MADA: luglio, il mese con il più alto costo umano della storia dei media palestinesi

Betlemme-Ma’an e Quds Press. L’osservatorio per i media palestinesi ha dichiarato, giovedì 21 agosto, che luglio è stato il mese più sanguinoso nella storia del giornalismo palestinese, in considerazione della morte di nove giornalisti e il bombardamento di otto centri d’informazione nel corrente attacco israeliano su Gaza.   

Il Centro Palestinese per lo Sviluppo e per la Libertà d’Informazione ha affermato in un comunicato che gli attacchi contro i media palestinesi sono continuati ad agosto, con almeno altri sei giornalisti morti nelle ultime tre settimane.

Nella dichiarazione, il direttore generale della MADA, Mousa Rimawi, ha affermato che gli attacchi ai giornalisti sono diffusi e focalizzati su Gaza, dove le case di 16 giornalisti sono state distrutte e la trasmissione a diverse TV, radio e siti d’informazione sono state interrotte dall’esercito israeliano.

“MADA crede che non sarebbero morti se (le forze israeliane) fossero state ritenute responsabili per i loro precedenti crimini contro giornalisti, che sono considerati crimini di guerra secondo la Convenzione di Ginevra, la quale protegge tutti i civili in caso di conflitti”.

Il rapporto dichiara che sette giornalisti sono stati uccisi negli attacchi israeliana a Gaza, nel 2009 e 2012, e “finora nessuno è stato ritenuto responsabile”.

A luglio, le forze d’occupazione israeliana hanno commesso 73 violazioni delle libertà di stampa nella Cisgiordania, a Gaza e nell’Est di Gerusalemme, mentre tre sono state commesse dai partiti palestinesi in Cisgiordania.

Il rapporto ha evidenziato che i 15 giornalisti uccisi nelle ultime sei settimane  “sono stati assassinati in siti civili, che dovrebbero essere sicuri per la popolazione, inclusi i reporter”.

La dichiarazione ha anche affermato che, mentre alcuni sono stati uccisi nelle loro case o quando coprivano le conseguenze delle operazioni israeliane nei quartieri residenziali, altri sono stati vittime di attacchi mirati.

“L’autista della PalMedia Company, Hamid Adballah, è stato ucciso mentre guidava un veicolo dell’impresa, con tanto di scritta ‘Press’; il giornalista Hamadah Khaled Maqat è stato ucciso da un missile mentre camminava, e il commentatore  sportivo della TV pubblica palestinese, Ahed Zaqout, è stato ucciso durante il bombardamento della sua casa”, ha affermato il rapporto.

Il rapporto ha anche contato almeno 12 giornalisti che sono stati feriti durante gli attacchi israeliana a Gaza.

“Le circostanze degli attacchi e dei crimini israeliani contro i giornalisti e i centri d’informazione indicano che alcuni sono stati commessi deliberatamente per zittirli”, afferma il rapporto, osservando che “Israele non ha nascosto il fatto che ha intenzionalmente bombardato i centri d’informazione accusati di essere i portavoce di Hamas, come al-Aqsa TV e il canale satellitare”.

Degli otto centri d’informazione, la cui distruzione è stata confermata da MADA, cinque sono stati colpiti deliberatamente, inclusi tre quartieri generali di al-Aqsa, l’ufficio dell’Agenzia Media Al- Wataniya, la quale, secondo quanto osservato dal rapporto, è stata colpita un giorno dopo essere stata minacciata di chiusura dal ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman.

Aumento di 71 percento delle violazioni nella Cisgiordania

Il rapporto ha anche osservato che l’esercito israeliano ha interrotto la trasmissione di sette stazioni di radio e Tv e di siti web, e ha usato le stazioni per “trasmettere messaggi d’incitamento contro la resistenza palestinese”.

Il rapporto ha affermato che la repressione non si limita solo a Gaza, ma anche alla Cisgiordania, dove ha raggiunto un record di 71 percento di aumento nelle violazioni delle libertà di stampa, inclusi “arresti, abusi fisici, proiettili veri, proiettili d’acciaio rivestiti in gomma e granate a gas, impedimenti di copertura, espulsioni e detenzioni, e confisca e danneggiamento di equipaggiamento”.

MADA ha contato cinque giornalisti arrestati in Cisgiordania, così come uno la cui casa è stata invasa e setacciata prima di ricevere una citazione per essere interrogato sul suo lavoro.

Il rapporto ha anche affermato che 17 giornalisti sono stati feriti in Cisgiordania, la maggior parte da proiettili d’acciaio rivestiti di gomma, sparati dai soldati israeliani durante gli scontri.

Ha osservato che due giornalisti palestinesi sono stati feriti all’interno di Israele, quando sono stati attaccati da gruppi di ebrei israeliani mentre da una collina stavano coprendo l’attacco su Gaza.

Il rapporto ha anche affermato che le autorità palestinesi sono responsabili di tre violazioni della libertà di stampa, incluso l’aver impedito ai giornalisti di coprire un articolo a Jenin, così come citazioni per interrogatori basate su dei post pubblicati su Facebook.

Traduzione di H.F.L.

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