città, costituito principalmente dal centro storico, è sotto il controllo di sicurezza israeliano. La sua popolazione è stimata in 40.000 persone.

Abu Aram ha dichiarato: “L’occupazione israeliana vuole allontanarci da Khirbet Janba, confiscare la terra e trasformarla in aree militari chiuse, ampliare l’insediamento di Kiryat Arba e gli avamposti che la circondano”. 

Ha aggiunto che le autorità israeliane si rifiutano di fornire elettricità e acqua a Khirbet Janba e hanno rimosso e distrutto più volte i pali della rete elettrica e delle reti idriche.

Abu Aram e la sua famiglia coltivano terre e allevano  bestiame. Usano un carro per asini per recarsi nelle città vicine e comprare acqua potabile e altre provviste, nonché per portare i figli nelle scuole del villaggio più vicino, distante decine di chilometri.

Usano le lanterne a combustibile per illuminare la grotta e la mamma prepara il cibo sul fuoco. Durante l’estate, la famiglia dorme fuori per paura dei serpenti e degli scorpioni che spesso fanno delle caverne le loro case.

Khalil Jabrin, 41 anni, vive con la sua famiglia in una grotta di 250 metri quadrati vicino al sito della sua casa demolita, a Khirbet al-Fakhit, distrutta dalle autorità israeliane nel 2000 e altre due volte nel 2015 e 2018.

L’esercito israeliano ha dichiarato  che ogni volta che avesse ricostruito la sua casa, l’avrebbe demolita.

“Le forze israeliane ci sfrattano costantemente dalla zona, ma rifiutiamo tutti i tentativi di sfollamento e vogliamo evitare che la nostra terra venga rubata da loro per costruire nuovi avamposti”.

Ha spiegato che i coloni attaccano costantemente lui e i suoi figli, mentre le forze israeliane continuano a erigere check-point militari agli ingressi di Khirbet al-Fakhit per impedire loro di portare cibo, acqua e altro.

Jabrin ha aggiunto: “Nell’area dove viviamo mancano le scuole, i centri sanitari e le cliniche e ogni volta che si verifica un’emergenza, siamo  costretti  a fare un lungo e pericoloso viaggio su un carretto trainato da asini, per arrivare in ospedale o permettere ai bambini di poter frequentare la scuola”.

Abdel Hadi Hantash, membro del Comitato generale per la difesa della terra palestinese in Cisgiordania, ha dichiarato ad Al-Monitor“Il governatorato di Hebron, nella Cisgiordania meridionale, comprende 27 insediamenti israeliani e 32 avamposti”. 

Ha osservato che Israele mira a “giudaizzare Hebron e ad  annettere la Città Vecchia all’insediamento di Kiryat Arba, al quale il governo israeliano ha concesso lo status municipale”.

Ha continuato: “Gli israeliani considerano Hebron una città religiosa”, sottolineando che i coloni in questa zona sono particolarmente caratterizzati dal fanatismo religioso e dall’estremismo politico.

Hantash ha osservato: “Esistono due tipi di insediamenti a Hebron. Il primo è certificato dal governo israeliano e dal consiglio degli insediamenti in Cisgiordania, che presenta i suoi piani attraverso canali politici, in modo da poter essere legittimati . Tuttavia  vi è un’espansione non ufficiale degli insediamenti, effettuata attraverso organizzazioni sioniste e persone influenti nel governo israeliano. Le autorità israeliane hanno emesso oltre 16 ordini di demolizione nella zona di Masafer Yatta a Hebron, hanno confiscato 250.000 dunum e li hanno dichiarati aree militari chiuse. Ai palestinesi non è permesso vivere o costruire e le [forze israeliane] cercano costantemente di costringerli a lasciare le loro terre”.

Hantash ha invitato le autorità ufficiali palestinesi a costruire infrastrutture nelle aree minacciate di confisca e sequestro. “Dovrebbero fare appello alla Corte penale internazionale (CPI-ICC), che l’occupazione teme, poiché può emettere mandati di arresto per i leader che commettono crimini di guerra e confiscano  terre. Dovrebbe  costringere la CPI a emettere decreti che rendano giustizia ai palestinesi e diano forza alla  loro resistenza”.

 

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