Lotta contro la morte nelle carceri israeliane.

Nablus – Infopal. Un’organizzazione per i diritti umani palestinese riferisce che 22 prigionieri palestinesi lottano contro la morte nell’ospedale del carcere israeliano di al-Ramla.

L’associazione at-Tadàmun Internazionale, in un comunicato stampa diramato lunedì 25 gennaio ha diffuso un elenco contenente i nomi dei prigionieri palestinesi detenuti nell’ospedale del carcere al-Ramla “Mrash” (vicino a Gerusalemme) che versano in condizioni di salute estremamente difficili.

L'associazione ha precisato che si tratta di ventidue prigionieri che si trovano permanentemente nell’ospedale del carcere, e che decine di altri prigionieri arrivano in ospedale per cure o esami e poi tornano in cella.

L’associazione ha riferito della negligenza medica verso i prigionieri nell'ospedale della prigione; prigionieri che non ricevono le cure necessarie e che non si fidano dei medici israeliani e chiedono perciò un intervento, in nome dei diritti umani, affinché le loro vite siano salve.

Il prigioniero Zuhair Labadah ha riferito all'avvocato di at-Tadàmon Internazionale la situazione dei prigionieri nell’ospedale del carcere di al-Ramla, che versano in condizioni mediche molto difficili.

Egli ha parlato della situazione del prigioniero Ahmad al-Najjar, malato di cancro, che ha iniziato a ricevere un trattamento solo dopo cinque mesi dalla scoperta della malattia e dopo aver sostenuto uno sciopero della fame. Egli rileva inoltre che il prigioniero deve essere curato con la chemioterapia, alla quale è stato sottoposto pochissime volte, con il pretesto della mancanza di personale specializzato.

A sua volta, il prigioniero Mo‘tasem Radad ha riferito all’avvocato dell’associazione le sue condizioni di salute e gli ha narrato tutta la sua vicenda svoltasi tra gli ospedali israeliani. Radad soffre di un’infiammazione cronica a livello intestinale e ha addirittura perso la parola per tre mesi.

Radad ha riferito che la direzione dell’ospedale non gli ha fornito le cure necessarie, il che ha condotto al peggioramento delle sue condizioni di salute: i dolori si sono moltiplicati – ad esempio, le feci erano piene di sangue –  ed è rimasto in queste condizioni per otto mesi. “Quattro mesi fa non riuscivo più a muovermi, così sono stato all’ospedale di Soroka a Beersheva (Bi’r as-Sab‘), dove la mia situazione s’è deteriorata ancor di più… lì ho perso 14 chili, quindi mi hanno riportato indietro ad al-Ramla, poi mi hanno riportato indietro a Soroka, dove sono rimasto cinque giorni, poi di nuovo ad al-Ramle, dove sono rimasto ventotto giorni”.

Il suo racconto prosegue così: “Mi hanno trasferito all’ospedale (Assaf  Hrofeh), vicino a Tel Aviv, dove sono rimasto cinque giorni e dove ho continuato a soffrire: sentivo un forte dolore all’intestino, pensavo di morire… poi mi hanno riportato ad al-Ramleh, dove sono rimasto venti giorni. In seguito mi hanno portato nel carcere di Ramon, dove sono rimasto dieci giorni. Lì la mia salute è peggiorata di nuovo e sono svenuto perché ho avuto un’emorragia allo stomaco, quindi sono stato trasferito direttamente all'ospedale Soroka, dove mi hanno dato degli antibiotici, e dopo il mio lungo viaggio per essere curato i medici israeliani mi hanno detto che non c’è cura per la mia malattia, quindi rimarrò in questo stato per tutta la vita”.

Il detenuto Radad, attraverso l’avvocato dell’associazione at-Tadàmon, ha lanciato un appello al ministero dei Prigionieri e a tutte le organizzazioni dei diritti umani affinché seguano la sua situazione attraverso un medico privato incaricato dal ministero o da altra parte competente, poiché non si fida più dei medici israeliani.

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