L’Impero, i suoi condizionamenti profondi, l’Islam e la Guerra Permanente

brainwashing

Di Angela Lano. L’Impero, i suoi condizionamenti profondi, l’Islam e la Guerra Permanente.

L’Impero (nel senso di sistema economico-politico mondiale, governance globale) vince nel condizionarci a tutti i livelli, non solo in quello politico, economico, culturale, ma anche sociale e mediatico. Crea falsi miti, false alternative, false rivoluzioni, ecc., funzionali a se stesso e al suo potere, ma che lasciano ai popoli l’illusione di avere vie di fuga e di “riscrittura” della Storia.

I media sono, da sempre, una parte integrante di questo Sistema-Impero e ci condizionano fino alla radice del nostro pensare, inducendo comportamenti reattivi e compulsivi. Scattiamo a molla appena ci arrivano certe notizie, certe immagini – selezionate e veicolate dai mainstream e dai social network -, reagiamo, cioè, come vogliono che noi reagiamo, selettivamente a seconda dei temi sociali, politici o geopolitici e delle vittime o protagonisti in gioco.

Attualmente è in atto la terza o quarta fase della “guerra al terrorismo islamico”, che, come consueto, porta a demonizzare quasi 2 miliardi di musulmani, ma, al tempo stesso, li obbliga a fare azioni dimostrative teatrali: manifestazioni di piazza, presenza costante nei talk-show dove vengono sbeffeggiati e presi a bersaglio della rabbia collettiva indotta dai media stessi, giuramenti di fedeltà a pezzi di carta, dichiarazioni world-wide, e così via, in un carosello umiliante e assolutamente funzionale al sistema di Guerra Permanente.
Anche le persone più critiche e avvedute, di “sinistra” come di “destra”, di fronte alla “minaccia islamica” (spaventapasseri creato dall’Impero per garantire, appunto, la Guerra Permanente), vacillano e iniziano a credere a tutto ciò che ci viene propinato: anche articoli ridicoli di noti giornalisti poco professionali. Ciò che, di fronte a altre realtà (Cuba, Russia, Venezuela, ecc.), farebbe subito scattare ampie critiche, con l’Islam produce solo consenso. A parte qualche mente illuminata e scafata, ovviamente.
Perché?
Perché l’Islam fa scattare subito razzismo e pregiudizio?
Ci sono antipatici? Sono brutti? Sono poco bianchi? Urlano troppo quando pregano? Anche gli “Evangelici” quando fanno le prediche nelle loro chiese le sente tutto il quartiere, ma non incutono timore.
Non è che non sopportiamo i musulmani perché vengono da ex colonie occidentali e li vorremmo sommessi, sottomessi e umili?
Fanno attentati, si dice, sono pericolosi, tagliano le teste. Un’infima minoranza, sì.
Ma quante teste hanno tagliato i colonizzatori e gli imperialisti occidentali in centinaia di anni e ancora oggi?
Questi non fanno paura. Eppure dovrebbero. Perché sono loro che “comandano”…

Ciò che ci spaventa è scritto nella banale, ma emblematica, dichiarazione di un giornalista mainstream: gli studenti italiani stanno zitti, quelli musulmani reagiscono.
La reazione all’Impero turba il sistema, dunque. Meglio sottomessi, acritici e manipolabili. Facciamoli andare in tv, firmare fogli di carta, scendere in strada per dire che “i Musulmani non sono terroristi” e così via. Ma se c’è chi non ci sta, ecco che scatta il Giudizio e la Condanna.

L’Islam radicale reagisce all’Impero e ne vuole scardinare le fondamenta partendo dalla Parola resa Azione (jihad), dalla riscrittura dello status quo, dall’obbligo della rivolta contro l’ingiustizia, qualcosa a cui l’Occidente non è più abituato, finita la decennale stagione delle “alternative” politiche e delle Utopie.
L’Islam è produttore “ontologico” di un’utopia rivoluzionaria permanente contro l’oppressione (si intenda il concetto di jihad come sforzo di cambiamento e lotta contro l’ingiustizia), ma, allo stesso tempo, la sua forma radicale moderna, l’Islam politico, è un prodotto-reazione di quella modernità creata dall’Occidente a partire dal XIX secolo. E’ il prodotto della globalizzazione e del capitalismo neoliberista, appunto.

La sfida dei quasi due miliardi di musulmani è, a mio avviso, proprio questa: creare un’alternativa sociale, politica ed economica, depurata dalla strumentalizzazione politica della religione come reazione-prodotto del capitalismo neoliberalista e delle globalizzazione.
Finché resterà prodotto-reazione sarà sempre in qualche modo funzionale all’Impero, come lo è ora; facendo, invece, leva sulla sua autentica capacità rivoluzionaria (la storia dell’Islam ce lo spiega bene) sarà un attore fondamentale nella riscrittura della Storia attuale e futura. Sarà una reale “alternativa” islamica.

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