Mentre la negligenza continua, Israele consiglia ai prigionieri palestinesi di “usare i loro calzini per farne delle mascherine”

MEMO. Nei prossimi giorni i prigionieri palestinesi trattenuti da Israele potrebbero essere colpiti dalla pandemia di coronavirus, causando gravi disordini all’interno delle carceri. Questa è la realtà nella quale si vengono a trovare il personale penitenziario assieme ai detenuti, in un momento nel quale governi di tutto il mondo ed organizzazioni internazionali stanno cercando di sconfiggere il virus, ma falliscono. 

I Palestinesi che si trovano dietro le sbarre in Israele non hanno niente con cui potersi difendere dal virus, ad eccezione forse di un pezzo di sapone, ed inoltre devono anche far fronte all’incuria e alla brutalità delle autorità di occupazione israeliane (il ministro della Sicurezza interna si rallegra delle misure punitive imposte di recente ai prigionieri). Ma soprattutto aleggia il timore che il virus si possa impadronire dei prigionieri palestinesi. 

La negligenza del Servizio Penitenziario Israeliano nei confronti di coloro che si trovano nella sua “custodia” è la normalità; risponde raramente alle richieste dei carcerati ed anche questa volta non si comporta diversamente. Rimangono quindi presenti le misure punitive, e vengono negate loro le risorse basilari per poter frenare la diffusione del virus. Anche gli alimenti principali, come l’olio di oliva, vengono loro rifiutati e la quantità di verdura che i prigionieri possono acquistare é stata ridotta; non possono nemmeno acquistare carne o pesce, fonti importanti di proteine. Inoltre, e probabilmente più seriamente nell’attuale situazione, ai prigionieri è stato vietato l’acquisto di prodotti per la pulizia usati per disinfettare i bagni e le celle. 

Gli organismi di regolamentazione ed i loro rappresentanti non hanno avuto il permesso di controllare le condizioni dei carcerati che potrebbero aver contratto il virus e sono attualmente isolati nel Carcere di Megiddo. L’amministrazione penitenziaria sta tentanto di tenere nascosto al pubblico palestinese tutto questo, temendo la sua reazione. Ciò ha posto gli stessi prigionieri sull’orlo di uno scontro aperto con le autorità di occupazione in difesa del loro diritto di vivere e di ritornare alle loro famiglie. 

Il disprezzo di Israele per le vite dei prigionieri palestinesi ha raggiunto il culmine quando quelli presenti nel carcere di Megiddo hanno chiesto che gli agenti facessero il test del Covid-19 a tutti i prigionieri, fornendo loro kit di protezione, come mascherine, guanti e disinfettanti. La risposta del Servizio Penitenziario Israeliano è stata “Usate i vostri calzini per farne delle mascherine, ed il sapone per disinfettare le vostre celle”. Calzini e sapone sono alcuni dei prodotti vietati di recente nell’evidente tentativo, da parte del sistema carcerario, di provocare i prigionieri in un momento nel quale il mondo ha la sua attenzione focalizzata da un’altra parte, tentando di sconfiggere la pandemia del coronavirus.

Nonostante gli sforzi eroici per proteggere se stessi, i prigionieri palestinesi presenti nelle carceri israeliane probabilmente non riusciranno ad ottenere il successo; sarebbe un miracolo se lo ottenessero. Ciò attirerebbe una enorme attenzione sulla loro situazione durante questa crisi globale. Le condizioni che Israele applica nelle carceri dove detiene i Palestinesi – tra le quali l’ambiente fatiscente, la “sanità” caotica e la negligenza medica sistematica – quasi garantiscono la diffusione del virus. Ogni unità ospita 80 prigionieri, con un alto livello di contatto tra di loro. Quando un carcerato è infettato, non può essere isolato dagli altri in modo efficace. Ciò trasformerà i blocchi carcerari in unità di isolamento di massa, e potenzialmente in fosse comuni. 

In tali circostanze, dato l’obbligo legale di assistenza che il Servizio Penitenziario Israeliano ha nei confronti di tutti i prigionieri, compresi quelli della popolazione che vive sotto occupazione, i Palestinesi detenuti dagli israeliani hanno diritto di essere rilasciati in libertà provvisoria o scarcerazione preventiva. Non si tratta di criminali con un passato violento; sono, per la maggior parte, prigionieri politici che si sono ribellati contro l’occupazione militare delle loro terre. Hanno il diritto legittimo di farlo, e quindi dovrebbero essere rimessi in libertà prima che sia troppo tardi. 

Il popolo palestinese deve affrontare la sfida delle proprie responsabilità nei confronti dei loro amici e parenti che sono imprigionati in Israele. Lo hanno sempre fatto anche in passato, ed ora non é il momento di abbandonare i prigionieri a loro stessi. Non devono accettare il fallimento delle fazioni istituzionali nel mettere sotto pressione le autorità dell’occupazione per il rilascio dei detenuti. Ora é necessaria l’azione.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

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