L’incubo carcerario di Heba

A cura di Mohammad Hannoun-API. L’ex prigioniera palestinese di Gerusalemme, l’avvocato Shirin Tareq Issawi, di Issawiya, ha scritto:
“Appena ho letto dell’isolamento di #Hiba_Labadi nelle celle di Jalameh e mi sono sentita soffocare, con il desiderio di gridare.
In queste celle mi hanno rinchiusa per circa due mesi, nel 2017.
La cella è putrida e non ha aria pulita, ma è ciò che mi preoccupa di meno.
Sapete perché?
Perché la cella ha 3 telecamere che girano tutto il giorno, quindi non c’è privacy e il carceriere osserva ogni movimento.
Ricordo molto bene che dormivo seduta al bordo del letto, in modo che il guardiano non mi vedesse sdraiata.
La più grande preoccupazione è che la telecamera è rivolta verso il bagno con pareti di vetro, il che mi ha impedito di fare il bagno durante il periodo di isolamento. Raramente ho bevuto cibo o acqua, riducendo il mio desiderio di entrare nel bagno, che era una sfida in sé, fino a quando non ho trovato un modo per preservare un po’ della mia privacy. Ho dichiarato uno sciopero della fame per porre fine a questo incubo. Prego che l’incubo di Heba Al Labadi finisca presto”.

Heba, 24 anni, è stata arrestata il 4/09/2019 mentre entrava in Palestina dal ponte Allenby, arrivando dalla Giordania per trovare i parenti residenti a Jenin, in Cisgiordania

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