Manifestazione di Milano: sindaci e giornalisti poco informati.



Infopal. Ieri, le agenzie hanno diffuso il comunicato riportato qui di seguito e relativo alla manifestazione di sabato scorso, a Milano.
A causa dell’imponente presenza di cittadini – almeno 10 mila persone -, il percorso era stato modificato dagli organizzatori in accordo con i dirigenti della polizia, al fine di tutelare sia l’incolumità dei partecipanti sia l’ordine pubblico. Piazza San Babila, méta del corteo, infatti, risultava troppo piccola per contenere la folla. Ecco perché, all’ultimo, i manifestanti sono giunti nella piazza del Duomo.
Ora, ci chiediamo: il vice-sindaco di Milano, che si è rivolto al ministro Maroni per denunciare “il prolungamento del percorso”, conosce le strade della città che amministra? Sa che 10 mila persone in una piazza piccola come San Babila NON ci potevano stare? Non poteva chiedere alla polizia se, per caso, fossero sopraggiunti accordi diversi con gli organizzatori prima di ricorrere al ministro dell’Interno sollevando un polverone che sa tanto di propaganda? Inoltre, il vice-sindaco conosce il significato della parola “sagrato”?

“Il sagrato (anche detto sacrato) è lo spazio consacrato davanti alla facciata principale di una chiesa, spesso sopraelevato di qualche gradino rispetto al livello della strada”.

Il luogo dove hanno pregato parte dei musulmani presenti era la PIAZZA pubblica.

Veniamo agli altri quesiti: i giornalisti – anche i colleghi che ieri ci hanno telefonato in redazione ponendoci una serie di domande poco pertinenti – verificano le fonti delle proprie “notizie”, come il mestiere imporrebbe? Si informano prima di scrivere inesattezze?
Ne deduciamo, ancora una volta, che in Italia ormai prevale un clima anti-democratico, alimentato da politici e media manovrati da interessi che ci sfuggono, ma che poco hanno a che fare con il bene comune, la libertà di espressione, la democrazia e il rispetto dei diritti.
Alleghiamo qui di seguito il pezzo di agenzia e le precisazioni sulle “violazioni” che, secondo il poco informato vice-sindaco, avrebbero commesso gli organizzatori. Ringraziamo Hamza Piccardo per la ricerca degli articoli di legge. Facciamo notare come una manifestazione civile a sostegno della popolazione palestinese massacrata si sia trasformata, nell’articolo, in “manifestazione pro-Hamas”, alla faccia della corretta informazione.
M.O.: DA DIGOS RAPPORTO IN PROCURA SU MANIFESTAZIONE IN DUOMO DE CORATO, ACCOLTA MIA RICHIESTA Milano, 6 gen. – (Adnkronos) – La Digos inviera’ un rapporto alla Procura nei prossimi giorni, in merito al prolungamento, non autorizzato e non previsto, da San Babila al Duomo della manifestazione pro Hamas di sabato scorso. “Ringraziamo il Ministro degli Interni Robero Maroni, il Questore Vincenzo 
 Indolfi e la Digos per aver rapidamente accolto la mia richiesta”, afferma il vice Sindaco e parlamentare del Pdl Riccardo De Corato. “Ora sta alla Magistratura procedere con le verifiche delle violazioni avvenute e avviare un procedimento giudiziario nei confronti degli organizzatori del corteo. Dove sottolineo, e’ stata commessa anche un’altra violazione: l’aver esercitato una pratica religiosa al di fuori di un luogo di culto, senza aver dato alcun preavviso. E’ necessario -spiega De Corato- dare un forte messaggio di legalita’ a chi continua a violare le leggi dello Stato Italiano, come e’ accaduto sabato scorso”. 
“I manifestanti pro Hamas -aggiunge De Corato- avevano infatti l’autorizzazione della Questura a sfilare fino piazza San Babila. Ma rompendo i cordoni delle Forze dell’Ordine, come e’ stato variamente ripreso, hanno proceduto oltre, fino a piazza del Duomo, dove il corteo si e’ concluso. Qui, sul sagrato, gli arabi hanno pregato, senza aver dato alcun preavviso alla Questura, come prevede la legge
Infatti l’art 25 del codice penale dice che ‘chi promuove o dirige funzioni, cerimonie o pratiche religiose fuori dei luoghi destinati al culto (…) deve darne avviso almeno tre giorni prima al questore (…)‘”. ”Bene pertanto – continua De Corato – l’invio alla magistratura del rapporto della Digos di Milano, che aveva a sua disposizione, fotografie, riprese audio-video e registrazioni delle telecamere di sorveglianza.
Non si prega pensando all’odio, lo dico anche in riferimento alla preghiera islamica che ha avuto luogo nei giorni scorsi a Piazza Duomo a Milano e alle giustificate perplessità espresse dalle autorità della Curia milanese”. Lo dichiara Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente dell’associazione Intellettuali Musulmani Italiani e consulente per l’immigrazione e i ghetti urbani della Commissione Affari


La Corte costituzionale, con sentenza 8 marzo 1957, n. 45, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte che implica l’obbligo del preavviso per le funzioni, cerimonie o pratiche religiose in luoghi aperti al pubblico, in riferimento all’art. 17 della Costituzione.

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